The Running Man

The Running Man


Edgar Wright

Azione, Fantascienza, Thriller | Regno Unito, Usa
(2025)
6.5

Quando nel 1982 Stephen King pubblica “The Running Man” (distribuito in Italia con il titolo “L’uomo in fuga”), mostra al mondo il presagio di un futuro infausto, immaginando un 2025 orwelliano in cui gli Stati Uniti soccombono nel baratro di un sistema parafascista governato dallo show business, arma di manipolazione della verità e ottundimento del popolo. Non è quindi un caso che, proprio nell’anno della sua ambientazione e in un clima universale politicamente rovente, il romanzo venga ripescato da un regista eclettico come Edgar Wright, nel tentativo di realizzare un adattamento più fedele rispetto a quanto fatto nel 1987 da “L’implacabile”, che ne stravolgeva completamente la storia per assorbirla nei canoni più fatiscenti del cinema muscolare hollywoodiano.

È proprio la conformità all’universo delineato da King a rappresentare uno dei tratti più interessanti dell’operazione di Wright, che non attualizza il world building ma propende verso una ricostruzione alternativa e totalmente retro-futuristica del nostro presente. Non c’è quasi traccia di internet e dei social media, si usano le VHS e la tv generalista è ancora il principale fulcro di influenza delle masse. Una volontà precisa e palpabile di omaggiare l’immaginario di un cinema d’altri tempi, coerentemente alla linea consolidata nei due precedenti “Baby Driver” e “Ultima notte a Soho“, questa volta intersecando le atmosfere cupe di “Blade Runner” con la fantascienza distopica e satirica di Paul Verhoeven, in un profluvio instancabile di azione e inseguimenti adrenalinici à la “Terminator”. Un film che trasuda dell’ormai tipica cinefilia wrightiana, senza disdegnare richiami espliciti e spassosi easter egg, come la faccia di Schwarzenegger (protagonista proprio de “L’implacabile”) stampata sulle banconote.

In questo contesto si sviluppa la storia di Ben Richards, un uomo alla disperata ricerca di denaro per poter curare la figlia malata e che trova suo malgrado un’occasione irrinunciabile nel brutale programma televisivo che dà il titolo al film. Un reality show in cui tre concorrenti, attinti da quella che i potenti considerano la feccia della società, devono cercare di fuggire e nascondersi per trenta giorni braccati dai “cacciatori”, killer feroci al servizio dell’emittente. I “runner” non sono sulla carta rintracciabili se non attraverso le denunce degli spettatori e vengono spronati a continuare da ricompense in denaro per ogni giorno di sopravvivenza e per ogni “cacciatore” ucciso. Regole che ben presto si dimostrano fallaci e ingannevoli, perché il network non è altro che il fulcro di un totalitarismo effimero, machiavellico, onnisciente e ubiquo, il cui unico scopo è il mantenimento del controllo tramite l’assopimento delle menti. È quindi evidente come l’idea del “Quinto potere” disumanizzante profetizzata da Lumet venga qui spinta all’estremo, confluendo in una realtà panottica e parossistica, dove l’assenza di valori ideologici rende la spettacolarizzazione della tragedia il criterio direzionale per le sorti individuali.

Ben Richards è il simbolo della frustrazione degli invisibili all’interno del classismo sistemico manovrato dalle alte sfere mediatiche; un protagonista impulsivo e autodistruttivo, mosso dall’ira e dalla sete vendicativa lungo una parabola incontrollata da sindacalista martirizzato e padre miserabile a eroe dell’insurrezione. Glen Powell si dimostra ancora una volta un sagace trasformista, capace come in “Hit Man” e “Chad Powers” di sfruttare al meglio i travestimenti per dare sfoggio a una varietà di sfaccettature intrinseche all’animo del suo personaggio. Ad accompagnarlo è un cast esplosivo, fatto di strambi comprimari che esaltano il sarcasmo nelle situazioni paradossali (tra cui un irresistibile Michael Cera nei panni di un fervente quanto improbabile rivoluzionario) e di antagonisti spietati che intensificano la caratura impietosa del potere (come il magnate produttore e il farsesco conduttore interpretati dagli ottimi Josh Brolin e Colman Domingo).

La sceneggiatura di Wright e Michael Bacall pullula perciò di spunti elettrizzanti, di cui tuttavia il film non riesce del tutto a catalizzare le potenzialità. Dopo un rapido incipit abbastanza grossolano, “The Running Man” si stabilizza su una tessitura incalzante e iperattiva coincidente con l’inizio del gioco, in cui l’identità stilistica del regista si concretizza in sequenze d’azione dal notevole impatto visivo, con movimenti complessi della macchina da presa e un uso misurato del montaggio intellettuale. È invece sul piano narrativo che appaiono le carenze principali, con una struttura concentrata sul progredire del racconto che lascia all’esplicita dichiarazione satirica del soggetto tutto il carico della riflessione sociopolitica. Le contrapposizioni e i rapporti di forza tra popolo e oppressori rimangono schematizzate in una forma essenziale e piuttosto manichea, rinunciando alla credibilità di certe situazioni e ad approfondire la complessità generatrice dello scoppio rivoluzionario, così come alcune tematiche di profonda attualità vengono trattate in maniera fin troppo basilare (è il caso su tutte dell’IA generativa). Scelte che se da un lato appaiono funzionali a condensare il bollore sovversivo in un irrefrenabile e appassionato divertimento, dall’altro rendono al contempo l’opera meno brillante e ispirata rispetto agli standard a cui ci ha abituato Wright, come dimostra soprattutto il finale decisamente caotico, nonché unica parte con delle massicce variazioni rispetto al testo originale.

“The Running Man” finisce comunque per risultare nel complesso un film coinvolgente e impetuoso, sforzo ammirabile di utilizzare un nostalgico alone fantascientifico per catturare l’urgenza di contrastare e prevenire le derive dell’assolutismo moderno, appoggiandosi alle premonizioni sempre più inquietantemente reali del romanzo di King. Di certo Wright non riesce pienamente nei suoi intenti e l’opera soffre di un’architettura eccessivamente rocambolesca che limita l’efficacia del substrato concettuale, ma grazie ad un linguaggio chiaro e definito, all’elevato tasso tecnico e alla tensione serrata che pervade la successione degli eventi preserva in definitiva un indiscutibile valore di intrattenimento soddisfacente e qualitativo.

15/11/2025

Cast e credits

Titolo Originale
The Running Man
Distribuzione
Eagle Pictures
Durata
133'
Produzione
Complete Fiction, Genre Films, Paramount Pictures
Sceneggiatura
Edgar Wright, Michael Bacall
Fotografia
Chung-hoon Chung
Scenografie
Marcus Rowland
Montaggio
Paul Machliss
Musiche
Steven Price
Costumi
Julian Day

Trama

In un universo distopico controllato dai network televisivi, Ben Richards è un uomo qualunque che per salvare la figlia malata decide di partecipare a "The Running Man", un reality show mortale in cui i concorrenti inseguiti da killer professionisti devono sopravvivere per trenta giorni fuggendo attraverso la nazione.
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