Le streghe di Salem

Le streghe di Salem


Rob Zombie

Horror | Canada, Regno Unito, Usa
(2012)

“The Lords of Salem” rappresenta una tappa fondamentale nella carriera registica del rocker Rob Zombie, aspirante genio del male della nuova corrente horror a stelle e strisce. Si lasci da parte le prime due pellicole d’esordio ultracitazioniste (rielaborazioni in salsa western vintage del capolavoro di Hooper, “Non aprite quella porta”) che nel bene o nel male hanno sancito il successo dell’autore, incoronato esteta multiforme di un genere cinematografico per niente facile oggigiorno da rappresentare. Zombie ci è riuscito con un mix di ironia demenziale, tanto splatter e una spiccata indole anarcoide che lo ha portato a sovvertire le regole del gioco. Si lasci da parte anche le due rivisitazioni carpenteriane, nelle quali il regista ha più o meno dosato la sua granguignolesca creatività con la fedele trasposizione di un cult inarrivabile. Se la si pensa in questo modo “The Lords of Salem” potrebbe benissimo essere considerato un nuovo esordio da parte di Zombie, ben distante, insomma, dalla sfrenata vena citazionista e celebrativa di inizio duemila e dalle parentesi dei reboot carpenteriani.

Ideato, scritto, diretto e prodotto dal cineasta del Massachusetts, la pellicola vede come protagonista ancora una volta la moglie Sheri Moon (definirla attrice è alquanto azzardato), stravagante conduttrice radiofonica con un passato da tossicodipendente. Purtroppo per lei i problemi maggiori, al di là della droga, sono rappresentati dal suo albero genealogico che la vede discendere niente meno che dal reverendo Hawthorne che condannò a morte sul finire del 1600 le streghe di Salem, bruciandole vive.

Per ammissione di Zombie, il film dovrebbe risultare un Ken Russell alla regia di “Shining”. Oltre al cattivo gusto di tirare in ballo per questa pellicola Russell e Kubrick, il regista da una parte ha effettivamente ragione: il suo è un effetto prodotto da disturbanti e preoccupanti “stati di allucinazione”. Imperversato da visionarietà blasfeme e incline al satanismo più sfrontato, il quinto lungometraggio del regista (il sesto se si include il soft-porn animato di “The Haunted World of El Superbeasto”) è difatti un lavoro pasticciato e confuso, a tratti anche arrogante quando si intestardisce alla ricerca di un appiglio autoriale. Dopo una prima parte in cui l’horror allenta la cinghia per lasciare maggiore enfasi alla drammaticità (sigh!) degli eventi che vedono come protagonista la povera Heidi (eventi scanditi didascalicamente dagli incalzanti giorni della settimana), la pellicola subisce progressivamente una metamorfosi che vira prepotentemente nel terrore visionario, fino all’incedere gore e torture porn delle sequenze conclusive. Con una sceneggiatura ridotta ai minimi termini e imperniata dei più classici clichè, Zombie crea su di sé l’attenzione mediante una messa in scena fuori dagli schemi che spazia dal tragico allo splatter, sino al videoclip più insulso (la disperata sequenza di immagini subliminali che vede, tra le altre cose, Heidi cavalcare un caprone sullo sfondo di sfolgoranti luci al neon, neanche fossimo in un film di Noè). Ma soprattutto, “Le streghe di Salem” è un tour de force di provocazioni sacrileghe completamente gratuite: tripudi di croci, dritte e al rovescio, sputi a neonati, vescovi che si masturbano in collettività, fellatio a preti, un maschilismo esasperato che relega la donna cristiana a una fonte inesauribile di insulti e affronti, come il nudismo strisciante che dimora tra un fotogramma e l’altro. Si può essere “coraggiosi” o “eccentrici” in tutt’altra maniera, insomma. Quello visto sullo schermo è solo un guazzabuglio di idee partorite per un puro piacere personale (una sorta di Von Trier venuto male).

Dire che il nuovo film di Rob Zombie sia l’ennesimo assalto a un cinema citazionista è dir poco. A livello manifesto il regista grida je t’aime a quella parete in cui è raffigurata la celeberrima sequenza di Le Voyage dans la Lune, ma anche a quella tv che manda in onda solo noir dal fervido bianco e nero. Il regista non si esime poi dal tirare in ballo alcuni caratteri lampanti dei J-horror e quelli dei seventies alla Tobe Hooper (i titoli di coda). Il corridoio e la porta misteriosa sono presi in prestito da Kubrick mentre la storia è sostanzialmente un “Rosemary’s Baby” inoltrato negli anni duemila. Bisogna dire che non sono mai veri e propri plagi ma sinceri tributi, anche se condizionano di parecchio l’inconsueta originalità della pellicola.

C’è anche chi sostiene che il film altro non rappresenti che lo stadio degenerativo causato dalla tossicodipendenza, tesi avvalorata dal fatto che uno dei protagonisti ammetta, di fatto, come la stregoneria sia in realtà solo un effetto ipnotico della mente. I Velvet Underground lo sanno bene. Ma come spiegare allora il compiaciuto e irritante epilogo?

Idolatrato dai ragazzini e dagli amanti del genere, Rob Zombie attira inevitabilmente su di sé l’attenzione di tutti dopo questo sabba blasfemo fine a sé stesso. E chi aveva già delle perplessita al riguardo avrà il suo bel da fare. Come in quella folle corsa verso la libertà nel finale in ralenti de “La casa del diavolo“, dove l’immedesimazione e l’empatia nel cattivo aveva ben poco di rivoluzionario e molto di americano, “Le streghe di Salem” sembra un artificioso delirio (pseudo) d’autore indeciso e aggrovigliato. Operazione che ricorda molto, per certi versi, il tracollo della coppia Bustillo/Maury che cercando un nuovo, avanguardistico linguaggio autoriale, hanno trovato con l’ultimo “Livid” la stessa povera sorte. Ma a Rob Zombie questo non importerà sicuramente. In fondo c’è già chi urla al capolavoro e alla fine dei giochi è anche riuscito a dare vita a quello che aveva in mente per i centoquaranta minuti di pellicola: creare la sua personalissima Madonna del Male.

26/04/2013

Cast e credits

Titolo Originale
The Lords of Salem
Distribuzione
Notorius Pictures
Durata
101'
Produzione
Alliance Films, Automatik Entertainment, Blumhouse Productions, Haunted Movies, M Global
Sceneggiatura
Rob Zombie
Fotografia
Brandon Trost
Scenografie
Jennifer Spence
Montaggio
Glenn Garland
Musiche
Griffin Boice, John 5
Costumi
Leah Butler

Trama

La rocker Heidi lavora come DJ per un'emittente radio locale. Un giorno le viene recapitato un misterioso disco in vinile, spedito dai "Lord". La ragazza pensa si tratti di una nuova rock band in cerca di visibilità, ma appena ascoltato il disco iniziano ad accadere strani fenomeni...
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