The Wicked Gift

The Wicked Gift


Roberto D Antona

Horror Psicologico, Thriller | Italia
(2017)
Fin dall’introduzione “The Wicked Gift” si pone come horror psicologico in un senso più proprio di quello, pretestuoso, comunemente inteso, esplicitando il legame tra la psiche e le esperienze inconsce dei protagonisti e gli orrori con cui si devono confrontare. A riprova di ciò vi è l’archetipicità dei luoghi in cui gli incubi si concretizzano e la loro natura enigmatica finché ivi rimangono. Così come queste inquietanti rêverie si riflettono in eventi crudi e chiari nel corso della narrazione l’onirismo di queste sequenze è adombrato dalla prevedibile componente thriller, sempre più essenziale per il genere e banalizzante in questo caso gli aspetti che ancora possono dirsi, se non originali, perlomeno personali. Stando infatti alle parole del regista la sua opera prima deriva da paure personali e dalla volontà di esorcizzarle mediante il tanto amato medium cinematografico, verso il quale in effetti il film non lesina dimostrazioni d’affetto, siano esse esplicite (la sequenza nel cinema) che implicite (le copiose citazioni). Questo aspetto, così comune in questo genere di produzioni, è matrice del film così come di alcune delle principali debolezze della pellicola.

Salaci commentatori del web hanno criticato l’esordio di Roberto D’Antona sottolineandone la natura poco più che amatoriale e soprattutto la sua presunta esterofilia, evidente nel titolo e nei nomi di alcuni protagonisti, finendo quindi per giudicarlo come emblema della contemporanea crisi del cinema dell’orrore italiano. Posto che le radici di questa “crisi” sono endemiche e produttive prima che estetiche, “The Wicked Gift” si smarca da ambedue queste critiche in modo piuttosto netto fin dall’inizio: la realizzazione tecnica, pur evidentemente gravata dalla scarsità dei finanziamenti, è in fin dei conti ammirevole, soprattutto per quanto concerne la fotografia e la colonna sonora (e in questo senso la prima sequenza onirica è un ottimo biglietto da visita), mentre il rifarsi a più affermati modelli internazionali è ciò che ha sempre contraddistinto il cinema di genere italiano, anche nella sua presunta età dell’oro, come i nominativi nei titoli di testa di quasi ogni horror, thriller e via dicendo di quegli anni testimoniano (per non parlare dei nomi dei personaggi e modelli figurativi: Argento è sempre l’esempio più chiarificatore). Al contempo l’italianità della pellicola è ribadita in quasi ogni scorcio del paesaggio novarese che ne è il setting principale.

Questo non vuol dire che il film in questione sia esente da difetti, tutt’altro. Se la fotografia e gli effetti visivi dimostrano quanto oramai qualsiasi produzione possa realizzare un aspetto esteticamente gradevole, la recitazione di più personaggi, compreso sfortunatamente il protagonista-regista, evidenzia i limiti produttivi dell’opera, la quale ha in realtà il suo vero vulnus nella sceneggiatura, questo sì in concordanza con gli standard internazionali del genere. D’Antona, nonostante la giovane età (classe ’92), non è uno sprovveduto e, pur non realizzando mai sequenze magistrali e talvolta parendo stucchevole nel cercare di dare personalità alla sua regia (come certi piani di ripresa enfaticamente statici e prolungati), si dimostra capace di gestire il ritmo per tutti i 111 minuti della pellicola e di confezionare momenti notevoli come l’introduzione e il confronto finale col demone nell’onirica controparte della dimora del protagonista. Ciò in cui non riesce è pertanto la caratterizzazione dei suoi personaggi e ancor più del mondo narrativo di demoni e maledizioni che sta alla base della trama di “The Wicked Gift”, assumente come modello il cinema di James Wan dell’ultimo decennio e così rimarcando però l’incapacità nel seguirlo fino in fondo. Tolta l’iconografia à la “Grudge” del demone e i frequenti siparietti comici fra i due improvvisati investigatori al centro della vicenda, derivati dai trascorsi da comico del regista, il film si mostra difatti come un emulo della fortunatissima saga di “The Conjuring“.

Pertanto è dove la personalità dell’autore emerge maggiormente, ovvero lo script, che il film si dimostra inequivocabilmente irresoluto, evidenziando forse una troppo ancora marcata influenza da parte dei numerosi audiovisivi realizzati precedentemente da Roberto D’Antona, in primis videoclip, fanfilm e prodotti seriali. Il peccato mortale della sceneggiatura di “The Wicked Gift” è infatti la coesistenza di troppi registri, tipica anche del modello, ma qui rivelatasi come debolezza a causa della scarsa verve di molti degli interpreti e di talune lungaggini in cui contribuiscono a far incappare il film (oltre agli immancabili comportamenti irrazionali da film dell’orrore), fisiologiche in un serial ma dannose in un lungometraggio. Bisogna sempre ricordare che questo è l’esordio alla forma-film del giovane cineasta e che è probabile che molte perplessità dell’opera si dimostrino in futuro elementi costitutivi del cinema d’antoniano e che un maggiore controllo per quanto riguarda la scrittura e la recitazione renda le anomalie e le incoerenze dell’opera prima dei motivi di interesse. Per questa ragione il sottoscritto non se la sente di dare molto peso a quella che lui definirebbe la principale debolezza concettuale della pellicola, cioè l’incapacità di sviluppare l’interessante idea cui si accennava in esergo. L’horror psicologico come letterale narrazione degli abissi della psiche dei protagonisti non è certo particolarmente originale come spunto ma perlomeno è qualcosa che può permettere di distanziarsi, in futuro, dalla perseguita prevedibilità di un film simile a troppi altri per poter soprassedere sulle sue mancanze produttive.

08/04/2018

Cast e credits

Distribuzione
D Production, L, Movie Planet Group
Durata
112'
Produzione
D Production, L, Movie Planet Group
Sceneggiatura
Annamaria Lorusso, Roberto D’antona
Fotografia
Stefano Pollastro
Scenografie
Giacomo Carri, Cristina Francese, Danila Leoni
Montaggio
Roberto D’antona
Musiche
Autora Rochez
Costumi
Annamaria Lorusso, Paola Laneve

Trama

Il giovane designer Ethan è tormentato da incubi frequenti e via via più macabri che, a un certo punto, cominciano a parere come anticipazioni di crimini effettivi. Sempre più turbato viene convinto dal suo migliore amico a incontrare una medium, la quale non si capacità del suo presunto dono premonitore, fino a rendersi conto che questo probabilmente nasconde una motivazione molto più oscura.
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