Sotto le nuvole

Sotto le nuvole


Gianfranco Rosi

Documentario | Italia
(2024)

“Buongiorno, vigili del fuoco, dica. C’è stata una scossa? Abbiamo tremato tutti! Sì signora, è stata abbastanza forte, circa 3,5 gradi. E la prossima quando sarà?” Questa è una delle bizzarre conversazioni telefoniche che ispirano il racconto-reportage “Sotto le nuvole” con cui Gianfranco Rosi torna a Venezia cinque anni dopo “Notturno“, e dodici anni dopo il Leone d’Oro vinto con “Sacro Gra“. È una domanda, quella che la donna pone all’operatore del 115, che ascoltiamo ripetuta più volte, nonostante, lo sappiamo, prevedere quando e come accadrà un terremoto è (ancora) impossibile.

Ecco, “Sotto le nuvole”, dovessimo riassumere, fa della previsione, della prolessi la sua cifra più affascinante: un racconto del prima che cerca di decifrare il dopo; cosa sarà, cosa rimane. La forma, in Rosi, ancora una volta si fa contenuto: la realtà (napoletana) e l’occhio del cineasta si sovrappongono in un formato ibrido, tra romanzo e documentario, tra short story e saggio, mentre il fluire dell’immagine è travolgente, irrefrenato.

Notturno

Come “Notturno“, in parte anche “Sotto le nuvole” è un diario del margine, che però, in questo caso, non oltrepassa un confine, ma ruota attorno a un centro, a un’origine, quella da cui “nascono tutte le nuvole” come scriveva Jean Cocteau, ossia il Vesuvio. La vaghezza deittica del titolo, infatti, racchiude una moltitudine di prospettive, replicata da uno sguardo che fotografa sempre in obliquo (e mai in asse) ogni inquadratura, che sospende l’interpretazione, tra dato fisico e percezione. 

Questa dissezione spaziale ha una doppia cucitura, quella delle nuvole e quella della terra, tra la vita sotterranea – archeologici, tombaroli – e quella nell’intercapedine, tra la città e la sua “montagna incantata”. Il cinema di Rosi, in “Sotto le nuvole” mette quindi in scena il sottosopra, l’epifania rovesciata, di chi è morto o privo di vita – statue, mezzi di trasporto – e guarda chi esiste, chi si avvina alla luce come accadeva in “La chimera” (altra storia di tombaroli guarda caso) – cioè al bianco luminosissimo scelto da Rosi. Che, in fondo, sembra corrispondere alla risultante binaria tra “sopra” e “sotto”, tra ciò che è illuminato e ciò che va illuminato (i tunnel dei tombaroli, i teatri sotterranei, i negativi delle fotografie).

In “Sotto le nuvole”, la sensazione è che il bianco e nero diventi sempre più la marca di un progetto ibrido, a metà tra osservazione e rappresentazione. In questo lavoro, infatti, a differenza di “Fuocoammare” per esempio, ciò che tiene la narrazione non è lo sguardo-allegoria di uno dei protagonisti (Samuele in quel caso), ma l’idea di una narratologia che si fa collettiva, universale, amalgamata da quello che il nostro Santoli ha definito “montaggio creativo, fatto di rimandi, allusioni, suggestioni”.

Alla ricerca delle cose perdute

Ascoltando le vite che animano “Sotto le nuvole” – dalla moglie che chiama il 115 per denunciare le violenze del marito, al procuratore sulle tracce dei tombaroli; dalle famiglie spaventate per le scosse di terremoto, agli archeologi che cercano di ricostruire la storiografia della grande Napoli – l’accostamento ai temi della letteratura di Carver è presto fatto: storie di cenere (del bianco e nero, dei fuochi che attraversano Napoli), ordinarie, da cui trabocca un realismo del non-detto.

Il cinema di Rosi è quello dell’immagine-azione che diventa immagine-tempo, sospensione, vuoto, in cui non accade nulla di decisivo, se non in senso globale, unitario. Lo spirito deleuziano è tutto negli intervalli con cui Rosi raccorda le storie frammentate e inconcluse di “Sotto le nuvole”, e raccoglie dai bassifondi. Sullo stesso piano, cominciano ad apparire i contorni di quello che è uno “studio di città”, di Napoli, che diventa la città “invisibile” (direbbe Calvino) per eccellenza, tra memoria e presente, tra mosaico e campi lunghissimi in cui solo il Vesuvio divide cielo e mare.

Negli interstizi tra movimento – quello dei cumuli nembi – e la stasi – quella delle statue -, Rosi insegue gli sguardi e i percorsi di chi resta, ossia le cose. “Sotto le nuvole” è costellato di quelle che potremmo chiamare, per inversione, non soggettive, ma “oggettive”: sono le statue che guardano gli archeologi; è il treno che guarda i pendolari sulla banchina. Insomma, Rosi continua la recherche del suo personalissimo “Sacro Gra” (questa volta attorno e dentro Napoli), sulle tracce di una verità tanto evidente quanto ineluttabile: le cose ci sopravvivono.

01/09/2025

Cast e credits

Distribuzione
01 Distribution
Durata
115'
Produzione
21UNO FILM, Rai Cinema, Stemal Entertainment
Sceneggiatura
Gianfranco Rosi, Carmelo Marabello, Marie-Pierre Duhamel-Müller
Fotografia
Gianfranco Rosi
Montaggio
Fabrizio Federico
Musiche
Daniel Blumberg

Trama

Vari frammenti di vite di persone che vivono tra il Golfo di Napoli e attorno il Vesuvio: partenopei, turisti, lavoratori, archeologici, bambini, stranieri.
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