Scialla! (Stai sereno)

Scialla! (Stai sereno)


Francesco Bruni

Commedia | Italia
(2011)

Termine multiproteico, polisemico, che indica azione, sentimento, sorpresa, intimazione, desiderio, augurio, minaccia, scialla, “stai sereno”, una parola d’ordine del gergale adolescente con cui escludere l’invadenza degli adulti, la loro smania di controllo e di giudizio.

Ce lo aveva spiegato ottimamente Johnny Depp, infiltrato mafioso in “Donnie Brasco”, quando prova a spiegare al suo superiore il significato (doppiato in italiano) di “Che tte lo dico a fa’”: significa tante cose, anche opposte tra loro, dipende da un codice troppo complesso per i neofiti, un rituale massonico da cui siamo esclusi a-priori.

Bruno Beltrame (Fabrizio Bentivoglio) è un uomo di mezza età, incriccato dai malanni, colpito duro dalla vita, senza amici, mimetizzato nel suo appartamento da scapolo come una cicala sfiorita e privata del suo canto.

Sarebbe insegnante, se l’educazione della gioventù avesse ancora un senso, o scrittore, se avesse coraggio e invece “scrive i libri degli altri”, le lagnose memorie di una pornostar slovacca, Tina (una seducente Barbora Bobulova).

Inoltre dà delle lezioni private a scoraggianti ragazzini, tra cui Luca (Filippo Scicchitano) che, almeno lui, è vivace e allegro, anche se irrimediabilmente fancazzista.

Un lavoro improvviso della madre di Luca porta maestro e discepolo a vivere sotto lo stesso tetto, quello di Bruno, per un tempo sufficiente a conoscersi meglio, stimarsi e altri particolari che lasciamo alla visione del film.

Debutto alla regia di Francesco Bruno (già sceneggiatore di “Ovosodo” e “La prima cosa bella“) con una commedia ben accolta a Venezia e costruita come un’ottimo amalgama di inadeguatezza adulta e furia adolescenziale.

In una Roma gialla, rossa e blu di giorno e elegantemente nera by night, i protagonisti si muovono veloci, inseguiti dalle camera car, sulle lambrette o sugli Hummer, quei poderosi e ansiogeni SUV da guerra in cui è già un controsenso “starsene sciallo”.

La storia è furbetta perché prova (e riesce) a coinvolgere lo spettatore più giovane MA ANCHE quello più attempato e sviluppa un doppio registro narrativo che per essere tenuto in bolla sfiora spesso lo stereotipo.

È grazie alla bravura di Bentivoglio e Scicchitano, ottimo esordiente, un Vaporidis almeno più simpatico, che perdoniamo molte strizzate d’occhio, piccole astuzie narrative, autentici scadimenti di tono quali l’incontro con l’immancabile e pasoliniano poeta-delinquente (cameo di Vinicio Marchioni) o anche l’insulsa e omonima canzoncina che fa da leit-motiv al film.

Interessante notare, comunque, che togliendo Bentivoglio da tutte le inquadrature, della nostra storia resti ben poco. Il mondo giovanile si limita a panoramiche scorciate all’interno dei sempre più fatiscenti istituti scolastici, con bidelli che si spacciano per “operatori scolastici” e insegnanti dalle profonde e sconfitte occhiaie; e poi qualche “scazzo” qua e là, il “problema della droga” e a tutto coprire l’hip-hop dell’abruzzese Amir sempre e rigorosamente in cuffia, come una reliquia da tenere ben celata, un segreto inenarrabile.

L’adolescente continua a restare un mistero per il mondo adulto.

Quasi una bestiolina che puoi imbrigliare facile col mito (lo spacciatore, il delinquente che vive al massimo e brucia come una stoppia) o con il canto dei Miti, come la fuga di Enea dalla Troia in fiamme col padre Ascanio (“Anchise, Luca, Anchise!”) in groppa, un miele fonetico di terzine che affascina il ragazzino come un gattino davanti un gomitolo di lana rossa.

Dopotutto “Scialla” è una commedia bonaria, che ispira sorrisi&simpatia, non deve salvare il mondo e se qualcuno lo pensasse non si potrebbe che ammonirlo con un: “Scialla, bro”.

13/11/2011

Cast e credits

Distribuzione
01 Distribution
Durata
95'
Produzione
IBC Movie - Rai Cinema - Beppe Caschetto
Sceneggiatura
Francesco Bruni
Fotografia
Arnaldo Catinari
Scenografie
Roberto De Angelis
Montaggio
Marco Spoletini
Musiche
Amir
Costumi
Maria Cristina La Parola
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