Soul Kitchen

Soul Kitchen


Fatih Akin

Commedia | Germania
(2009)

Solitamente si parte da piatti da fast-food e si finisce in una raffinata cucina francese, si comincia dal basso per intraprendere la strada del buon gusto. Prendendo in prestito il titolo da una nota canzone dei Doors, l’anima della cucina di casa Akin vuole contenere un cheesburger e del caviale senza per questo essere dell’idea che l’uno debba a ogni costo escludere l’altro. Questo è “Soul Kitchen”, commedia che mescola con intraprendenza comicità alta e bassa.

Questa idea di congiungere ingredienti almeno sulla carta agli antipodi, nasce forse dalla stessa biografia di Fatih Akin, di sangue turco (padre) – tedesco (madre), mette mano a un’operazione autobiografica ma non di formazione, fatta di ricordi ma non per questo nostalgica. L’ambientazione in una Amburgo contemporanea sposa scenografie che si rifanno talvolta a locali che rievocano la giovinezza dell’autore, che rappresenta dei luoghi contemporanei non contestualizzandoli con l’oggi.

Per ricreare il locale protagonista del film Fatih Akin si è rifatto alla taverna greca di Adam Bousdoukos (amico/ ristoratore-attore, qui nel ruolo di Zinos), nel quartiere di Ottensen. Trasportando il tutto nel quartiere Wilhelmsburg, si è ricreato uno spazio temporale fatto di divertimento e di sbronze, di amicizie e d’amore, di sesso e di risse.

Chi ha visto “Im Juli.” sa che Fatih Akin, non è nuovo al genere comico. Conosciuto e apprezzato per film come “La sposa turca” e “Ai confini del Paradiso”, esempi di melodrammi filtrati attraverso ottiche moderne (e personali), il cineasta è fedele a se stesso nel trasportare luoghi e volti, passioni e colpi di scena, sapori e odori in un contesto più leggero, ribadendo la regola che non per forza realizzare una commedia è più semplice che affrontare un melò, anzi.

Come detto c’è molta autobiografia (addirittura si accenna con ironia a un’ernia del disco che il regista dovette realmente affrontare sul set de “La sposa turca”). Pur non ascrivendosi alla categoria dell’ heimat film (film sull’appartenenza a una madre patria) è fuori discussione che Akin da una parte mette in scena due fratelli di sangue straniero (greco, ma poteva essere tanto turco quanto italiano: poco importa), dall’altro sottolinea una maggiore appartenenza al luogo che l’ha visto crescere e formarsi, come uomo e come regista. Il quadro multiculturale che emerge non si fa mai discorso sull’immigrazione, come nel recente e ottimo “Welcome”, e sembra quasi sottintendere che nel corso degli ultimi decenni la Germania ha imparato ad accogliere lo straniero quantomeno senza strumentalizzarlo in proclami e battaglie politiche, ma, quando possibile, permettendogli di integrarsi a dovere. Si alla multiculturalità contro la globalizzazione edilizia pronta a fare tabula rasa della genuinità del movimento giovanile che in Germania continua a marciare con passo maggiormente spedito che altrove.

Se la produzione è stata impossibilitata ad acquisire i diritti per la canzone “Soul Kitchen”, la musica è comunque una delle protagoniste assolute del film. La danza è costantemente sinonimo di sensualità e in particolar modo la black music americana (nel film si va da Sam Cooke a Quincey Jones, da Barry White ai Kool & the Gang; ma non sono pochi i brani mixati propriamente danzerecci) viene utilizzata, per ammissione dello stesso Akin, come vero motore audiovisivo.

La comicità è prevalentemente slapstick e per una sequenza romantica abbozzata, ne segue una caciarona (come nella divertente scena fantozziana del tremendo guaritore turco).

Si va dall’alto al basso dunque, e forse “Soul Kitchen” è davvero una vacanza collettiva con un merito non da poco: dalla coppia di fratelli al geniale cuoco sui generis, da una donna acqua e sapone a una eccitante, da un combattivo vecchietto a un imbroglione, è straordinaria e memorabile la galleria di personaggi, ai quali è praticamente impossibile non affezionarsi, grazie anche a un cast affitatissimo.

25/09/2009

Cast e credits

Titolo Originale
Soul Kitchen
Distribuzione
Bim
Durata
99'
Produzione
Corazón International
Sceneggiatura
Fatih Akin, Adam Bousdoukos
Fotografia
Rainer Klausmann
Scenografie
Tamo Kunz
Montaggio
Andrew Bird
Costumi
Katrin Aschendorf

Trama

Zinos, giovane proprietario del ristorante “Soul Kitchen”, sta attraversando un periodo sfortunato. Nadine, la sua ragazza, si è trasferita a Shanghai, i suoi clienti abituali boicottano il nuovo chef e ha problemi alla schiena! La situazione sembra migliorare quando un giro giusto di persone abbraccia la sua nuova filosofia culinaria, ma non basta a guarire il cuore spezzato di Zinos. Decide di volare in Cina per raggiungere Nadine, consegnando il ristorante all'inaffidabile fratello Illias, un ex detenuto. Entrambe le decisioni si riveleranno catastrofiche: Illias si gioca il ristorante che finisce nelle mani di un losco agente immobiliare e Nadine si è trovata un nuovo amante! Ma, forse, i fratelli Zinos e Illias hanno un'ultima possibilità di riprendersi il Soul Kitchen, sempre che riescano a smettere di litigare e si decidano a fare un gioco di squadra
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