Vogliamo anche le rose

Vogliamo anche le rose


Alina Marazzi

Documentario | Italia
(2007)

Alina Marazzi nel suo ultimo documentario “Vogliamo anche le rose” ci mostra com’erano le donne italiane nel periodo a cavallo tra gli anni ‘60 e ‘70, in quell’Italia in cui malgrado il benessere economico esistevano ancora leggi che sancivano la patria potestà, l’illegalità dell’aborto e il delitto d’onore, ma che sarebbero scomparse di lì a poco.

I cambiamenti avvenuti in quel ventennio hanno un’importanza epocale e Alina Marazzi preferisce affrontarli attraverso il linguaggio che sembra esserle più congeniale, quello intimo e femminile delle memorie private, già impiegato con successo nello splendido documentario che l’ha resa nota alla critica internazione, “Un’ora sola ti vorrei”, in cui dipingeva il ritratto di sua madre attraverso lettere, fotografie, filmini di famiglia. Questa volta le memorie private appartengono ai diari di tre donne comuni che sono state ragazze nel ventennio preso in esame, si tratta di donne molto diverse tra loro, che neanche si conoscevano, ma che la regista ha scelto come testimoni di un’epoca, dopo aver letto i loro diari alla Fondazione Archivio Diaristico Nazionale di Pieve Santo Stefano.

Queste tre donne non hanno nulla di speciale, sono diverse tra loro e uguali a tante altre donne dei loro tempi: la prima è stata un’adolescente fragile e introversa negli anni 60, una ragazza oppressa dalla morale borghese della sua famiglia, che raccontava al diario segreto quanto si sentisse a disagio con il proprio copro, con la vita e con le persone; la seconda a vent’anni rimase incinta, pur essendo innamorata si sentì costretta ad abortire per non disonorare la famiglia meridionale e tradizionalista, affrontando una terribile esperienza clandestina lontano da casa, nel 1976; la terza, una trentenne di città, viveva sia l’amore che il femminismo militante degli anni 70 in modo così intenso da rendere le due cose quasi inconciliabili.

Mentre le voci off di Anita Caprioli, Teresa Saponangelo e Valentina Carnelutti leggono i diari, una fusione caleidoscopica di animazioni grafiche e immagini d’epoca a soggetto femminile crea una connessione artificiale tra voci e volti, facendo quasi dimenticare che i materiali utilizzati sono tutti preesistenti e che non sono stati concepiti per essere montati insieme in un unico racconto.

Grazie a un notevole lavoro di ricerca in giro per archivi e cineteche di tutta Italia, la regista costruisce il suo film montando esclusivamente preziose immagini di repertorio, una mole considerevole e molto eterogenea di materiali che vanno dal pubblico al privato, dall’impegnato al frivolo, dall’indipendente al commerciale. Si tratta di dibattiti televisivi, interviste, reportage, filmini di famiglia, pellicole underground, pubblicità, illustrazioni e fotoromanzi amalgamati insieme in un turbine quasi frastornante di testimonianze e suggestioni visive, tutto è così rigorosamente d’epoca da far sembrare questo pezzo di storia lontano anni luce, a tratti folcloristico per l’ingenuità patriarcale di alcuni spaccati di vita familiare.

L’unico elemento filmico che filtra le immagini del passato con la sensibilità del presente è la colonna sonora, realizzata per l’occasione dai Ronin di Bruno Dorella e capace di interpretare nel modo giusto l’intera gamma emozionale presente nel film, rimarcandone ulteriormente tutta l’italianità.

Nel cucire il suo Frankenstein audiovisivo la regista ha dimostrato ancora una volta di essere molto dotata e originale nell’arte del montaggio, le splendide animazioni grafiche, anch’esse recuperate dai materiali d’epoca, creano psichedelici percorsi di transizione tra i preziosi filmati, riuscendo nell’impresa quasi impossibile di conferire omogeneità stilistica all’opera. Qualche merito, però, va riconosciuto anche ai collaboratori, in questo caso a Cristina Seresini, la curatrice di animazioni e titoli. Tra coloro che hanno collaborato alla realizzazione del film va menzionata anche la scrittrice Silvia Ballestra, che ha supervisionato i testi.

Il titolo, come scrive la regista stessa nel sito dedicato al documentario, è ispirato a un vecchio slogan utilizzato nel 1912 dalle operaie tessili del Massachusetts “vogliamo il pane, ma anche le rose”, ma è davvero l’unica cosa ad avere un tono femminista e rivendicativo in questo documentario, che nella sostanza sembra molto più un viaggio nel passato senza mediazione che una riflessione storica e politica sull’emancipazione femminile. Alina Marazzi, infatti, è una donna del nostro tempo, è nata libera, per questo il suo sguardo appare molto meno impegnato di quanto ci si potrebbe aspettare prima di vedere “Vogliamo anche le rose”.

Il documentario soffre un po’ la mancanza di un rapporto dialettico con il presente, tale mancanza, insieme al sentimento dolce e liberatorio che si prova davanti a uno spaccato sociale che ci è ancora vicino ma che per fortuna non ci descrive più, produce un “effetto ottimismo” che fa quasi venire la tentazione di accontentarsi della condizione attuale, mentre ancora oggi, soprattutto oggi, in Italia c’è poco da stare allegre. A quanto pare l’effetto-ottimismo non era affatto nelle intenzioni della regista, che dal canto suo sente di aver messo in relazione il nostro passato con “il nostro presente globale, conflittuale e contraddittorio” e dichiara “l’intenzione di offrire uno spunto di riflessione su temi ancora oggi parzialmente irrisolti o oppure addirittura platealmente rimessi in discussione”.

La chiave intimista e trasognante, coerente con la poetica della Marazzi, in questo caso forse non è la più appropriata, non se lo scopo è quello di produrre una riflessione critica, perché questo documentario chiede di essere guardato solo con gli occhi e con il cuore. D’altro canto, però, questo taglio così inedito e personale dona al film una freschezza e un’originalità che generalmente è difficile riscontrare nei discorsi delle donne sulle donne.

07/06/2008

Cast e credits

Titolo Originale
Vogliamo anche le rose
Distribuzione
Mikado
Durata
85'
Produzione
Mir Cinematografica
Sceneggiatura
Alina Marazzi
Odissea
Odissea

Ipotetico coronamento delle ambizioni del suo autore, l'"Odissea" di Christopher Nolan è una reinterpretazione tanto efficace dal punto di vista sensoriale quanto irresoluta da quello discorsivo, una frenetica cavalcata attraverso immaginari, generi, ambientazioni ed eventi che si sviluppa intorno alla modernizzazione dell'eroe eponimo

Kontinental ’25
Kontinental ’25

Radu Jude trasforma la morte di un senzatetto in un'indagine sulla responsabilità morale, sul senso di colpa e sulle contraddizioni della società contemporanea. Un saggio cinematografico che privilegia il confronto delle idee alla narrazione, trovando nella propria irresolutezza tanto la sua forza quanto il suo limite

Toy Story 5
Toy Story 5

Forse un po' a sorpresa, il trentunesimo lungometraggio targato Pixar non è (solo) una gigantesca operazione nostalgica, bensì l'occasione per riflettere sull'eredità pop-culturale che la saga di "Toy Story" ha lasciato dagli anni 90 fino a oggi

Il bacio della donna ragno
Il bacio della donna ragno

Bill Condon traspone su schermo il noto musical di Broadway e racconta l'accettazione della diversità attraverso la potente arma dell'immaginazione, intrecciando dramma a canti e danze. Ma la regia è disordinata e il risultato è fiacco e confuso

Le bambine
Le bambine

"Le bambine" osserva l'infanzia senza nostalgia, affidandosi allo sguardo spontaneo delle sue giovani protagoniste e a una messa in scena delicata ma mai edulcorata. Pur con qualche dispersione narrativa, le sorelle Bertani firmano un esordio autentico e sensibile, capace di raccontare la crescita come scoperta delle fragilità del mondo adulto

Disclosure Day
Disclosure Day

Inno umanista e antispecista, Spielberg mette in scena l’ultimo esempio della sua capacità di creare grande cinema, pur con difetti nella sceneggiatura e i limiti insiti in un’operazione di memorabilia cinematografica personale

La cronologia dell’acqua
La cronologia dell’acqua

Dopo oltre un anno dal sua passaggio a Cannes, arriva anche nelle sale italiane l'esordio alla regia di Kristen Stewart. L'omonimo addattamento del memoir di Lidia Yuknavitch, nonostante una messa in scena talvolta caotica, vive di un forza intestinale, viscerale, magnetica

Romería – Il mare dei ricordi
Romería – Il mare dei ricordi

Al suo terzo lungometraggio, la cineasta spagnola Carla Simón ripropone approccio autobiografico, tematiche e stile all'interno di un film estivo nuvoloso e melanconico che si ibrida con una detection esistenziale