The Pleasure of Being Robbed

The Pleasure of Being Robbed


Ben Safdie, Joshua Safdie

Dramedy | Usa
(2008)
6.5

the pleasure of being robbed

I. Ladri di biciclette

“She’s an amoral cretin. She is unpleasant, but more importantly, she’s deeply uninteresting, a vapid nobody who aimlessly bounces around in search of the next thing to snatch.” Evidentemente, a Nick Schager di Slant Magazine non è simpatica la protagonista di “The Pleasure of Being Robbed”, Eleonore (Eleonore Hendricks, all’epoca fidanzata con Joshua Safdie), una ventenne cleptomane che gira per New York frugando tra le borse senza alcuno scopo, nemmeno quello di rubare. Eppure, nella cultura narcisista che impone a chiunque di diventare qualcuno, un “insipido nessuno” come Eleonore risulta un personaggio interessante. Soprattutto se è cretino, e soprattutto se è amorale. Le ruberie di Eleonore sono trastulli infantili, somigliano ben poco ai furti di sopravvivenza di “Ladri di biciclette”, nume miliare al quale i Safdie dichiaratamente si ispirano. Ovvio: il modello rimane ampiamente fuori portata. Ma c’è davvero qualcosa, in questo realismo autodafé da camera a mano, imbrattato di rumore fotografico, che ricorda la stagione neorealista. Forse merito di chi recita senza mestiere, forse suggestioni di una New York lucivaga che, come la Roma di De Sica, si fa protagonista senza volerlo.

II. New York, New York

Eleonore entra in un pub, ruba una borsa, trova le chiavi di una Volvo, incontra Josh (Joshua Safdie), trova anche la Volvo, chiede a Josh lezioni di guida, su fino alla West Side Highway, tappa in autogrill per uno spuntino con la Visa rubata, poi Boston nell’appartamento di lui, che la corteggia timidamente fra lampade di sale himalayano e profumo di colonia. I Safdie non permettono agli eventi di salire ordinatamente sul treno della narrazione, giocano con la storia come con un gomitolo, lasciando che l’imprevisto, come un enorme gatto, ne sfilacci gli orli di continuo. Costante sullo sfondo, un poema urbano che canta il corpo elettrico di Broadway, i parchi di Manhattan, le intersezioni brulicanti dell’Upper West Side, i mosaici semaforici di Park Avenue, le case in brownstone di Bloomingdale, le inferriate di Sherman Square.

III. Love Streams

Concepito in origine come un corto pubblicitario sulle borse Kate Spade (continuamente trafugate durante il racconto), l’esordio dei Safdie Bros omaggia un po’ De Sica, un po’ Scorsese, un po’ la nouvelle vague, ma i personaggi safdiani (sì, si può già usare l’aggettivo) nell’innocenza disperata, nell’impulsiva irrequietezza, non possono che ricordare alcune celebri figure cassavetesiane. Con la differenza che Cassavetes si divertiva a infilare le dita sotto l’intonaco per allargare le crepe, mentre i Safdie sono accampati tra le ormai macerie della borghesia americana, presi a inseguire con una barcollante super-16 le orde dei senzatetto, dei tossici, degli artisti di strada, dei lunatici, dei dropout, fra inutilissime partite a pingpong e gite allo zoo in manette. Correnti d’amor fou che trascinano al ritmo esilarante di un girotondo, in cui perdiamo l’orientamento senza andare da nessuna parte.

27/01/2021

Cast e credits

Titolo Originale
The Pleasure of Being Robbed
Distribuzione
IFC Films
Durata
71'
Produzione
Red Bucket Films
Sceneggiatura
Josh Safdie, Andy Spade, Anthony Sperduti
Fotografia
Josh Safdie, Brett Jutkiewicz
Montaggio
Benny Safdie, Josh Safdie, Brett Jutkiewicz

Trama

Una ragazza cleptomane vaga per la città, ruba le chiavi di una Volvo e vaga fuori città
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