Tesnota

Tesnota


Kantemir Balagov

Drammatico | Russia
(2017)

tesnota

Kantemir Balagov nasce il 28 luglio 1991 a Nal’čik, capitale della Cabardino-Balcaria, repubblica della Federazione Russa del Caucaso settentrionale. Da adolescente vede tanto cinema mainstream e gira corti con gli amici, producendo pure una webserie. All’università, però, si iscrive alla facoltà di economia, finché non scopre che nella sua città natale l’università ha aperto un laboratorio di filmmaking tenuto da un insegnante d’eccezione, Aleksandr Sokurov. A quel punto, sospende gli studi e, senza peraltro avere idea di chi fosse Sokurov, decide di partecipare alla selezione. Il resto, come si suol dire, è storia. Mentre in Italia esce “Tesnota” (grazie a Movies Inspired), uno dei film-rivelazione del Festival di Cannes del 2017, Balagov ha già realizzato e portato nuovamente all’interno del programma di Un Certain Regard la sua opera seconda “Beanpole” vincendo il premio per la miglior regia e (per la seconda volta) il premio Fipresci.

Si può affermare senza dubbio che, benché alcuni superlativi utilizzati da certa critica possano apparire esagerati, il lavoro di Balagov, guidato dal suo mentore Sokurov (che ha trovato i fondi per realizzarlo), sia tra gli esordi più preziosi degli ultimi anni. Ambientato proprio a Nal’čik e ispirato a una storia ivi accaduta negli anni 90 (raccontata al giovane regista dal padre), Balagov si presenta nel prologo con una didascalia in sovrimpressione che ricorda la voce fuori campo di Hou Hsiao-hsien di “A Time To Live, A Time To Die“. Solo che l’esordiente sceglie di non raccontare la “sua” storia, ma una posta ai margini della propria comunità: mentre i cabardini sono la maggioranza etnica a cui il regista appartiene (e sono in prevalenza musulmani), la protagonista Ilana e la sua famiglia appartengono alla minoranza ebraica.

Ila è una ventenne che lavora nell’officina di riparazioni del padre ed è così che la conosciamo mentre armeggia coi ferri del mestiere e ricorda al genitore le commesse. Salopette di jeans, maglione consumato, cappellino da baseball messo alla rovescia e mani sporche sono elementi sufficienti per sottolineare l’alterità ribelle e selvatica della giovane rispetto al canone femminile tradizionale, perfettamente incarnato dalla madre con cui è in perenne contrasto. La famiglia è in subbuglio perché quella sera si festeggia il fidanzamento di David, il figlio cadetto, che sposerà una altrettanto giovanissima ragazza ebrea. Alla fine della cena, Ila sgattaiola dalla finestra per vedere fugacemente il suo innamorato Zalim, un ragazzo cabardino e, in quanto tale, inviso alla famiglia (il regista racconta nelle interviste che egli stesso è stato fidanzato con una ragazza ebrea e del difficile rapporto con la di lei madre). Al suo ritorno a casa scopre che è stato appena recapitato un inquietante messaggio: David e Lea, usciti poco prima, sono stati rapiti. Al contrario di quanto farebbe Asghar Farhadi, l’aspetto thriller è solo un detonatore di angosce e dissidi pregressi, funzionali a sviluppare la traiettoria psicologica ed emotiva di Ila in seno alla famiglia. Infatti, non seguiamo il dramma di David ma quello della ragazza, in bilico tra l’affezione parentale e una totale ribellione alle formalità e alle regole della sua comunità (o “tribù”, come dice la madre). Nella parabola della famiglia di Ila il sacrificio di sé per l’altro è inserito in un contesto in cui l’emancipazione dall’assetto tribale della comunità diviene mera utopia, a sua volta incastrandosi in irrisolte dinamiche etniche.

Le tensioni tra etnie differenti non sono il nodo dirimente di “Tesnota” ma l’inevitabile cornice entro cui si muove l’ntera azione narrativa: d’altra parte il set temporale è il 1998, l’anno prima dello scoppio della Seconda guerra cecena (la prima era finita nel ’96). La Repubblica Cabardino-Balcaria non è toccata direttamente dal conflitto, ma la guerra è vicina, i giovani ne respirano i veleni: a circa metà film Ilana, dopo un alterco con la madre, passa la serata in compagnia di Zalim e della sua comitiva di amici (che non sanno che la giovane è ebrea). Bevono e fumano, sballandosi mentre ascoltano canzoni da una videocassetta: a un certo punto i video musicali finiscono e si capisce che essi sono stati sovrascritti su un’altra registrazione. Si tratta di vere riprese provenienti dal fronte della guerra cecena: immagini in bassissima definizione di cadaveri e di morti fino alla straziante sequenza dell’esecuzione di un soldato russo. Balagov utilizza uno snuff che lui stesso, insieme ai suoi amici, aveva visto da adolescente rimanendo in egual misura disgustato e ipnotizzato; in tal modo ha la possibilità di traslare il proprio vissuto incorporando le immagini del tape clandestino alle reaction shot dei suoi personaggi: alla fine, provato, Zalim dice saggiamente che non è giusto massacrare altri esseri umani, mentre un suo amico giustifica la violenza perché i ceceni difendono il loro territorio. La videoregistrazione è l’unica vera scena di violenza presente e non è simulata (elemento che ha fatto storcere il naso alla critica americana), ma essa costituisce la linea di forza che innerva un’opera che ha al suo centro le relazioni umane e, in particolare, quelle familiari.

La violenza è dovuta a un eccesso di “tesnota”, un termine traducibile con “prossimità”, “aderenza”, “strettezza”, e “Tesnota” è difatti un film di abbracci che si trasformano in morse da cui è impossibile districarsi. Balagov lavora intorno a questo concetto, utilizzando un formato 4:3 che costringe i personaggi in dimensioni spaziali spesso claustrofobiche: le inquadrature ritagliano gli spazi in base alla dialettica tra la presenza fisica dei personaggi e i pieni e i vuoti di una fotografia cangiante. Da questo punto di vista l’autore dimostra di avere le idee straordinariamente chiare, riuscendo a coniugare l’istanza di realismo proveniente dal cinema dei fratelli Dardenne e dalla scuola rumena (Mungiu in primis) a una stilizzazione fotografica che intensifica il contrasto simbolico tra colori caldi e colori freddi. Balagov stesso spiega come la palette blu scelta per Ila, Zalim ma anche per gli ambienti in cui essi sono a loro agio (come la sua camera) rappresentano la loro voglia di libertà, mentre le cromie rosse e arancioni intensificano la soffocante atmosfera familiare. Un gioco di rispondenze cromatiche a cui si prestano i set, i costumi, gli oggetti di scena e che possono ricordare il Godard degli anni Sessanta. Il regista, allora ventiseienne, si distrae dalla fotografia grigia e cupa delle correnti realiste europee, per dipingere su pellicola la contraddittoria verità emotiva dei protagonisti. In una delle sequenze più dure e spiazzanti, una Ila fuori di sé si rinchiude con Zalim in una stanzetta; la lente grandangolare acuisce la profondità di campo mettendo distanza tra lo spettatore e i due personaggi che si intravedono soltanto a causa dello stretto corridoio: il viraggio della fotografia è in rosso e l’avvinghiarsi dei corpi muta l’amore in violenza.

Oltre alla maturità dello sguardo di Balagov e alla sicurezza della sua mano registica, un’altra sorpresa di quest’esordio è l’interpretazione Darya Zhovnar nei panni di Ila. Sguardo di brace, bellezza androgina, movenze selvatiche e attitudine ribelle: inizialmente può ricordare la dardenniana Émilie Dequenne di “Rosetta”, ma quando alla fine del film risponde quasi senza voce alla morsa della madre diveniamo sicuri che anche di questa attrice risentiremo parlare.

04/08/2019

Cast e credits

Titolo Originale
Tesnota
Distribuzione
Movies Inspired
Durata
118'
Produzione
Example of Intonation, Lenfilm
Sceneggiatura
Kantemir Balagov, Anton Yarush
Fotografia
Artem Emelianov
Scenografie
Alexey Paderin
Montaggio
Kantemir Balagov
Costumi
Lidiya Kryukova

Trama

1998, Nal'čik, Caucaso del Nord, Russia. Ilana, 24 anni, lavora nel garage di suo padre per aiutarlo a sbarcare il lunario. Una sera, la sua famiglia allargata e gli amici si riuniscono per celebrare l’imminente matrimonio di suo fratello minore David. Più tardi quella stessa notte, la giovane coppia viene rapita ed è avanzata una richiesta di riscatto. In questa enclave ebraica molto unita coinvolgere la polizia è fuori questione. Come farà la famiglia a raccogliere i soldi per salvare David? Ilana e i suoi genitori, ognuno a suo modo, si spingeranno molto in avanti, consapevoli di correre dei rischi.
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