Springsteen – Liberami dal nulla

Springsteen – Liberami dal nulla


Scott Cooper

Biografico, Dramatico, Musicale | Usa
(2025)

Scott Cooper affronta l’icona non per rinnovarne il mito, ma per verificarne la sopravvivenza nel silenzio. Laddove il biopic musicale tende alla monumentalizzazione, il suo sguardo si restringe fino a coincidere con l’atto minimo, il momento che precede ogni leggenda. “Springsteen – Liberami dal nulla” osserva l’artista nel tempo della creazione, in una casa che si fa rifugio e prigione, spazio di risonanze più che di azioni. Il regista non mette in scena la parabola dell’eroe ma la sua intermittenza: il momento in cui la voce non trova più corpo e l’ispirazione diventa materia da scavare.

La trama si sviluppa attorno al periodo in cui Bruce Springsteen, isolato nello studio del New Jersey, lavora alla scrittura dell’album “Nebraska“. “Springsteen – Liberami dal nulla” alterna sequenze in bianco e nero, che ripercorrono ricordi personali, la relazione con la famiglia e il legame con la propria terra d’origine, ad altre a colori in cui prendono forma le rispettive canzoni, nate proprio come elaborazioni musicali di quei ricordi. Questo meccanismo, ripetuto lungo tutto il film, costruisce una struttura circolare e reiterativa, in cui memoria e creazione musicale si intrecciano continuamente: la composizione diventa esperienza e l’esperienza diventa musica. La narrazione evita la linearità cronologica del biopic tradizionale e privilegia la scansione interna dei processi artistici, in cui ogni ricordo genera una canzone, ogni canzone riflette un vissuto e ogni variazione tonale o cromatica sottolinea lo stato psicologico dell’artista.

Cooper privilegia una grammatica visiva di prossimità e sottrazione, in cui i campi medi e le inquadrature ravvicinate concentrano l’attenzione su oggetti e superfici (amplificatori, taccuini, strumenti) trasformandoli in indici materiali di un pensiero che cerca forma. La fotografia di Masanobu Takayanagi plasma una materia visiva spenta e porosa: la luce filtra come residuo, mai come celebrazione, mentre l’evoluzione cromatica dal caldo terroso ai grigi metallici accompagna un processo di rarefazione interiore, in cui il paesaggio esterno si dissolve nella mente del protagonista. La profondità di campo diventa strumento di gerarchia e articolazione della distanza: ciò che è vicino trasmette esperienza, ciò che è più lontano resta una voce di sottofondo, parametro silenzioso di verità.

In questo contesto Jeremy Allen White costruisce Springsteen attraverso la densità del corpo, la tensione dei movimenti e la misura dei gesti, restituendo una potenza che resiste senza esplodere. Gli interpreti circostanti – Jeremy Strong, Stephen Graham – non agiscono da semplice supporto, ma modulano il contrappunto psicologico del protagonista, calibrando la solitudine e l’isolamento senza ricorrere a enfatizzazioni melodrammatiche.

“Springsteen – Liberami dal nulla” riesce così a innestarsi nel solco dei biopic musicali recenti senza aderirvi pienamente: il film prende le distanze dalla spettacolarizzazione, mostrando la fragilità umanissima del protagonista e l’urgenza del suo lavoro creativo. La gestione del tempo, della memoria e della materia sonora e visiva trasforma l’atto del comporre in esperienza condivisa con lo spettatore. Cooper costruisce un’opera che, pur collocandosi tra riferimenti storici e biografici precisi (l’album “Nebraska”, la prima grande depressione, il rapporto con la famiglia, la pratica di registrazione casalinga e rudimentale) mantiene un respiro universale, trasformando la vicenda del rocker in meditazione sulla solitudine, sul fallimento e sulla responsabilità verso sé stessi e verso gli altri.

La forza del film risiede proprio nella tensione tra il dettaglio concreto e la visione più ampia: ogni momento diventa veicolo di comprensione, mentre la struttura iterativa e il montaggio alternato costruiscono un flusso continuo tra memoria, musica e riflessione. Cooper trasforma così un biopic potenzialmente convenzionale in un laboratorio di osservazione della creazione artistica, restituendo Springsteen non come icona ma come uomo immerso nei propri conflitti, nelle proprie insicurezze e nelle proprie intuizioni, nel silenzio e nella fatica di un processo che, anche nella sua apparente semplicità, contiene la complessità del talento.

03/11/2025

Cast e credits

Titolo Originale
Springsteen: Deliver Me from Nowhere
Distribuzione
20th Century Fox
Durata
114'
Produzione
Bluegrass 7, Gotham Group, Night Exterior
Sceneggiatura
Scott Cooper
Fotografia
Masanobu Takayanagi
Scenografie
Stefania Cella
Montaggio
Pamela Martin
Musiche
Jeremiah Fraites
Costumi
Kasia Walicka Maimone

Trama

Nel 1982, nel pieno di una crisi creativa e personale, Bruce Springsteen si ritira nella sua casa di Colts Neck, nel New Jersey, con un registratore a quattro piste. È lì che, in una dimensione di isolamento quasi ascetico, prende forma Nebraska, uno degli album più oscuri e radicali della sua carriera. Il film segue quei giorni sospesi tra il silenzio e la necessità di esprimersi, mentre la voce di Springsteen si confronta con i fantasmi della famiglia, le disillusioni dell’America rurale e il peso di un successo che ha smarrito il suo centro morale.
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