Valzer con Bashir

Valzer con Bashir


Ari Folman

Animazione | Francia, Germania, Israele
(2008)

“Documentario d’animazione”: suona inedita l’etichetta? C’è necessità di sbizzarrirsi per trovare altre pellicole che possano ambire a medesima definizione? Se proprio ci teniamo a fare i puntigliosi allora diciamo pure che questo presunto documentario, essendo intervallato da frequentissimi inserti di finzione, a conti fatti finisce con lo sfuggire sia da un genere risaputo (doc-animation?) sia da significativi rapporti con film già visti.

Viene in mente “Persepolis”, come film d’animazione recente che ha saputo raccontare tragedie dei nostri tempi con armi non convenzionali, sebbene gli approcci dei rispettivi registi siano ben diversi nell’afferrare la materia narrativa e la composizione delle immagini.

Il quarantaseienne Ari Folman è uno scrittore e regista di spot e documentari televisivi ed è stato, fino a sei anni fa, un riservista dell’esercito. “Valzer con Bahsir” è la sua storia, una storia che riguarda il suo popolo, una storia che riguarda noi tutti.

Caso unico di film d’animazione in forma di seduta psicanalitica, partendo da interviste a persone reali (ma due degli interpellati impersonano a loro volta due ex-commilitoni non chiamati in causa per l’occasione, come per mescolare la realtà con quella che può essere la finzione cinematografica), Folman sottopone le sue tante conoscenze che hanno avuto a che fare in prima persona con l’argomento trattato a dichiarazioni tutte basate sul filo del ricordo: da una parte ne emergono tante microstorie condite da episodi più o meno significativi, dall’altra l’insieme crea un unico impianto nel quale lo stesso autore riesce a guardare dentro di sé, (auto)analizzando.

La realtà esplode tanto nei corpi spenti di un bambino quanto in incubi notturni che perseguiteranno a vita uno dei tanti soldati lì presenti. L’iperrealismo sfocia fino a rimandi ad “Apocalypse Now”, suggerendo una visione della guerra che nella sua follia finisce obbligatoriamente con il vivere degli attimi dove la percezione del soldato è frastornata e non sempre in grado di distinguere tra realtà e finzione, un viaggio psichedelico sospeso tra musica rock e sinfonie classiche, sempre sul filo dell’inafferrabilità, di una messa in scena che si interroga di immagine in immagine sull’irrappresentabilità della guerra, su una visione che difficilmente può obbedire del tutto a regole di mero realismo.

Il film mette in luce i conflitti che coinvolsero il Libano nei primi anni ottanta e il massacro di Sabra e Shatila (consigliata una ricerca a parte su questa tragedia dato che il film non spiega, ma mostra): Folman esclude dirette colpe dell’esercito israeliano, ma è fuori discussione qualsiasi accusa di assolvere il proprio popolo da colpe. Da una parte il cineasta ha rilasciato dichiarazioni sulle responsabilità dei falangisti cristiani, dall’altra il film, attraverso le parole finali del giornalista intervistato, indica il governo israeliano come entità responsabile che sapeva dei movimenti dei falangisti, senza per questo smuovere il silenzio di Ariel Sharon e collaboratori, maggiori artefici di quella carneficina.

Escludendo i punti di vista di palestinesi o libanesi, il film si concentra esclusivamente su quello dei soldati palestinesi, su ciò che realmente Folman sa e ha vissuto, optando per un’animazione in 2D che da un lato “disegna” le interviste filmate ottenendo uno stile fumettistico, dall’altro le ricostruzioni del 1982 sono tutte giocate su colori che assorbono l’intero schermo, ottenendo immagini di indubbio effetto formale (il blu notturno e poco accogliente oppure il giallo liquefatto che riesce a rendere desolante e triste anche una ripresa acquatica).

Animazione che finisce con lo strozzarsi in un discusso approdo ad immagini reali di repertorio, che offrono una continuità, sottolineata ma non ostentata, sulla contemporaneità.

12/01/2009

Cast e credits

Titolo Originale
Waltz with Bashir
Distribuzione
Lucky Red
Durata
90'
Produzione
Bridgit Folman Film Gang, Les Films d'Ici, Razor Film Produktion GmbH
Sceneggiatura
Ari Folman
Fotografia
Declan Quinn
Montaggio
Nili Feller
Musiche
Max Richter

Trama

Il regista, ed ex riservista dell’esercito israeliano, Ali Forman intervista ex-commilitoni connazionali che ricostruiscono i terribili giorni dell’82, dall’assassinio di Bashir Gemayel alla strage di Sabra e Chatila. Le interviste sono intervallate da ricostruzioni reali o, talvolta, sottoforma di incubo allucinatorio
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