Synecdoche, New York

Synecdoche, New York


Charlie Kaufman

Drammatico | Usa
(2008)
Enigmatico, fortemente metaforico e junghiano, “Synecdoche, New York” è lo straordinario esordio alla regia per Charlie Kaufman, prima sceneggiatore per Spike Jonze e Michel Gondry. Nominato per la Palma d’Oro al 61º Festival di Cannes nel 2008, il film viene distribuito con notevole ritardo in Italia, probabilmente sulla spinta della scomparsa del suo protagonista, Philip Seymour Hoffman.

Pellicola decisamente complessa, ma dalle intuizioni argute, sviluppa una penetrante analisi sul rapporto tra vita e morte, proiettate entrambe in una straniante finzione drammatica. Al centro della vicenda un drammaturgo e regista teatrale, Caden Cotard (Philip Seymour Hoffman) viene colto da una crisi esistenziale dopo l’abbandono da parte della moglie, la bella e controversa artista Adele (Catherine Keener), che fugge a Berlino con la figlioletta Olive. Alla separazione si aggiunge un misterioso morbo neurologico, forse di carattere fungino, causa di un lungo calvario tra numerosi e omertosi medici, i quali non gli forniscono mai una diagnosi precisa. Una profonda crisi coglie dunque il protagonista che, vinto il MacArthur, cospicuo premio in denaro per meriti creativi, decide di dare vita a una pièce teatrale che metta in scena il vero, esaminandolo in maniera dura e sincera. Ricreare la vita, quindi, questo è il fulcro della sua opera, partendo dalla propria esperienza e da quella degli attori scelti per l’epico spettacolo, ma l’artificio istrionico inizia a confondersi così con la realtà, creando una notevole complessità su più livelli.

In primo luogo, la scelta di Kaufman di incentrare il proprio lavoro su un linguaggio altamente metaforico implica per il pubblico un elemento di notevole difficoltà nella comprensione. Un approccio fortemente surreale all’immagine si interseca con aspetti quotidiani, mentre i luoghi reali e irreali si fondono tra loro. Attraverso il montaggio si crea ambiguità, la sfera sensibile è confusa con quella psichica, tanto che i personaggi, e lo spettatore, non sono più in grado di discernere del tutto cosa sia concreto e cosa pertenga invece al dominio della mente: la casa di Hazel, amante del protagonista, è perennemente in fiamme, ma il fatto non crea alcuna perplessità, Caden proietta sé stesso e le proprie fobie nelle immagini televisive e fra le righe dei testi che legge, infine New York è riprodotta in una sorta di enorme capannone- palcoscenico, dove gli interpreti, a loro volta impersonati da attori, mettono in scena le proprie vicende esistenziali. La struttura spazio-temporale si sviluppa in maniera oltremodo machiavellica e intricata, riprendendo un modus operandi già caratterizzante le sceneggiature di Kaufman: come in “Se mi lasci, ti cancello” o in “Essere John Malkovich”, nel girato filmico l’interiorità dei protagonisti è proiettata sul mondo esterno, creando un forte senso di straniamento e simulando l’incoerenza esperienziale del vissuto onirico.

A un carattere fortemente surreale si unisce inoltre la teatralizzazione della vita; la figura del regista demiurgo, creatore di un mondo a sé stante, diviene doppio dell’autore, che attraverso il medium cinematografico, come il suo personaggio attraverso quello drammatico, cerca il senso profondo della propria esistenza in una modernità sempre più priva di valori di riferimento. La sorprendente scenografia teatrale, che presuppone a sua volta una macchina scenica di straordinaria elaborazione, inizialmente riproduce i luoghi-cardine dell’esperienza di Caden, ma presto si tramuta in un vero e proprio microcosmo: in esso ciascuno è interpretato da un suo doppio in una totale fusione delle identità soggettive, in cui si sviluppa un continuo scambio di ruoli e di personalità in una junghiana logica di subconscio collettivo. Tuttavia, solo attraverso la duplicazione di sé sulla scena, il protagonista, reso magistralmente da Hoffman, può comprendere a fondo la propria interiorità e gli altri.

La pellicola è strutturata quindi sull’elemento linguistico e introiettivo: aspetto preponderante è infatti la verve inventiva sviluppata all’interno di sceneggiatura e decoupage, la progettazione della messa in scena del film, ma non viene trascurata nemmeno la regia, equilibrata e ben ponderata; senza dubbio, la coincidenza dei ruoli di regista e di sceneggiatore in una sola persona, Kaufman, implica una ovvia identità di intenti tra le due figure e una realizzazione perfettamente armonica. Il film è dunque stimolante e ben realizzato, ma decisamente non immediato, coinvolgendo lo spettatore in una compiuta formulazione di una densa, a volte oscura, analisi esistenziale.

19/06/2014

Cast e credits

Titolo Originale
Synecdoche, New York
Distribuzione
Bim Distribuzione
Durata
124'
Produzione
Anthony Bregman, Charlie Kaufman, Sidney Kimmel, Spike Jonze
Sceneggiatura
Charlie Kaufman
Fotografia
Frederick Elmes
Scenografie
Mark Friedberg
Montaggio
Robert Frazen
Musiche
Jon Brion
Costumi
Melissa Toth

Trama

Il regista Caden Cotard, lasciato dalla moglie Adele, partita per Berlino con la figlia Olive, è afflitto da un misterioso disturbo neurologico e ossessionato dalla morte. Nel tentativo di dare un senso alla propria vita, il protagonista decide di dirigere uno spettacolo teatrale che metta in scena la propria esistenza, i luoghi e le persone che ne hanno fatto parte, oltre a quella degli interpreti scelti per la resa drammatica
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