The Look of Silence

The Look of Silence


Joshua Oppenheimer

Documentario | Danimarca, Finlandia, Gb, Indonesia, Norvegia
(2014)

“The Look of Silence” è la seconda parte del dittico di Joshua Oppenheimer incominciato due anni fa con “The Act of Killing“. Nella prima parte il regista texano raccontava l’orrore del regime militare attraverso le interviste ai capi degli squadroni della morte che dal 1965 uccisero oltre un milione di persone nell’Indonesia retta da Suharto. Con quest’opera cambia il punto di vista, si passa a quello delle vittime. Il motivo di tale violenza era quello di ripulire il paese dai comunisti che venivano dipinti dalla propaganda come persone prive di morale e non credenti in Dio. La sinestesia del titolo non è altro che l’immagine ricorrente dello sguardo di Adi Rukin, fratello minore di una delle vittime del massacro nello Snake River del 1965. E il fiume viene ripreso dall’alto, all’alba, con il ponte d’acciaio che domina il suo lento flusso. Sembra impossibile che negli anni 60 fosse il teatro di tale mattanza.

Durante le riprese del primo film Oppenheimer aveva conosciuto Adi e aveva ascoltato la storia del fratello, di come l’avessero rapito e violentato. Riuscì a fuggire fino a casa ma poi fu ripreso e portato via per sempre. Dopo aver concluso le riprese, Oppenheimer aveva “la sensazione precisa che ci fosse ancora qualcosa da esplorare, che ci fosse ancora un altro film da girare e che quella vicenda non fosse conclusa”. E così, racconta sempre il regista, ha iniziato a lavorare su questa storia. Adi decide di incontrare gli uomini responsabili della morte del fratello, ancora oggi impuniti e in ruoli di potere. Fa indossare loro degli occhiali per esaminare la vista. Chiede loro se ci vedono meglio con una lente in più o in meno: costruisce la metafora dell’impossibilità di mettere a fuoco i motivi del genocidio. Dopodiché, comincia a porre delle domande sul passato. Il suo sguardo passa dalla durezza che riserva agli intervistati all’amorevolezza per i genitori anziani. Se la madre non si rassegna, il padre è, ormai, troppo vecchio. Per gli anziani del villaggio, invece, il passato è passato e sarà Dio a fare giustizia.

  

Attraverso l’indagine non si cerca vendetta, ma si cerca di comprendere: anche per questo motivo vengono chiamati in causa i figli degli assassini. Le scene in cui Adi parla a questi uomini in presenza del genitore, responsabile dei massacri, sono agghiaccianti. Il più delle volte sono giovani che apprendono per la prima volta cosa sia stato il padre; qui gli sguardi di silenzio sono di paura e smarrimento. È il confronto tra due generazioni, il bilancio di una terribile eredità. 

La responsabilità di una generazione, l’impunità, il perdono: sono solo alcuni temi in quasi due ore di documentario. Il silenzio dello sguardo di Adi, pieno di domande senza risposta, è un urlo di dolore. “The Look of Silence” è puro cinema nel diventare testimonianza della Storia, non offrendo alcuno sconto neanche alle pesanti responsabilità americane. Diventa anche un’inchiesta pericolosa perché condotta nel territorio dei responsabili ancora in forza; questi ultimi tentano, infatti, più volte, di far breccia dell’anonimato di Adi facendo domande sulle sue origini e su chi fosse il fratello.

Poche volte si può scrivere di un capolavoro e questa è una delle poche volte. Oppenheimer racconta tutto ciò con una cinepresa fissa sui volti e con una fotografia dalle luci morbide che permette di evidenziare bene i colori caldi. Il grande merito del regista texano è di dirigere senza mai essere protagonista, lasciando andare avanti i vari intervstati, soffermandosi su di loro anche nelle pause e nei silenzi. Un grande documentario che diventa vera testimonianza di un passato che si vuole oscurare. Un brivido coglie lo spettatore sui titoli di coda: i tanti “anonimi” che scorrono sullo schermo fanno capire che il passato è ancora presente.

29/08/2014

Cast e credits

Distribuzione
I Wonder Pictures
Durata
98'
Produzione
Final Cut for Real
Fotografia
Lars Skree
Montaggio
Niels Pagh Andersen

Trama

Indonesia: tra il 1965 e il 1966 il generale Suharto prende il potere e dà il via a una delle più sanguinose epurazioni della Storia. Con la complicità e il supporto dell’esercito indonesiano, gruppi para-militari massacrano oltre un milione di persone, tra comunisti, minoranze etniche e oppositori politici. Nato nel 1968, Adi non ha mai conosciuto suo fratello, mutilato e ucciso barbaramente da alcuni membri del Komando Aksi nell’eccidio del Silk River. Il regista Joshua Oppenheimer, che già aveva rotto il silenzio sul genocidio indonesiano con il suo acclamato The Act of Killing - L'atto di uccidere scioccando pubblico e critica di tutto il mondo, porta Adi, il protagonista, a incontrare e confrontarsi con i responsabili di quell’atroce delitto, in un percorso che ha come obiettivo quello di tutti i grandi viaggi: la ricerca e l’affermazione della verità.
L’isola dei ricordi
L’isola dei ricordi

"L'isola dei ricordi" è un'opera di transizione come la fase che il cinema di animazione sta vivendo. Semplificando la trama pur senza lesinare sulla profondità, il film di Crawford e Mercado cerca una nuova identità visiva sperimentando con gli stili

L’albero di molto lontano
L’albero di molto lontano

Ben Gregor firma un fantasy per ragazzi che non ha alcuna impronta autoriale ma riempie tutte le caselle giuste per essere avvincente. Sana e innocua avventura per famiglie, è l'adattamento per lo schermo di uno dei titoli più celebri della popolarissima Enid Blyton

Balcanica
Balcanica

Un'opera di sottrazione rigorosa, che sublima il dramma migratorio in una sospensione esistenziale dove la musica si fa baluardo identitario. Pur penalizzato da alcune fragilità nella scrittura, il film testimonia una coerente e partecipe consapevolezza formale

La città dei vivi
La città dei vivi

Sin dall'anteprima a Venezia 83, l'adattamento di Edoardo Gabriellini de "La città de vivi" ha convinto e non convinto, tra la scelta di lasciare fuori campo il taglio da truecrime, e un sacco di idee interessanti su cui il regista livornese punta non sempre con la stessa convinzione

L’Estranea
L’Estranea

Dopo “La valle dei sorrisi” Paolo Strippoli continua a esplorare la possibilità di contaminazione delle forme del cinema operando uno scatto in avanti rispetto alla capacità di sfruttare le potenzialità del linguaggio cinematografico. La suggestione visiva prevale sul disegno d’insieme ma le ambizioni rimangono intatte. Ottima la prova degli interpreti su cui svettano Jasmine Trinca e Valeria Bruni Tedeschi

Digger
Digger

Un'opera dalla regia rigorosa e viscerale, che conferma la densità stilistica di Iñárritu. Pur con qualche ridondanza strutturale che ne frena la tensione drammatica, il film offre un'efficace e lucida decostruzione psicologica dei personaggi

Her Private Hell
Her Private Hell

Nicolas Winding Refn torna al lungometraggio con un’opera visivamente magnetica che interroga la paternità tra protezione, controllo e possesso. Ma nel tentativo di decostruire la figura del padre, Her Private Hell rischia di trasformare quella della figlia nell’ennesimo oggetto del proprio sguardo

Heart of the Beast – Nel profondo selvaggio
Heart of the Beast – Nel profondo selvaggio

"Heart of the Beast" di David Ayer è l'ultimo di una serie di film che raccontano la wilderness americana rispolverando il mito della frontiera. Ne risulta un film di sopravvivenza in cui lo spazio dell'azione è affiancato da una contemplazione rispettosa del creato in ogni sua forma, retto sull'interpretazione tutta fisica di Brad Pitt