Il treno per il Darjeeling

Il treno per il Darjeeling


Wes Anderson

Commedia | Usa
(2007)

Le luci in sala si spengono e parte “Hotel Chevalier”, breve cortometraggio che precede (in ogni senso) il film vero e proprio, “The Darjeeling Limited”.

In questi tredici minuti si avverte tutto il sapore del singolare cinema del regista Wes Anderson: il tocco naif ed europeo (sottolineato dall’ambientazione parigina e dalla canzone “Where Do You Go To (My Lovely)” di Peter Sarstedt), quello struggimento amoroso delicato e toccante che aveva caratterizzato i protagonisti di “Rushmore” (l’attore è lo stesso, Jason Schwartzman) e de “I Tenenbaum”, l’umorismo stralunato, i colori pastello che saltano subito agli occhi. E c’è anche di più: un’insolita sensualità (con il primo nudo integrale di Natalie Portman) che non ci si aspetterebbe da un regista come Anderson.

Titoli di coda. Seconda parte. Inizia “Il Treno per il Darjeeling”, il film “vero e proprio”, passato in concorso pure all’ultima Mostra del cinema di Venezia, accolto da critiche contrastanti. Non è difficile capire perché. Tra le opere di Anderson, questa è la più difficile da amare, quasi come se fosse un episodio transitorio, di passaggio, verso una fase nuova della sua carriera artistica. Pellicola imperfetta, ma non priva di guizzi geniali, “The Darjeeling Limited” a tratti sfiora l’auto-parodia. La trama, esilissima (la sceneggiatura è firmata dal regista, Roman Coppola e Schwartzman), pare quasi un mero pretesto per mettere in scena l’universo “alternativo” e fighetto che altri film del regista ci hanno fatto conoscere: le valigie dei protagonisti, firmate Louis Vitton, gli eleganti movimenti di macchina “orizzontali”, gli zoom improvvisi, Kinks e Rolling Stones in colonna sonora. Questo è senza dubbio un film di maniera (così come lo era il comunque più riuscito “Le Avventure Acquatiche di Steve Zissou“), che, nonostante tutto, risulta gradevole proprio in virtù della sua ostentata eleganza.

Ma Anderson pare aver perso qualcosa pure in “leggerezza” e spontaneità. Sono troppi i facili simbolismi che infarciscono questo bizzarro viaggio di formazione (le valigie che i tre fratelli si portano appresso, pesi morti che nel finale sono metaforicamente “abbandonati”), troppo spesso il regista confida nella verve dei suoi attori (sprecando pure Bill Murray, in una comparsata di una manciata di secondi) per scatenare l’ilarità e la partecipazione emotiva dello spettatore.

Il risultato, come si diceva poco sopra, è incerto, riscattato solo in parte da alcuni momenti riusciti (su tutti, il funerale commentato da “Strangers” dei Kinks), da certe annotazioni sociologiche che strappano un sorriso (lo yankee che in viaggio all’estero vuole arricchire la propria personalità visitando luoghi sacri, e che poi finisce per avvalorare tutti i cliché del turista all’estero) e da un background tematico che si ricollega appieno alle precedenti opere del regista (si intuisce, per esempio, che i fratelli Whitman appartengono, come i Tenenbaum, a una famiglia prestigiosa e altolocata).

Il prossimo progetto di Anderson sarà un film d’animazione, “The Fantastic Mr. Fox“. Poi il regista ha promesso che tornerà alla sua città natale, New York. E speriamo che tornando a casa sappia ritrovare anche l’ispirazione e l’onestà dei suoi primi bellissimi film.

16/05/2008

Cast e credits

Titolo Originale
The Darjeeling Limited
Distribuzione
20th Century Fox
Durata
91'
Sceneggiatura
Jason Schwartzman, Wes Anderson, Roman Coppola
Fotografia
Robert D. Yeoman

Trama

Tre fratelli americani si ritrovano su un treno in India per un misterioso viaggio dall’incerto significato: ritrovare sé stessi? Rinsaldare il rapporto tra di loro? Cercare la madre missionaria?
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