The Informant!

The Informant!


Steven Soderbergh

Commedia | Usa
(2009)
Fai il film con il divo, fai una commedia, e ti ritrovi “fuori concorso”. Così è successo a “The Informant!”, opera ultima del prolifico Soderbergh (ancora attendiamo in Italia l’uscita del discusso “The Girlfriend Experience“), probabilmente considerato un lavoro di minor impegno nel curriculum del regista, tenuto fuori dalla competizione ufficiale all’ultima Mostra del cinema veneziana. A torto. Perché quello che in apparenza è il solito “j’accuse” contro le multinazionali statunitensi, benché rivestito da una patina d’ilarità e black humour (ultimamente se ne vedono parecchi, prendete “Duplicity”, che non a caso è firmato da un altro membro del clan Clooney/Soderbergh, Tony Gilroy), è innanzitutto una riflessione a freddo sull’evoluzione della cultura Usa, ancora più raggelante se posta all’ombra dell’ex amministrazione Bush.

 

“The Informant!” si distacca così dagli altri film “politici” di Soderbergh, come il brioso “Erin Brokovich” o il più cupo “Traffic”, entrambi però incapaci di scavare a fondo e trovare una propria cifra stilistica, ma si differenzia pure dai film più “commerciali” del regista, come quelli della franchise sul ladro Danny Ocean (‘s 11, 12 e 13), perché l’umorismo che attraversa “The Informant” non è di facile presa, ma si basa piuttosto su un certo senso di understatement tipicamente americano, che l’ingrassato e buffissimo Matt Damon (sempre perfetto nel ruolo del grigio funzionario statale, vedi “The Good Sheperd” o “Syriana”) rende con encomiabile perizia. La pellicola di Soderbergh, benché ambientata in una realtà ben definita (i cartelli dicono inizio anni novanta) è situata in un continuum spazio temporale incerto, in cui la musica decisamente seventies di Marvin Hamlish e la fotografia egualmente retrò di Peter Andrews (aka Soderbergh stesso) contribuiscono ad aumentare lo spaesamento. Potrebbe essere ieri, come anche oggi. E partendo dal presupposto classico, da spy story, in cui Damon, il bravo ragazzo americano, collabora con l’FBI per smascherare un imponente giro di corruzione all’interno della propria azienda, Soderbergh ha il coraggio necessario per cambiare le carte in tavola, trasformando la vicenda in una bizzarra commedia umana, dove il personaggio di Whitacre/Damon assume pian piano sempre nuove sfaccettature, rimanendo costantemente un enigma.

 

Chi è Mark Whitacre non lo sappiamo e non lo sapremo mai. Un “Forrest Gump” ancora più fortunato che agisce a casaccio, facendosi influenzare dai libri di Crichton (“Sol levante”) e dai film con Tom Cruise (“Il socio”) e James Bond (“chiamami 0014, sono due volte più furbo di 007”), o magari una volpe in mezzo alle serpi, che ha capito alla perfezione le regole che governano il sistema, decidendo di fregarlo in anticipo? Più che gli snodi narrativi della sin troppo complessa sceneggiatura di Scott Z. Burns, Soderbergh è interessato ad analizzare il suo protagonista, degno mostro partorito dalla cultura popolare Usa, corollario di ambiguità e contraddizioni (fedele alla bandiera, ma ladro lui stesso).

 

Sì, “The Informant!” è un film che cuoce a fuoco lento, non è perfetto, ma il personaggio di Damon/Whitacre non lo dimenticheremo facilmente, perché quell’idiota siamo noi.

21/09/2009

Cast e credits

Titolo Originale
The Informant!
Distribuzione
Warner Bros Italia
Durata
108'
Sceneggiatura
Scott Z. Burns
Fotografia
Steven Soderbergh
Scenografie
Doug J. Meerdink
Montaggio
Stephen Mirrione
Musiche
Marvin Hamlish
Costumi
Shoshana Rubin

Trama

Mark Whitacre, grigio impiegato in una multinazionale alimentare, diventa un informatore dell'FBI, deciso a smascherare la corruzione dei propri superiori. Ma Whitacre non ha detto tutta la verità agli agenti con cui sta collaborando... 
Paper Tiger
Paper Tiger

LOCARNO 79 - James Gray realizza con "Paper Tiger" una nuova opera perfettamente coerente con la propria poetica, ma anche, al contempo, un momento di riflessione e bilancio relativo alla sua filmografia

A New Dawn
A New Dawn

Ridotto nel minutaggio, nel cast e nella fabula l'esordio alla regia dell'artista visuale Shinomiya Yoshitoshi "A New Dawn" mostra la sua ambizione nello stile visivo sfaccettato e nella struttura narrativa che mescola costantemente passato e presente, proponendo un coming of age stimolante e non banale

Ricchi… da morire – Delitti in famiglia
Ricchi… da morire – Delitti in famiglia

La storia, raccontata in flashback dal braccio della morte dal cinico Becket Redfellow, segue il suo spietato e calcolato piano per eliminare uno a uno i sette bizzarri parenti miliardari che lo separano da una colossale eredità familiare. La sua letale scalata verso la ricchezza si complica terribilmente quando entra in scena l'imprevedibile Julia, trasformando la vendetta in un caotico e pericoloso gioco di inganni in cui nessuno è al sicuro.

L’Hangar Rosso
L’Hangar Rosso

Ambientato a Santiago del Cile durante il golpe dell'11 settembre 1973, il film segue il capitano dell'aeronautica Jorge Silva, costretto dai superiori a trasformare la sua accademia militare in un brutale centro di detenzione e tortura per prigionieri politici. Diviso tra l'obbedienza cieca al nuovo regime di Pinochet e i dettami della propria coscienza, Silva si troverà davanti a un drammatico bivio morale quando gli verrà ordinato di giustiziare due giovanissimi detenuti

Odissea
Odissea

Ipotetico coronamento delle ambizioni del suo autore, l'"Odissea" di Christopher Nolan è una reinterpretazione tanto efficace dal punto di vista sensoriale quanto irresoluta da quello discorsivo, una frenetica cavalcata attraverso immaginari, generi, ambientazioni ed eventi che si sviluppa intorno alla modernizzazione dell'eroe eponimo

Kontinental ’25
Kontinental ’25

Radu Jude trasforma la morte di un senzatetto in un'indagine sulla responsabilità morale, sul senso di colpa e sulle contraddizioni della società contemporanea. Un saggio cinematografico che privilegia il confronto delle idee alla narrazione, trovando nella propria irresolutezza tanto la sua forza quanto il suo limite

Scary Movie
Scary Movie

Questo nuovo capitolo della saga di "Scary Movie" segna il ritorno al team creativo dei fratelli Wayans e delle due protagoniste principali. Cambia poco rispetto al passato, con tante battute stupide e forse qualcosa (molto poco) da dire

Toy Story 5
Toy Story 5

Forse un po' a sorpresa, il trentunesimo lungometraggio targato Pixar non è (solo) una gigantesca operazione nostalgica, bensì l'occasione per riflettere sull'eredità pop-culturale che la saga di "Toy Story" ha lasciato dagli anni 90 fino a oggi