The Beatles: Get Back

The Beatles: Get Back


Peter Jackson

Documentario | Gran Bretagna, Nuova Zelanda, Usa
(2021)

Get Back” accorpa in quasi otto ore, accuratamente restaurate, centinaia di ore delle sessioni di registrazione del gennaio 1969, in cui vide la luce il materiale che finirà nell’album “Let It Be” (pubblicato nel 1970 dopo “Abbey Road” – che, nel gennaio 1969, non era ancora stato concepito). Sessioni che sinora erano state ritenute disgraziate e fallimentari. Quei giorni, secondo le più accreditate esegesi (Ian McDonald, “The Beatles. L’opera completa”, 1994), non condussero da nessuna parte, partorendo un disco di livello non altissimo e contribuendo in misura significativa alla fine della band.

Le sessioni avrebbero dovuto concludersi con uno show televisivo, che avrebbe dovuto sancire il grande ritorno della band (non si esibiva più da tre anni). Per documentare il tutto, era stato appositamente affittato uno studio e chiamato il regista Michael Lindsay-Hogg. Ma le sessioni nel grande studio si interruppero: i Beatles dopo pochi giorni preferirono tornare agli ambienti più confortevoli della Apple, abbandonando un luogo non familiare. L’esibizione televisiva fu cancellata, si optò per un concerto estemporaneo e non autorizzato sul tetto della Apple.

Il lavoro di montaggio di Jackson di questo celebre concerto sul tetto (sul quale già si concentrò il film che alla fine ne fu tratto da Lindsay-Hogg, “Let It Be”, 1969) fa ampio ricorso allo split-screen, dando modo di assistere contemporaneamente all’esibizione e ai suoi spettatori. Mentre i Beatles suonano, assistiamo allo scompiglio per strada, a interviste che catturano le reazioni dei passanti e all’impacciato intervento delle forze dell’ordine, chiamate per disturbo della quiete pubblica, che faticano a introdursi nell’edificio e a raggiungerne il tetto per porre fine al concerto. Qui potrebbe venir facile una metafora (in realtà solo una suggestione): l’intervento della polizia è come spegnesse il sogno dei Sixties. Ma non è questa la storia che “Get Back” racconta.

I Beatles avevano davvero in mente, in quel gennaio, una storia, un tema da raccontare con un documentario. Paul, in particolare, aveva in mente un futuro per la band. È lui che si sforza di tenere vivi i Beatles. O almeno, quelli che ha in mente lui. Il lavoro di montaggio di “Get Back” ci mostra spesso i Beatles interrogarsi sul farsi del documentario. Constatano l’assenza di materiale significativo, commentano gli stenti a far emergere la narrazione quale l’avevano in mente. Ossia il progetto, caldeggiato da Paul McCartney, di tornare alle origini (get back), abbandonando le registrazioni ricche e stratificate degli ultimi album a favore di un rock’n’roll viscerale in presa diretta, come dal vivo.

Finzione vs. creazione. Menzogna vs. verità?

E invece. Vedendo “Get Back”, si capisce che questo bel racconto faticava a farsi realtà: non era proprio aria, sarebbe stato una menzogna. “Get Back” è allora più di quello che avrebbe dovuto essere all’epoca. È una rivincita della realtà dei fatti. Una storia c’era, naturalmente: ma non era quella che Paul e gli altri avevano in mente. Questa storia è – niente di più, niente di meno – quello che stava avvenendo. Le dinamiche interne di una band che sta per esplodere, e nel frattempo si sforza di resistere, creare. La storia che “Get Back” racconta (i protagonisti non la potevano conoscere, mentre avveniva) è anche Storia, ma che nessuno aveva ancora conosciuto con la completezza e ricchezza di dettagli che offrono le tante ore di materiale selezionate da Peter Jackson.

“Get Back” mette in scena lo scontro fra una serie di opposti. L’intenzione di raccontare una storia contro una vicenda che prende una strada diversa. La finzione (l’intenzione di documentare, tramite mezzi audiovisivi, una cosa che non sarà) si scontra con l’autenticità (musicale) della creazione. Finzione vs. creazione? Anche. La finzione sta nell’atto intenzionale, perciò stesso artefatto, di documentare una realtà precostituita. Perciò artefatta in partenza. La creazione artistica, quale si produce sotto i nostri occhi, è invece autentica: è invenzione, puro atto creativo intrinsecamente genuino.

In “Get Back” sono state pulite alcune registrazioni audio che catturano dialoghi che i Beatles non avevano voluto rendere udibili, intenzionalmente. Ci è così possibile vivere qualcosa di assolutamente raro: assistere a dinamiche autentiche e prive di filtri di qualcosa avvenuto oltre 50 anni fa. Lindsay-Hogg, tra l’altro, aveva registrato anche all’insaputa del gruppo (ciò è evidente quando ascoltiamo solo l’audio di una registrazione effettuata nascondendo il microfono in un vaso di fiori).

“Get Back”, con i suoi tempi dilatati, le sue stasi, i suoi indugi, cattura davvero il processo creativo: le sue pause, i ripensamenti, i cambi di direzione. Segue la trasformazione di un progetto, quello di Paul che vuole unire la band e portarla avanti e non ci riesce. C’è improvvisazione, incertezza, indeterminazione: parti del processo creativo. La lunga durata fa sì che si percepisca veracemente, come difficilmente accade in altri documentari analoghi, tutta l’aleatorietà della creazione. “Get Back” non è, mai, celebrativo, come di solito queste operazioni, tese a mostrare il making of di un’opera.

Si tratta di un momento chiave, di svolta, di una delle band più importanti della storia, in cui le personalità dei quattro emergono molto chiaramente, e si vedono divergere. La determinazione e la dedizione di McCartney. La stralunatezza, sardonica e sarcastica, di Lennon (sempre e costantemente accompagnato da Yoko Ono). Lo scazzo di Harrison, che apre la crisi del progetto iniziale abbandonando gli studi, e poi rientra nel gruppo, paziente. La tranquilla indolenza di Ringo. Il ruolo di Billy Preston, invitato da Harrison a partecipare alle registrazioni alla Apple, la cui presenza estranea si rivela fondamentale a spronare la band, a superare lo stallo e vivificare il processo creativo.

Principio di indeterminazione

Eppure… Sopra a ogni cosa, è evidente come i Beatles si sentissero costretti a registrare, perché avevano affittato una troupe, che ormai sta lavorando. Ne sono circondati, giorno dopo giorno. E non ne sono entusiasti. Le performance di quel gennaio avvengono perché sono innescate dal fatto stesso che le stanno registrando, e sono in corso le riprese. Qualcosa dovevano fare. Se non ci fosse stato qualcuno a riprendere costantemente, può essere che quelle performance non sarebbero avvenute in quel modo. Non sarebbero avvenute proprio? Sarebbero avvenute in modo diverso?

Dimostrazione evidente dell’impatto determinante che ha – su esibizioni e performance – il fatto di essere ripresi, è il concerto sul tetto. Prima di esibirsi, i Beatles sono ancora indecisi se farlo. In questo momento sono liberi (be’… quasi): non hanno affittato una sala, non hanno venduto biglietti, non hanno impegni. Ma c’è pur sempre qualcosa che li condiziona. Ed è la spinta di tutto un “circo” che si è messo in moto e si muove attorno a loro. Lindsay-Hogg ha preparato tutto accuratamente: ha collocato di nascosto nove videocamere sui tetti di fronte, per strada, al piano terra, una nascosta nella hall… Se il montaggio del concerto in split screen è splendido, quel che è davvero interessante è la ricostruzione di quello che viene prima, la preparazione del concerto stesso, che ci permette di comprendere con evidenza inconfutabile come il farsi realtà di qualcosa che viene catturato da una macchina da presa sia sempre, inevitabilmente e in larga misura, il frutto di una messa in scena. Ovvero il prodotto della consapevolezza che quel che si va a mettere in scena sarà oggetto di documentazione visiva.

Estendendo questa constatazione a tutto “Get Back”, l’intero documentario è la costante messa a fuoco dell’impatto dell’essere registrati sulla registrazione, in cui l’intenzione si scontra con l’azione. Dinamica che fa da innesco anzitutto al processo creativo, prima ancora che a una performance.

06/12/2021

Cast e credits

Titolo Originale
The Beatles: Get Back
Distribuzione
Walt Disney Studios
Durata
460'
Produzione
Apple Corps, Polygram Entertainment, Walt Disney Pictures, WingNut Films
Montaggio
Jabez Olssen
Musiche
The Beatles

Trama

Il documentario percorre tutto il mese di gennaio 1969, seguendo la creazione dei brani che sarebbero stati contenuti nell'ultimo album dei Beatles, "Let It Be", concludendosi con le riprese della prima esibizione dal vivo dopo tre anni, il celebre concerto sul tetto
Congo Boy
Congo Boy

LOCARNO 79 - Esordio registico molto promettente in bilico fra romanzo di formazione autobiografico e film musicale d'evasione

Paper Tiger
Paper Tiger

LOCARNO 79 - James Gray realizza con "Paper Tiger" una nuova opera perfettamente coerente con la propria poetica, ma anche, al contempo, un momento di riflessione e bilancio relativo alla sua filmografia

A New Dawn
A New Dawn

Ridotto nel minutaggio, nel cast e nella fabula l'esordio alla regia dell'artista visuale Shinomiya Yoshitoshi "A New Dawn" mostra la sua ambizione nello stile visivo sfaccettato e nella struttura narrativa che mescola costantemente passato e presente, proponendo un coming of age stimolante e non banale

Ricchi… da morire – Delitti in famiglia
Ricchi… da morire – Delitti in famiglia

La storia, raccontata in flashback dal braccio della morte dal cinico Becket Redfellow, segue il suo spietato e calcolato piano per eliminare uno a uno i sette bizzarri parenti miliardari che lo separano da una colossale eredità familiare. La sua letale scalata verso la ricchezza si complica terribilmente quando entra in scena l'imprevedibile Julia, trasformando la vendetta in un caotico e pericoloso gioco di inganni in cui nessuno è al sicuro.

L’Hangar Rosso
L’Hangar Rosso

Ambientato a Santiago del Cile durante il golpe dell'11 settembre 1973, il film segue il capitano dell'aeronautica Jorge Silva, costretto dai superiori a trasformare la sua accademia militare in un brutale centro di detenzione e tortura per prigionieri politici. Diviso tra l'obbedienza cieca al nuovo regime di Pinochet e i dettami della propria coscienza, Silva si troverà davanti a un drammatico bivio morale quando gli verrà ordinato di giustiziare due giovanissimi detenuti

Odissea
Odissea

Ipotetico coronamento delle ambizioni del suo autore, l'"Odissea" di Christopher Nolan è una reinterpretazione tanto efficace dal punto di vista sensoriale quanto irresoluta da quello discorsivo, una frenetica cavalcata attraverso immaginari, generi, ambientazioni ed eventi che si sviluppa intorno alla modernizzazione dell'eroe eponimo

Kontinental ’25
Kontinental ’25

Radu Jude trasforma la morte di un senzatetto in un'indagine sulla responsabilità morale, sul senso di colpa e sulle contraddizioni della società contemporanea. Un saggio cinematografico che privilegia il confronto delle idee alla narrazione, trovando nella propria irresolutezza tanto la sua forza quanto il suo limite

Scary Movie
Scary Movie

Questo nuovo capitolo della saga di "Scary Movie" segna il ritorno al team creativo dei fratelli Wayans e delle due protagoniste principali. Cambia poco rispetto al passato, con tante battute stupide e forse qualcosa (molto poco) da dire