Testa o croce?

Testa o croce?


Alessio Rigo de Righi, Matteo Zoppis

Avventura, Commedia, Western | Italia
(2025)

Tra soggettività storica e racconto accidentale

(La recensione descrive parte degli eventi narrati).

Buffalo Bill è in tournée in Italia col suo spettacolo itinerante per raccontare la conquista della frontiera americana: i nativi sono stati vinti per far spazio alla nuova cultura imperante fondata sul sangue. La messinscena teatrale indica fin dall’incipit come i fatti storici si prestino alla dimensione personale del racconto di Bill che ne tramuta gli eventi che la compongono. Al sottotesto critico verso il personaggio americano che esporta la sua versione dei fatti (e di cui si riconosce un bignami del “Buffalo Bill e gli indiani” di Altman), si accompagna anche l’evidente funzione metanarrativa della scena, in particolar modo quando il protagonista Santino irrompe sullo schermo domando un cavallo americano con le montagne rocciose impresse sul telone della scenografia a fargli da sfondo: si aprono le porte del cinema allo spettatore, palesando la sua natura bugiarda e simulativa.

Da qui comincia la fuga di Santino e Rosa, entrambi ricercati dopo che lei ha ucciso il figlio di un potente signore locale del neo Regno d’Italia. “Testa o croce?” pone l’attenzione fin dal titolo interrogativo al caso che guida le vicende dei due protagonisti. Difatti è con un lancio di moneta che Santino si trova invischiato in una scommessa pericolosa, e non attraverso una scelta eroica o ponderata.

Rigo De Righi e Zoppis utilizzano il western da una parte per restituirne gli archetipi, dall’altra per confermare come il modo migliore per rappresentarlo sia quello di destrutturarlo. L’opera seconda dei registi infatti si sposta dal racconto popolare del precedente film, “Re granchio“, che serviva da impulso iniziale da cui far nascere il racconto di finzione, al fatto storico come pretesto fondativo di un racconto western picaresco. 

Il genere è in questo senso anche conferma di una identità personalissima nel modo di assimilarne i caratteri tipici e restituirli al localismo del cinema italiano: i cowboy sono i butteri, mandriani delle campagne maremmane, il folk si trasforma in uno stornello romano e l’America rimane un sogno irragiungibile, evocata dal parallelismo della realizzazione della ferrovia di questa Italia post-unitaria.

Si diceva appunto che “Testa o croce?” non segue completamente i canoni classici del genere di appartenenza, pur trovando nel film una serie di rimandi sia alla filmografia di Corbucci e Leone, in particolare. Lo scarto passa anche attraverso l’avvicendarsi nel ruolo del protagonista: Santino è apparentemente un eroe, suo malgrado, ma il punto di vista prima passivo e poi sempre più attivo è quello di Rosa di cui si racconterà una storia di formazione ed emancipazione. Ancora più in alto rispetto alle pieghe del racconto c’è la voce narrante di Buffalo Bill che scrive sul suo taccuino un’ipotesi di storia (suoi i titoli dei capitoli scritti in inglese che dividono in sezioni il film) e che evoca esplicitamente gli archetipi del racconto (la fanciulla, l’eroe, la fuga).

Fare la rivoluzione

Come il protagonista di “Re granchio” voleva opporsi al principe del paese, qui un gruppo assortito di ribelli tenta di sovvertire i signori locali opponendosi alle loro mire espansionistiche. Santino diventerà, inconsciamente, simbolo di una lotta a cui non riuscirà a sottrarsi. Immortalato in una foto (altra evocazione del cinema) che lo ritrae quale principale artefice di un assalto al treno, essa diviene strumento di una narrazione di comodo, quella dei rivoltosi che lo ergono a simbolo della rivoluzione. Allo stesso modo le notizie della stampa possono essere controllate da parte di Rupè senior al fine di convincere Buffalo Bill a trovare i fuggitivi che hanno ucciso il figlio. I personaggi di “Testa o croce?” dunque sembrano in cerca di una storia, di una conferma identitaria a causa del loro status indefinito: Santino, convinto da Rosa che in America potrebbe essere chiunque, si convince rivoluzionario; Bill, affabulatore teatrale, vorrebbe riabilitare la sua nomea di eroe; a Rosa infine spettano gli appellativi di sposa o puttana, in cerca di una emancipazione e in fuga dagli errori di gioventù.

In “Testa o croce?” l’unica rivoluzione compiuta è quella di Rosa per affrancarsi dalla condizione di donna sottomessa (brillante l’accostamento alla nativa americana della troupe di Bill). Tanto Santino quanto Bill sono invece personaggi guidati dalla casualità e lasceranno guidare le proprie decisioni dal lancio di moneta.La sceneggiatura segue dunque l’evoluzione di Rosa da personaggio in balia degli eventi, ad artefice della propria rivalsa. Si assiste non soltanto a una evoluzione ma anche a una lenta discesa nella follia della donna quando nell’ultimo atto dovrà liberarsi dei fantasmi nella sua mente. Nella seconda parte, il film assume dei tratti onirici che ne sottolineano la natura fortemente ibrida nei toni, passando agilmente dall’ironia grottesca al melò.

Similmente al coevo per distribuzione “Una battaglia dopo l’altra“, anche “Testa o croce?” tratta della rivoluzione non soltanto come spinta sociale ma anche come ridefinizione del singolo: nel film di Paul Thomas Anderson questa si configura come una lotta intestina al nucleo famigliare, per Rosa invece è la riabilitazione della propria condizione di donna. Per i due autori sono ancora una volta centrali gli elementi diegetici del racconto quali gli scenari naturali e la musica. I primi sono il simbolo della lenta perdita di lucidità di Rosa: dal terreno arido e spaccato, al fiume placido e nebbioso, fino alla grotta che affaccia sul mare. Le asperità degli spazi, tanto idilliaci quanto fantasmatici (si pensi alla scena della caccia alle rane utilizzando il riflesso del sole per stordirle), rendono la fuga una continua battaglia e anche una disarticolazione degli spazi che sfociano nell’acid western. Infine le musiche, come accaduto nell’esordio, sono lo strumento espressivo dei personaggi per raccontare sé stessi, cercando nella performance un modo (invano) di trovare una dimensione che gli appartiene.

Il risultato finale di “Testa o croce?” è diseguale nelle sue parti, meno ispirato esteticamente dell’esordio e in alcune sezioni claudicante nel ritmo, ma allo stesso affascinante per come in modo ardito mescola materiale della storia del cinema e tematiche molteplici, non disperdendo bensì fondendo in un unico impasto il cui unico obiettivo è arrivare al cuore di una storia.

10/10/2025

Cast e credits

Distribuzione
01 Distribution
Durata
116'
Produzione
Cinema Inutile, Rai Cinema, Ring Film
Sceneggiatura
Alessio Rigo de Righi, Matteo Zoppis, Carlo Salsa
Fotografia
Simone D’Arcangelo
Scenografie
Rachele Meliado
Montaggio
Andrés Pepe Estrada, Jacopo Ramella Pajrin
Musiche
Vittorio Giampietro
Costumi
Andrea Cavalletto

Trama

Buffallo Bill porta in Italia il Wild West Show per vendere agli italiani il mito della frontiera. In questa occasione, Rosa si innamora del buttero Santino e uccide il marito, dando inizio a una fuga tra gli spazi del neo unitario Regno d'Italia.
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