Womb

Womb


Benedek Fliegauf

Drammatico | Francia, Germania, Ungheria
(2011)

Un amore sbocciato in età preadolescenziale rivive dodici anni dopo, al ritorno di Rebecca (Eva Green) da Tokyo. La parentesi idilliaca dura poco, perché Tommy muore in un incidente e Rebecca decide di dargli nuova vita facendosi impiantare nell’utero il suo clone.

Womb è il futuribile secondo Filegauf; la realtà che tende il braccio alla scienza e se ne fa inghiottire. Un estremo atto di fede nelle possibilità scientifiche che conduce dritti alle sue derive più oscure, l’eugenetica e la clonazione. La manomissione della natura; l’oscurantismo etico della scienza che travalica i limiti umani. Rebecca si rivolge a un centro che pratica la clonazione di individui defunti e, ossessionata dal ricordo di quell’amore appena ritrovato e già finito, decide di far crescere dentro di lei un nuovo Tommy. In una nuova vita. Clonazione che nasce dall’incapacità di elaborare il lutto e di accettare il corso naturale di vita e morte. La possessività di Rebecca andrà contro anche alla volontà di Tommy che si batteva proprio contro quel centro. Ne diventerà un prodotto. Una copia, come tante altre, che la gente schiva; impaurita da questa nuova generazione dell’onnipotenza scientifica.

Il regista non offre le coordinate spazio-temporali in cui la vicenda prende piede, ma ambienta la sua opera in un luogo nordico, freddo e sconfinato. Una baita nel mezzo del paesaggio nudo e ameno, carezzato dal movimento del mare d’intorno – come il feto dalla placenta – è il posto in cui Rebecca crescerà il suo bambino, in linea con il gelido minimalismo stilistico cui Filegauf decide di aderire per tutto il corso del film. Una scelta rischiosa, questa, poiché non rende subitanea l’adesione empatica dello spettatore, che di solito, anzi, ha un moto di rigetto. In questo caso, però, appare una scelta coerente con l’aridità del tessuto narrativo, anziché un neo strutturale. Il difetto, semmai, è da ricercarsi altrove; nella scelta di mostrare – con lungaggini superflue – il lato peccaminoso del rapporto incestuoso figlio-amante che non riesce a coinvolgere né a trasgredire, ma rimane sullo schermo. Algido e castrato. Sulla distopia morbosa mamma-figlio, amore filiale-amore sensuale si basa tutto il film, che però non si innalza dal livello superficiale cui rimane impantanato, rendendo la pellicola banale e fine a se stessa. Tutto ciò che un tema come quello della clonazione poteva offrire a livello contenutistico viene smussato dal regista fino a lasciare il fragile scheletro di un film remissivo, anziché audace.

10/07/2012

Cast e credits

Distribuzione
Bolero Film
Durata
105'
Produzione
Asap Films, Inforg Stúdió, Razor Film Produktion GmbH
Sceneggiatura
Benedek Fliegauf
Fotografia
Peter Szatmari
Montaggio
Xavier Box
Musiche
Max Richter

Trama

Rebecca e Tommy si reincontrano dopo dodici anni e vivono il loro amore nato quando erano ancora bambini. L'idillio durerà poco, perché ben presto Tommy morirà in un incidente stradale. Rebecca deciderà, così, di farsi impiantare nell'utero il clone di Tommy.
Heart of the Beast – Nel profondo selvaggio
Heart of the Beast – Nel profondo selvaggio

"Heart of the Beast" di David Ayer è l'ultimo di una serie di film che raccontano la wilderness americana rispolverando il mito della frontiera. Ne risulta un film di sopravvivenza in cui lo spazio dell'azione è affiancato da una contemplazione rispettosa del creato in ogni sua forma, retto sull'interpretazione tutta fisica di Brad Pitt

Una storia
Una storia

"Una storia" di Anna Foglietta ha ottime premesse e può contare sulla bravura dei due protagonisti, ma non convince del tutto: la scelta di raccontare questo dramma familiare attraverso una regia estremamente statica, inquadrature fisse e lunghi silenzi finisce per appesantire il ritmo

Palestina 36 – Quando tutto ebbe inizio
Palestina 36 – Quando tutto ebbe inizio

Palestina, 1936, durante il protettorato britannico. Un villaggio di palestinesi cristiani vede le proprie terre sottratte per far posto a una colonia ebraica. Il film racconta con efficacia la rivolta che segue, pur in maniera a volte didascalica

Resident Evil
Resident Evil

Con un reboot radicale, Zach Cregger tradisce la lore del videogioco per abbracciarne la geometria formale. Tra luci espressioniste, spazi claustrofobici e montaggio sincopato, i tropi del survival horror diventano stile. Pur prevedibile nella scrittura, il film è un horror solido e grottesco.

Nessun Dolore
Nessun Dolore

In "Nessun Dolore" Gianni Amelio torna a raccontare il presente con un film testamentario e poetico che parte da uno dei temi più cari al suo cinema, quello del mancato incontro tra un padre e un (possibile) figlio, per mettere in scena la palingenesi di un personaggio "eretico", un Alessandro Borghi in stato di grazia, disposto all’esilio sociale pur di non rinunciare all’empatia verso i più deboli

Serpenti
Serpenti

Con "Serpenti", presentato alla Mostra del cinema di Venezia, Roberto De Paolis Maino si confronta con il grottesco e la commedia nera per raccontare una storia che affonda nelle contraddizioni della società italiana. Al centro, un uomo e un commissariato romano diventano gli elementi di un paradosso kafkiano, tra burocrazia, assurdità e violenza di genere

The Invite – Il piacere è tutto nostro
The Invite – Il piacere è tutto nostro

Olivia Wilde costruisce un divertente dramma da camera sulle contraddizioni della coppia contemporanea, affidandosi a un cast perfettamente assortito. The Invite intrattiene e incuriosisce, ma rinuncia alle implicazioni più radicali delle proprie premesse

Silent Friend
Silent Friend

Un albero osserva le tre storie parallele che si svolgono in epoche diverse nella stessa università in Germania: un professore bloccato dal lockdown, la prima studentessa donna a biologia, un progetto per parlare con le piante negli anni '70