La schivata

La schivata


Abdellatif Kechiche

Drammatico | Francia
(2003)

La bionda Inge, Ingeborg Holm, la figlia del Dottor Holm, che abitava in piazza del mercato là dove alta, slanciata e multiforme si ergeva la fontana gotica, fu lei di cui il sedicenne Tonio Kröger s’innamorò. Come accadde? L’aveva veduta un’infinità di volte, finché una sera la notò in una luce del tutto nuova… (“Tonio Kröger” di Thomas Mann)

Krimo è un ragazzo taciturno, diverso dai suoi amici: infatti lo conosciamo quando si defila da quella che sembra essere un’azione punitiva contro un altro gruppo di giovani. In successione scopriamo che il padre è finito in galera (sembrerebbe il cliché del giovane sbandato se non fosse per il fatto che Krimo non è uno sbandato e non sapremo mai cos’ha fatto suo padre) e che la sua ragazza lo lascia. Poche sequenze per tratteggiare i luoghi e l’atmosfera che si respira.

Il film ha il suo inizio quando la macchina da presa e gli occhi di Krimo si posano su Lydia, che contratta col sarto cinese per un costume settecentesco che ha già indosso.

Il ragazzo si innamora all’istante della sua coetanea. Ma quello che per lo spettatore è una prima visione (non abbiamo mai visto Lydia), per Krimo no, visto che i due sono amici sin dall’infanzia.

Allora cos’è cambiato? Qual è la nuova luce che la ragazza ha assunto? Probabilmente il costume, che serve a Lydia “per entrare nel personaggio” che deve interpretare nella recita di fine anno, aiuta lo sfasamento che subisce Krimo, il quale vede un’altra ragazza.

Ed è qui che inizia l’acuto esperimento di Kechiche che mescola linguaggio teatrale e cinematografico coeso dal melting pot di gerghi (azzerati, purtroppo, dal doppiaggio) dei popoli delle banlieue.

Il gioco di Kechiche sdoppia l’opera di Marivaux fra quel che si dovrà rappresentare sulla scena e quel che accade nel film: ne “Il gioco dell’amore e del caso” i quattro protagonisti si servono di uno scambio di ruoli per scavalcare il ceto sociale di appartenenza, mentre ne “L’esquive” è proprio la realtà che si vive quotidianamente ciò a cui si sfugge, sebbene attraverso un distacco momentaneo. Il teatro non funge da “salvagente” – non si può scavalcare il Caso, sembra dirci Kechiche – ma da palliativo; per Krimo funge invece da medium per comunicare con Lydia, che si staglia maestosa col suo bell’abito settecentesco. Comprerà dunque il ruolo di Arlecchino per poter parlare ad armi pari con una ragazza appartenente a un altro ceto – in pratica, quello che accade nella commedia – e per dichiararle il suo amore storpierà le battute di Marivaux, salvo essere schivato da Lydia, sorpresa da questo comportamento. Il problema di Krimo è di non riuscire a entrare nella parte, a rimanere sempre se stesso. Come gli dice la sua insegnante, lui non sa giocare, dovrebbe uscire da sé per imitare un altro linguaggio, ma non ne capisce l’importanza e non cambia lingua(ggio).

L’amore adolescenziale raccontato da Abdel Kechiche verte su sfumature amare, come se l’oggetto del desiderio fosse sempre altro da sé, e come se bastasse alzare un po’ troppo la testa, giocare un po’ di più, per essere ricacciati violentemente indietro (si noti, a questo proposito, l’inaspettato incontro/scontro con la polizia, che prelude alla fine del gioco e ci ricorda “dove siamo”).

Dopo la recita Lydia andrà a cercare Krimo. Lui la guarda dalla finestra e (ri)vede soltanto la sua amica d’infanzia. Stavolta la schivata tocca a lui.

“La schivata” fu presentato al Torino Film Festival 2004, rivelando definitivamente il talento di Abdellatif Kechiche, che già si era fatto notare con “Tutta colpa di Voltaire”. Il film del regista tunisino, evitando le didascalie e ben lungi da voler propinare una lezione morale, utilizza l’occhio della macchina da presa per ricreare una realtà complessa e variegata, come può essere la vita quotidiana per degli adolescenti nelle banlieue, orchestrando un ottimo giovane cast con in testa la splendida Sara Forestier (Lydia). Inoltre, proprio per la coralità intrinseca e per la sperimentazione sui linguaggi, si pone come prova finale prima della gran serata di “Cous Cous“.

14/02/2009

Cast e credits

Titolo Originale
L'esquive
Distribuzione
Mikado
Durata
117'
Sceneggiatura
Abdellatif Kechiche
Fotografia
Lubomir Bakchev
Scenografie
Michel Gionti
Montaggio
Ghalya Lacroix; Antonella Benveja
Costumi
Mario Beloso Hall

Trama

Un gruppo di adolescenti della banlieue parigina sta mettendo in scena "Il gioco dell’amore e del caso" di Marivaux per la recita di fine anno. Krimo è appena stato lasciato dalla sua ragazza e compra il ruolo di Arlecchino da un compagno di classe solo per poter recitare al fianco di Lydia, la ragazza di cui è innamorato. Krimo non dimostra alcuna attitudine per la recitazione e Lydia non è sicura di essere davvero intenzionata ad uscire con lui
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