La sposa cadavere

La sposa cadavere


Tim Burton, Mike Johnson

Animazione | Usa
(2005)

Quando di mezzo c’è Tim Burton, si sa, la fantasia prende vita e spazza via, seppur per pochi minuti, l’insipidità della nostra realtà. Nessuno come lui è capace di immergere lo spettatore in favole così meravigliosamente decantate (Mereghetti lo definisce l’Hans Christian Andersen dei nostri tempi).

Così, dopo averci deliziato con atmosfere lugubri ma allo stesso tempo a dir poco affascinanti (“Bettlejuice”, “Batman”, “Sleepy Hollow”), dopo aver vissuto col cuore in mano le bizzarre peripezie di Edward e pianto nella magniloquenza di “Big Fish“, Burton torna all’animazione gotica anche se per la prima volta nelle vesti di regista (nel ’93 aveva già prodotto un altro gran capolavoro che è “Nightmare Before Christmas”).

“Corpse Bride” racchiude in settanta minuti tutto il genio del regista di Los Angeles. L’animazione in stop motion, la miscela ludica che spazia tra musical, melodramma e sketch comico, ma soprattutto quell’aria macabra e granguignolesca che oramai è a pieno tiolo il marchio di fabbrica del nostro. E poi la storia. Tratta da una vecchia tradizione popolare russa, Burton (coadiuvato dietro la mdp da Mike Johnson) mette in scena la fugace storia d’amore tra i quasi omonimi Victor (animato vocalmente dal consueto Johnny Depp) e Victoria (Emily Watson); un amore che sembra ostacolato da insidie continue (il pedante pastore, il matrimonio d’interessi allestito dai genitori-padroni), una su tutte l’entrata in scena di Emily, la sposa cadavere che contenderà il cuore di Victor. Ma “si può amare un cuore che non batte più?“.

Realizzato con cura maniacale e tenuto in gestazione per un periodo vicino ai dieci anni, “La sposa cadavere” riesce nella missione di dipingere una “morte viva”, colorata, ben più interessante e animata delle grigie e stressanti vicissitudini intraprese dai vivi (il tutto sottolineato con abilità dalla fotografia di Pete Kozachik). Il contatto (e l’interazione) tra due mondi apparentemente non compatibili si ritrovano invece essere due facce della stessa medaglia, innescando anzi un’azione salvifica che redime Victor dagli impicci sentimentali e che spinge all’inferno il barbablù di turno, il bramoso Barkis Bittern.

Burton tira fuori dal cilindro trovate formidabili come il verme che sbuca dalle orbite, che consegna la giusta ilarità alla pellicola (“la vita è fuori moda da quel dì“) o come la vedova nera, improvvisata sarta di nozze del protagonista. E se vedrete un tizio “infischiarsene” della morte alla maniera di Rhett in “Via col Vento”, niente paura. Non si tratta del fantasma di Clark Gable ma del semplice defunto Alfred che torna nel regno dei vivi per riabbracciare la sua cara Gertrude.

La pellicola è “caricata” da ulteriori voci storiche come quelle di Christopher Lee (perfetto nel tuonare i rimbrotti del pastore Galswells) e Albert Finney, mentre Danny Elfman (altro braccio fidato di Burton alle musiche) presta altresì la sua voce al jingle animato e cantato da uno scatenato scheletro con tanto di bombetta.

Pluripremiato e presentato in anteprima (fuori concorso) alla 62a Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia, “La sposa cadavere” (assieme a “Big Fish“) raggiunge in tout court l’apice del pensiero cinematografico burtoniano. Un inno alla sublimità del tetro e del macabro che, ben amalgamato con l’infondere della sua dolcezza, non sarà per niente facile da sciogliere in men che non si dica dal nostro cuore.

22/02/2010

Cast e credits

Titolo Originale
Corpse Bride
Distribuzione
Warner Bros
Durata
76'
Produzione
Laika Entertainment, Patalex Productions, Tim Burton Animation Co., Warner Bros. Pictures, Will Vint
Sceneggiatura
John August, Pamela Pettler, Caroline Thompson
Fotografia
Pete Kozachik
Scenografie
Alex McDowell
Montaggio
Chris Lebenzon, Jonathan Lucas
Musiche
Danny Elfman
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