Il riccio

Il riccio


Mona Achache

Commedia | Francia
(2009)
“A malincuore esco dal mio riserbo, perché il pubblico italiano merita di essere informato. Eagle Pictures, distributore italiano del film di Mona Achache “Il riccio”, rifiuta di riprodurre nella locandina italiana la dicitura “liberamente ispirato a”, e utilizza elementi grafici della copertina del libro “L’Eleganza del Riccio” senza l’autorizzazione mia e dei miei editori. Così, si suggerisce l’idea che il film e il libro siano la stessa cosa. Il che mi costringe a ripetere che il libro e il film sono troppo differenti per portare lo stesso titolo. […]” Questo spiega Muriel Barbery nel comunicato stampa riportato dal sito delle edizioni E/O. Prendiamo atto.
 
Detto questo, chi scrive ammette di non aver letto il romanzo – e non intende fingere. Limitiamoci allora al film, per quanto qualunque riflessione possa sembrare incompleta se scevra da un parallelo col materiale narrativo. Appare comunque comprensibile la cautela dell’autrice nel prendere le distanze rispetto a un prodotto che paga l’inevitabile dazio alle aspettative e alla pregnanza narrativa che tenta di condensare. 
 
Film affidato all’esordiente Mona Achache (classe ottantuno) che si carica sulle spalle un’attesa trasposizione e una storia dall’incipit forte: l’undicenne Paloma (Garance Le Guillermic) dichiara alla propria Super otto (occhio dentro l’occhio del film) il lucido proposito di suicidarsi nel giorno del suo dodicesimo compleanno, adducendo le più convincenti e inoppugnabili ragioni per non finire come gli adulti dentro una metaforica boccia dei pesci (altro rimando all’essere osservati senza vedere). Attraverso un nuovo vicino di casa giapponese, il signor Ozu (Togo Igawa), che non è parente del regista – spiega lui stesso -, conoscerà meglio la misteriosa e discreta portinaia Mme Renée Michel (Josiane Balasko), scoprendo il lei uno spirito (affine) sensibile e colto. Il senso della morte, e di conseguenza quello della vita e degli affetti correlati, è filo conduttore subito sottolineato, dai propositi suicidi alla morte di un condomino; e la carne al fuoco è molta, tra rimandi letterari e cinematografici: Yasujiro Ozu, e “Anna Karenina” di Tolstoj – scelto non a caso trattandosi di suicidio, ma anche per la citazione sulle famiglie, quelle felici che si somigliano e quelle infelici che lo sono tutte a modo loro, così come lo è quella di Paloma: borghese, padre indifferente, sorella superficiale, madre depressa.
 
L’occhio di Paloma e della sua telecamera sono il punto di vista su cui si appoggia la Achache, ed è davvero ottima l’interpretazione della Le Guillermic, che condensa nello sguardo la spietatezza lucida e il candido umorismo del pessimismo del personaggio: ragazzina dotata, creativa, intelligente e colta. Chapeau, dunque, per il ritratto di un adolescente considerato come persona, con dei pensieri e una profondità d’animo, e non ridicola macchietta come spesso (se non sempre) accade invece nel cinema di casa nostra – gli esempi non mancano e l’ultimo Verdone con gli emo è uno dei più recenti. Ma i comprimari restano tali, non abbastanza approfonditi, dal raffinato gentiluomo giapponese alla stessa Renée, il cui esilio nello sgabuzzino letterario non ci viene fatto realmente sentire con tutto il suo dolore e la sua disperazione, al di là del riferimento all’eleganza ispida del riccio, da scoprire oltre le apparenze.
 
“Il riccio” si lascia comunque guardare con piacere dall’inizio alla fine, e conferma un buon momento per il cinema francese; resta però come detto leggermente inconcludente, a tratti debole, si ha l’impressione che il cerchio non si chiuda con la forza (e magari l’eleganza) che la Achache vorrebbe. Perfino il climax drammatico arriva quasi scontato, piatto; e se da un lato può essere voluto per sottolineare l’indifferenza del cieco meccanicismo vitale, dall’altro rischia di deludere. Ne emerge una filosofia molto occidentale a dispetto della presenza di un personaggio orientale, dove il sacrificio di uno è viatico alla consapevolezza dell’altro.
 
Sceneggiatura che si è accollata la stessa Achache, funzionale, con dialoghi controllati, e regia formalmente attenta, consapevole dei mezzi (anche in considerazione dell’età anagrafica), che si muove tra gli interni del condominio parigino (la casa borghese di Paloma, quella nipponica e tecnologica di Ozu, e la modesta portineria), e qualche sporadica trasferta. La Achache non va stigmatizzata, forse risente un po’ di comprensibile timore viste le aspettative, ma ne esce bene data la pressione. La trasposizione dei libri è questione annosa, e non è una novità che i film dai romanzi non andrebbero (quasi mai) tratti, se non altro per non sentire il solito mormorare indispettito del lettore che esce di sala deluso dai meccanismi di marketing.
 
Viene il sospetto che il palese disconoscimento della Barbery finisca per giovare tanto al romanzo quanto al film.

13/01/2010

Cast e credits

Titolo Originale
Le Hérisson
Durata
100'
Produzione
Eagle Pictures, Les Films des Tournelles
Sceneggiatura
Mona Achache
Fotografia
Patrick Blossier
Scenografie
Patrick Schmitt
Montaggio
Julia Gregory
Musiche
Gabriel Yared

Trama

Paloma, ragazzina di undici anni, decide con lucidi propositi di suicidarsi il giorno del suo dodicesimo compleanno; nel frattempo conosce la portiera del condominio parigino dove vive, attraverso un nuovo vicino di casa giapponese
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