L’ultimo dominatore dell’aria

L’ultimo dominatore dell’aria


M. Night Shyamalan

Azione, Fantasy | Usa
(2010)
Da un po’ di tempo a questa parte il nuovo sport nazionale negli Usa è stroncare aprioristicamente ogni nuovo film di M. Night Shyamalan. Il regista di origini indiane, (ex) re Mida del box office non ne azzecca più una dai tempi di “Signs”, almeno nel mettere d’accordo pubblico e critica. Eppure chi scrive l’ha sempre difeso (a partire dal capolavoro “The Village“), individuando in Shyamalan un regista rigoroso, con una propria cifra stilistica, una personalissima maniera di intendere il cinema e di intrattenere il pubblico. In quest’occasione però Shyamalan esce dal seminato e si avventura nel territorio del blockbuster milionario ad alto tasso di CGI, a lui ancora ignoto. E se, almeno dal punto di vista degli incassi, pare aver vinto la sfida del botteghino mondiale, da quello della coerenza e della qualità pare in paurosa picchiata.

Benché il materiale appaia insolitamente congeniale per tematiche a quello del precedente cinema di Shyamalan (la vicenda pare una fantasiosa appendice dei racconti di “Lady in the Water”, il tema della predestinazione si apparenta a quello di “Unbreakable”, il sottotesto new age del mondo in armonia controllato dal potere degli elementi si confà allo spiritismo di cui è impregnata tutta la filmografia del regista), la pellicola fallisce clamorosamente proprio sul piano spettacolare. Chiudendo un occhio sul pessimo effetto della conversione 3D (operazione compiuta frettolosamente in post produzione per cavalcare la moda del momento) che annulla qualsiasi profondità e uccide i colori, “L’ultimo dominatore dell’aria” è un fantasy ispirato ad un noto cartoon Nickelodeon (prima parte di una – uff – trilogia) farraginoso, senza epica, poesia o la benché minima traccia di humour. Shyamalan è chiaramente svogliato, e si vede. A parte qualche azzardo stilistico (le sequenze action abbandonano il classico montaggio frenetico a cui siamo stati abituati negli ultimi anni, e sono create attraverso lunghi piani sequenza, ma l’effetto finale, ad essere onesti, sembra quello di un video game a “scorrimento”) e un paio di momenti di sincero pathos (il sacrificio della Principessa, il finale con l’Avatar che prende il controllo dell’oceano) a cui contribuisce non poco l’ottimo score di James Newton Howard, appassionarsi alle avventure del giovane Aang è impresa assai ardua. La narrazione (la sceneggiatura è dello stesso regista) è sconnessa (i personaggi compaiono e scompaiono senza molta logica), priva di ritmo o qualsiasi introspezione o pausa. Il “cattivo”, Zuko (Dev Patel), principe rinnegato dal padre perché troppo debole, che cerca in ogni modo di riconquistare il proprio onore, è decisamente più interessante e simpatico dei suoi avversari, interpretati da un manipolo di attori bellocci, anonimi e poco carismatici.

 

Shyamalan non è evidentemente a suo agio con un budget di tali proporzioni e non osa nulla, nemmeno a livello allegorico-politico (difficile ipotizzare un parallelo tra il popolo Tibetano e il massacro dei monaci della “Nazione della Terra”, che il regista rappresenta con fattezze indiane). Quello che rimane è un modesto spettacolo per teenager di bocca buona, in cui non mancano nemmeno scontate moraline Disneyane. Alla prossima M. Night.

27/09/2010

Cast e credits

Titolo Originale
The Last Airbender
Distribuzione
Universal Pictures
Durata
103'
Sceneggiatura
M. Night Shyamalan
Fotografia
Andrew Lesnie
Scenografie
Philip Messina
Montaggio
Conrad Buff IV
Musiche
James Newton Howard
Costumi
Judianna Makovsky

Trama

Il mondo è in guerra: la Nazione del Fuoco costringe gli abitanti delle altre tribù alla resa incondizionata. L'unica speranza che le Nazioni di Terra, Acqua e Aria hanno di ribellarsi, è affidarsi al giovane Aang, il prescelto che può controllare tutti e quattro gli elementi
Serpenti
Serpenti

Con "Serpenti", presentato alla Mostra del cinema di Venezia, Roberto De Paolis Maino si confronta con il grottesco e la commedia nera per raccontare una storia che affonda nelle contraddizioni della società italiana. Al centro, un uomo e un commissariato romano diventano gli elementi di un paradosso kafkiano, tra burocrazia, assurdità e violenza di genere

The Invite – Il piacere è tutto nostro
The Invite – Il piacere è tutto nostro

Olivia Wilde costruisce un divertente dramma da camera sulle contraddizioni della coppia contemporanea, affidandosi a un cast perfettamente assortito. The Invite intrattiene e incuriosisce, ma rinuncia alle implicazioni più radicali delle proprie premesse

Silent Friend
Silent Friend

Un albero osserva le tre storie parallele che si svolgono in epoche diverse nella stessa università in Germania: un professore bloccato dal lockdown, la prima studentessa donna a biologia, un progetto per parlare con le piante negli anni '70

Let Us Through, Dear Ancestors
Let Us Through, Dear Ancestors

VENEZIA 83 - Lav Diaz ritorna alla Mostra del cinema, pur fuori concorso, con "Makikiraan Po", pellicola che espande la riflessione del regista sul passato delle Filippine, andando fino alle origini coloniali, così come quella sulla forma stessa del suo cinema in evoluzione

Un détour par Diane
Un détour par Diane

VENEZIA 83 - Premiato meritatamente come miglior film di Orizzonti, il film di Anne Sirot e Raphaël Balboni esplora con grande senso dell'umorismo il trauma della violenza di genere attraverso le generazioni, grazie a una protagonista senza freni e uno spirito libero

NAZA
NAZA

VENEZIA 83 - Premio speciale della Giuria alla kermesse veneziana, "NAZA" di Yuval Abraham e Rachel Szor è la dissezione minuziosa del funzionamento della macchina di controllo e sterminio israeliana, un documentario tanto rigoroso nella forma quanto travolgente nel contenuto

DAU
DAU

VENEZIA 83 - Uno dei film più ambiziosi del secolo, kolossal sulla dittatura divagante e sconclusionato ma anche esperienza unica che rapisce per più di tre ore. Vincitore del Leone d'argento per la miglior regia

Coyote vs. Acme
Coyote vs. Acme

Destinato inizialmente a venire distribuito nel 2023, "Coyote vs. Acme" è invece una delle soprese di questo 2026, capace di suscitare riflessioni che vanno ben oltre la confezione apparentemente superficiale nella quale è stata impacchettata la sua distribuzione