L’uomo d’acciaio

L’uomo d’acciaio


Zack Snyder

Azione, Fantastico | Canada, Gran Bretagna, Usa
(2013)
La Warner accarezzava il sogno di rilanciare la saga di Superman da oltre un ventennio. Ci ha provato in diverse occasioni, fallendo sempre. Il Superman ultra dark di Tim Burton, poi cancellato poco prima dell’inzio delle riprese ne è solo un esempio. Nel 2006 il travagliatissimo “Superman Returns” di Bryan Singer avrebbe dovuto risollevare le sorti di un personaggio popolare ma inevitabilmente datato, come Nolan era riuscito a fare con il suo Batman. Operazione andata male, non sono per gli incassi inferiori alle aspettative, ma anche per l’accoglienza tiepida dei fan, che ne hanno tramandato un ricordo pessimo (a dire il vero, il film di Singer è un tentativo, anacronistico e nostalgico, di ripensare ai nostri tempi il cinema-fumetto di Donner e Lester degli anni settanta, ma il revisionismo conta poco in questo contesto).

Veniamo al dunque, e all'”Uomo d’acciaio” diretto da Zack Snyder, ennesimo tentativo di riportare il pubblico in sala e farlo appassionare alle avventure dell’eroe-alieno creato da Jerry Siegel e Joe Shuster nel lontano 1932. Sotto gli auspici di Christopher Nolan, autore del soggetto originale e produttore, anche il supereroe americano per eccellenza si colora di toni dark e “realistici”. Il concept è infatti interessante: azzerata l’ironia dei film precedenti, e forte di un coté serioso e forzatamente epico, il nuovo Superman fa sue connotazioni politiche inedite nelle sue incarnazioni antecedenti. Kal-El arriva dal decadente pianeta Krypton, in cui una forma di governo “socialista” (all’estremo) ha decretato l’esaurimento delle risorse naturali e l’imminente auto disintegrazione del mondo circostante. Il destino dei Kryptoniani, concepiti in vitro (come gli umani di “Matrix”) è deciso da prima della nascita, il loro futuro è scritto nei loro geni e programmato da un deus ex machina. Il saggio Jor-El (Russel Crowe) sceglie però, prima che il tempo del suo pianeta giunga al termine, di inviare il proprio figlio Kal (la cui unicità è sottolineata dal fatto di essere stato concepito carnalmente) sul pianeta Terra, unico erede del patrimonio genetico kryptoniano, ma soprattutto libero di costruire da sé il proprio avvenire, e di guidare gli umani verso un futuro migliore. E quale nazione meglio degli Stati Uniti d’America può farsi portatrice di valori come libertà e democrazia? Il piccolo Kal-El è così accudito e cresciuto da una piccola coppia di agricoltori del Kansas, i Kent (interpretati da Kevin Costner e Diane Lane) che lo amano come un figlio vero, e gli inculcano una sana disciplina morale, come si conviene ad una famiglia dell’America profonda. Esortato a non utilizzare i propri straordinari poteri in pubblico per timore di essere rifiutato, Kal-El/Clark Kent dovrà affrontare il proprio passato e uscire allo scoperto davanti al resto dell’umanità quando il temibile generale Zod (Michael Shannon), ultimo superstite del suo pianeta natale, ne reclamerà il sangue e deciderà di trasformare la terra in una nuova Krypton, a costo di commettere un genocidio di massa.

Come il Batman di Nolan anche questo nuovo Superman (notare che il suo caratteristico nome non è mai pronunciato, se non in maniera scherzosa da uno speaker radiofonico nel finale) è un guerriero “politico”, che sceglie di affrontare la battaglia contro Zod e i suoi sgherri, emissari di una forma di governo violentemente “comunista”, scegliendo la via della democrazia e della pace (anche se, incredibilmente, nel finale non si tira indietro nemmeno davanti all’omicidio per far prevalere i propri ideali, una scelta che farà storcere il naso ai fan del fumetto). La prima parte del film è quindi quella più interessante e problematica, quella in cui Snyder ci mostra il percorso del protagonista, da esule spaesato e solitario, ad eroe popolare ed invincibile. Lo fa con uno stile piuttosto convincente, che mescola una struttura narrativa piena di flashback “ad incastro”, in cui la vita del giovane Clark è ripercorsa a ritroso, ad una messa in scena volutamente “sporca” e realistica, con tante riprese realizzate tramite macchina a mano, e una fotografia desaturata.

Quando il malvagio Zod arriva sulla Terra, aimè, il film cambia diametralmente direzione, e alle ambiguità politiche e allo spessore psicologico della prima ora, ne segue un altra (e mezza) in cui Snyder da libero sfogo a tutti i suoi insopportabili vezzi “autoriali”, gli stessi che avevano reso “Sucker Punch” o “300” episodi totalmente sgraditi: la sceneggiatura diventa mero optional e non si cura più di consequenzialità o logica, e a farla da padrone è un orgia di invadenti effetti digitali da collasso dei sensi. L’interminabile battaglia conclusiva contro il generale Zod non fa altro che riciclare le metafore visive post 11-9 di kolossal sci-fi come “The Avengers” e (soprattutto) “Transformers 3“, con una Metropolis-New York letteralmente rasa al suolo dalla lotta furibonda dell’alieno e dei suoi avversari. Tra grattacieli che crollano al suolo e strade divelte, la facilità con cui vengono messi in conto i “danni collaterali” della “giusta” lotta dell’uomo d’acciaio contro i suoi nemici ha qualcosa di inquietante e incredibilmente superficiale. Proprio Superman, l’eroe che più di tutti ha a cuore la salvaguardia della Terra e dei suoi abitanti. In questa carneficina audio-visiva perdono così spessore i temi trattati sinora, così come i personaggi, che nonostante il prestigioso cast (c’è anche Amy Adams nel ruolo di un’agguerrita Lois Lane) sono ridotti a macchiette insignificanti. Nelle quasi due ore e trenta di durata (immotivate) non v’è nessuna traccia di epica o coinvolgimento emotivo, ma solo lo sfoggio di una sterile tecnica, in cui vanno sprecati anche i punti a favore (come la percussiva colonna sonora di Hans Zimmer, che riesce a non far rimpiangere il celebre score di John Williams, o i costumi kryptponiani disegnati da James Acheson che riportano alla mente quelli di “Dune”).

Un’occasione sprecata, forse. Certo, gli incassi americani, sinora, paiono aver dato ragione a Zack Snyder e al suo film. E già si parla di sequel e crossover con altri supereroi, rincorrendo i successi della concorrente Marvel.

20/06/2013

Cast e credits

Titolo Originale
Man of Steel
Distribuzione
Warner Bros Italia
Durata
143'
Sceneggiatura
David S. Goyer
Fotografia
Amir Mokri
Scenografie
Alex McDowell
Montaggio
David Brenner
Musiche
Hans Zimmer
Costumi
Michael Wilkinson, James Acheson

Trama

Le origini del supereroe più celebre della DC Comics sono "reinventate" dal regista Zack Snyder e dallo sceneggiatore David S. Goyer
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