Sister

Sister


Ursula Meier

Drammatico | Francia, Svizzera
(2011)

I quartieri dei ricchi si trovano spesso fisicamente più in alto di quelli delle persone ordinarie, dalle colline di Torino a Fiesole che sovrasta Firenze. La coincidenza è molto cinematografica, non a caso un capolavoro come “Oro rosso” di Panahi si basa sul contrasto tra le ville di Teheran alta e gli slum di Teheran bassa. In “Sister” la divisione è estremizzata: in cima alla montagna la stazione sciistica chic e gli chalet di lusso, centinaia di metri a valle le autostrade e le case popolari dove vivono Simon (Kacey Mottet Klein) e la sorella maggiore, Louise (Léa Seydoux). Simon prende ogni giorno la teleferica che unisce i due mondi. Approfittando della noncuranza dei ricchi in vacanza ruba guanti caschi sci occhiali e li rivende dove e come può. Così mantiene se stesso e la sorella che ogni tanto lavora, ogni tanto no, ogni tanto c’è, ogni tanto sparisce.

Simon è completamente preso dal ciclo della merce: è un esperto di sci, ma solo al fine di trasformarli in denaro (che conta ossessivamente), da trasformare a sua volta in “carta igenica, pasta, latte.”. Il denaro è per Simon la chiave di lettura del mondo: offrire il pranzo ai ricchi è l’unica rivalsa possibile, e con i soldi Simon spera di poter anche gestire il rapporto con la sorella – ma la vita è più complicata…La Meier entra con questo film nel novero dei registi che hanno rappresentato acutamente il denaro al cinema (Garrone in “Gomorra” ad esempio), ma senza dubbio i maestri – anche in questo – rimangono i fratelli Dardenne: si pensi all’importanza narrativa del fascio di banconote ne “Il ragazzo con la bicicletta“. 

Ai Dardenne di “Rosetta” fanno pensare in realtà fin troppo le prime scene di “Sister”, nelle quali seguiamo senza spiegazioni gli strani movimenti di Simon nella stazione, ma basta poco per capire che l’approccio stilistico è diverso. La regia della Meier prevede ad esempio un ruolo importante per la colonna sonora e l’alternarsi di sequenze narrative a momenti più rarefatti come i movimenti di macchina attorno alla torre delle casi popolari, in cui questa incombe sui protagonisti molto più delle montagne circostanti, o l’insistenza sul contrasto terra brulla e sporco contro neve immacolata. Belli sono anche i continui attraversamenti dell’ingombrante autostrada che taglia la valle, un rimando piuttosto forte all’opera prima della regista, “Home“. L’altra differenza maiuscola con i Dardenne è l’evidente obiettivo di fare un film che possa essere fruibile senza difficoltà: spesso si fa ricorso a soluzioni registiche convenzionali e soprattutto c’è una linea narrativa quasi comica, affidata ai piccoli aiutanti/amici di Simon, che alleggerisce la vicenda e la visione. Il ritmo del film è sostenuto da numerose scene forti, emozionanti, che si mantengono comunque equilibrate, senza scadere mai nel melodrammatico.  

L’analisi politica del film non scade nel pietismo, ed è limpida: nell’Europa della crisi, persino in Svizzera (il cui sistema di welfare fa decisamente una brutta figura nel film), molte contrapposizioni non esistono più. E’ caduta quella tra gli onesti lavoratori e chi se ne approfitta: gli stagionali che lavorano alla stazione tollerano, con qualche contrasto, la presenza di Simon e sicuramente non si fanno problemi a risparmiare acquistando merce rubata. E’ caduta quella tra gli svizzeri e gli immigrati: la biondissima Louise è all’apice della carriera quando trova lavoro in un’impresa di pulizie gestita e composta principalmente da immigrati. Rimane solo la contrapposizione tra chi può permettere di godere della “magia della montagna” e tutti gli altri.

E’ vero che “Sister” non osa quanto i maestri, non è interessato alla sperimentazione formale o alla ruvidità. Ma la Meier è una regista emergente da seguire e, grazie anche ai bellissimi occhi tristi della Seydoux, alla colonna sonora di John Parish e alla fotografia di Agnès Godard (“La vita sognata dagli angeli” di Zonca), “Sister” è un film che racconta una storia forte con personalità, e scorre bene. Orso d’argento al festival di Berlino.

12/05/2012

Cast e credits

Titolo Originale
L'enfant d'en haut
Distribuzione
Memento
Durata
100'
Produzione
Vega Film
Sceneggiatura
Antoine Jaccoud, Ursula Maier
Fotografia
Agnès Godard
Scenografie
Ivan Niclass
Montaggio
Nelly Quettler
Musiche
John Parish
Costumi
Ann Van Brèe

Trama

Simon ha 12 anni - rubacchia di tutto in una stazione sciistica chic. La sera torna a valle dove lo aspetta la sorella maggiore sbandata. Prima che la stagione finisca molte cose cambieranno, perché non cambi niente.

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