The Banishment

The Banishment


Andrey Zvyagintsev

Drammatico | Russia
(2007)

Dopo la vittoria a Venezia con “Il ritorno” nel 2003 , Andrey Zvyagintsev ha presentato al festival di Cannes del 2007 il suo secondo lavoro, “The Banishment”, tratto dal racconto “The Laughing Matter” di William Saroyan, autore e drammaturgo armeno-americano. “The Banishment” è una prosecuzione artistica perfettamente coerente con il percorso cinematografico del suo autore; indubbiamente è un’opera difficile, ellittica, tutt’altro che immediata nel contatto con lo spettatore.

Infatti la tendenza di Zvyagintsev a universalizzare il percorso dei suoi personaggi si radicalizza evidentemente: in partenza sembra di assistere a un dramma familiare venato di noir, poi, con il procedere della storia, il tessuto narrativo si assottiglia gradualmente fino alla completa neutralizzazione, diventando exemplum, paradigma.

Il regista decide di seguire la strada più ardua: procede per sottrazione. E così i personaggi si spogliano delle proprie specificità, i dialoghi si laconizzano fino al silenzio, il vuoto prevale sul pieno. Resta solo l’immagine, in tutta la sua purezza. Questa affascinante verginità espressiva produce però una rappresentazione più ermetica e complessa che si estrinseca in icone, simboli. Il superfluo è nascosto, tutto ciò che non è strettamente finalizzato allo scopo ultimo viene rimosso, sottaciuto con estrema accortezza.

Il cineasta russo plasma le forme servendosi con consapevolezza della luce e del colore, definendo l’immagine fino a rendere la sua consistenza lucida, fluida, metallica. Gli accostamenti cromatici variano di sequenza in sequenza, preferendo tendenzialmente colori chiari, freddi e contrastivi (geniali reminiscenze della pittura manierista). E non si tratta di una mera ostentazione di formalismo: anche le diverse colorazioni hanno un preciso ruolo simbolico, come nel caso della tinta del vestito della moglie del protagonista che varia in relazione al suo stato mentale.

Poi gli echi tarkovskiani, incredibilmente suggestivi, sono percepibili soprattutto nel rapporto uomo-natura, descritto con movimenti di macchina lenti e precisi, tramite una serie di inquadrature rigorosissime che, al posto di limitarsi a descrivere il paesaggio, riportano l’ideale punto di vista della natura circostante, partendo dall’interno di enormi distese di grano, dalla corteccia degli alberi, o dal livello di vastissimi piani erbosi. Il rapporto diretto tra ambientazione e personaggi, però, si inverte quando sono i rapporti interpersonali il vero soggetto dell’inquadratura. I contatti umani vengono sempre filtrati dall’interposizione di vetri, finestre, superfici trasparenti o riflettenti che – raffinati rimandi bressoniani – raggelano e geometrizzano ulteriormente il contenuto dell’immagine.

Eppure, nonostante l’emotività dei personaggi sia ridotta ai minimi termini, in “The Banishment” non c’è una sequenza che non trapeli una fortissima empatia nei confronti di un’umanità studiata antropologicamente in tutte le sue forme e le sue espressioni. L’attendibilità e l’esattezza di questa analisi è però inscindibile dalla veste formale dell’opera. Il ricco e complesso linguaggio visivo infatti costituisce l’unico codice valido per comprendere gli scarni e stringati congressi verbali. La lingua delle immagini, specialmente quella di Zvyagitsev, è molto ostica, ma le antinomie che la compongono sono dotate di un irrefutabile fascino ipnotico ed evocativo. Si pensi, per esempio, all’aborto forzato della protagonista accostato all’immagine dei figli che compongono tanti frammenti di un puzzle dell’Annunciazione di Leonardo o ai continui, estenuanti riferimenti biblici della sceneggiatura.

Il finale, di astrazione metafisica, è forse uno dei momenti più alti del cinema contemporaneo. La colonna sonora di Arvo Pärt – capolavoro nel capolavoro – vi contribuisce non poco.

Andrey Zvyagintsev vola alto. E incanta.

15/06/2012

Cast e credits

Titolo Originale
Izgnanie
Durata
154'
Produzione
Dmitri Lesnevsky
Sceneggiatura
Artyom Melkumian, William Saroyan
Fotografia
Mikhail Krichman
Scenografie
Andrey Ponckratov
Montaggio
Anna Mass
Musiche
Arvo Part, Andrei Dergachyov

Trama

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