Together

Together


Michael Shanks

Horror | Australia, Usa
(2025)

L’Australia si sta sempre più segnalando come la terra promessa dell’horror contemporaneo: la patria di alcuni dei migliori lungometraggi, come “Relic” (2020) di Natalie Erica James o “Talk to me” (2022) dei fratelli Philippuo, che, negli ultimi anni, sono stati in grado di imporsi in modo indelebile nell’immaginario contemporaneo. Michael Shanks è l’ultimo regista australiano, da un punto di vista cronologico, a realizzare un film capace di rielaborare in modo creativo e originale numerosi archetipi narrativi del genere horror in modo da dare loro nuova vita insieme alla capacità di parlare del presente e delle problematiche, inespresse perché volutamente non elaborate e quindi represse, che attanagliano la società contemporanea.

 

ATTENZIONE SPOILER

 

Proiettato presso la settantottesima edizione del Locarno Film Festival, “Together” riprende e rivitalizza numerosi stereotipi narrativi dell’horror moderno, ad esempio la paura verso le zone rurali e boschive degli Stati Uniti (come il luogo in cui la coppia protagonista si trasferisce), viste come spazi spirituali e fisicamente pericolosi, simbolo del lato oscuro e demoniaco della società nordamericana, ricoperte da backwoods (boschi allo stato quasi primigenio) tenebrosi e minacciosi, altro clichè del genere, perché in essi risiede un potere demoniaco in grado di trascinare l’uomo civile alla follia e alla perdizione. La chiesa hippie che in “Together” era stata eretta nel bosco è il punto di contaminazione fra l’umano e le oscure forze primitive che albergano nella natura extraurbana degli USA, i cui sacerdoti costituiscono un altro stereotipo del genere: l’hillbilly religioso, cioè gli abitanti selvaggi e mostruosi delle zone rurali più isolate e degli States, concretizzati in questo film dal collega della protagonista. Infine, una delle icone drammatiche più ricorrenti dell’horror moderno, la capanna nel bosco, si trasforma in “Together” nella voragine contenente la fonte dell’acqua maledetta e situata precedentemente, non a caso, nella chiesa hippie sede di culti pagani. Qui la coppia passerà una notte, come se fosse appunto una capanna nel bosco in cui rifugiarsi e che, come questa, si configura in realtà non solo come il seme da cui nasce l’orrore, ma anche a soprattutto come un oscuro e tortuoso paesaggio interiore, in cui il dramma interiore della coppia avrà modo di iniziare ad esplicarsi in modo terrificante.

Shanks riesce a rinnovare questi archetipi inserendoli in una cornice narrativa (la storia del film) originale ed elegante ma, al contempo, capace di portare alle estreme conseguenze il filone a cui appartiene, quello del body horror. Difficilmente, infatti, si è vista una concretizzazione più violenta e cruenta di questo sottogenere che fosse, al contempo, capace di lavorare in un modo profondo e significativo sull’orrore delle mutazioni della carne e del corpo. La trama costituisce una cornice narrativa elegante perché semplice ma, al contempo, profonda, cioè capace di veicolare l’orrore tramite una storia che non sia mero contenitore ma contenuto, allo stesso tempo semplice e ricca di stratificazioni. Il regista riprende infatti il mito platonico della metà della mela, metafora dell’essere umano incompleto dalla nascita e destinato a cercare il proprio partner per ricostruire un’unità perfetta. Si tratta di un topos millenario profondamente radicato nella cultura occidentale che viene rivisitato in chiave horror al fine di veicolare in esso tematiche squisitamente attuali, come le profonde difficoltà che caratterizzano le relazioni odierne e, più in generale, l’incapacità di maturare sacrificando il principio di piacere (i sogni adolescenziali) per quello di realtà (il darsi all’Altro da sé sacrificando parte del proprio egocentrismo). La storia di “Together” tematizza una relazione di dipendenza affettiva tossica e, al contempo, ne indica la soluzione: crescere con individui, maturare e abbandonare la propria tendenza narcisistiche per crescere come coppia.

Al contempo, questa rielaborazione vivificante si accompagna alla tendenza opposta per cui gli stereotipi di genere vengono portati all’eccesso e alla saturazione. Questo si verifica sia verso il minimalismo (grazie alla storia, capolavoro di semplicità e, al contempo, profondità narrativa), sia verso l’opposto, cioè le immagini, insieme terribili e barocche, che mostrano la carne prima degli animali e poi dei protagonisti che si fonde e non si stacca provocando dolore indicibile. Esempio di questa tendenza all’eccesso è la sequenza dedicata al rapporto sessuale della coppia, a seguito del quale il protagonista non riesce più ad estrarre il pene dalla vagina della compagna, con tanto di inquadratura che riprende il suo organo sessuale mentre viene tirato fino quasi a strapparsi. Come si può intuire da questo esempio, l’esasperazione conduce infine al grottesco e all’umoristico: si tratta di una macchina narrativa talmente perfetta nella sua capacità di portare alle estreme conseguenze le premesse di genere iniziali che finisce per sfociare volutamente nel grottesco e nel demenziale, ultimo possibile approdo per questo consapevole lavoro sul genere. Ma non è finita qui, dato che la fine del film determina l’ultima trasformazione di questa macchina narrativa sorprendente: la storia si conclude addirittura con insperato lieto fine, in modo da declinarla paradossalmente in una (seppur assurda) storia d’amore: un horror del rimatrimonio e dell’unione (letterale) delle carni.

Anche la regia partecipa al miracolo di semplicità e consapevolezza che caratterizza il film, dato che il linguaggio filmico è costituito da una serie di meccanismi linguistici consueti e abitudinari (come, ad esempio, i jump-scare e l’alternanza fra momenti di quiete e improvvise esplosioni di violenza) tuttavia innestati in un corpo narrativo capace di rivivificarli dando loro un senso. Come la trama, anche la regia è caratterizzata dunque da clichè propri del genere che vengono ripresi e uniti a formare qualcosa di nuovo e migliore, come i corpi dei due protagonisti del film.

10/08/2025

Cast e credits

Distribuzione
I Wonder Pictures
Durata
102'
Produzione
30WEST, PICTURESTART, Princess Pictures, Tango Entertainment, VicScreen
Sceneggiatura
Michael Shanks
Fotografia
Germain McMicking
Scenografie
Nicholas Dare
Montaggio
Sean Lahiff
Musiche
Cornel Wilczek
Costumi
Maria Pattison

Trama

Una coppia in crisi si trasferisce in un paesino in provincia. Durante una passeggiata nei boschi, scopre una strana sorgente d'acqua portatrice di poteri arcani...
Furies
Furies

VENEZIA 83 - Esordio sulla lunga distanza del libanese Rami Kodeih "Furies" è uno heist movie che si barcamena con efficacia fra aspettative di genere e ambizioni drammatiche e di critica sociale, una frenetica epopea criminale al femminile in una Beirut che implode

Shumei – The Living Legacy of Kabuki
Shumei – The Living Legacy of Kabuki

VENEZIA 83 - Opera eccentrica nella gargantuesca filmografia di Miike Takashi, “Shumei – The Living Legacy of Kabuki” è un documentario, didattico in larga parte, che ha come oggetto il teatro kabuki e, in particolare, il clan familiare Ichikawa, custode di questa peculiare forma artistica

The Echo Chamber
The Echo Chamber

VENEZIA 83 - Andrea Pallaoro porta sul grande schermo l'ultima sceneggiatura di Bernardo Bertolucci, con una messa in scena raffinata, elegante, ipnotica, che però sembra sbiadire e perdersi nel finale

Look Back
Look Back

VENEZIA 83 - Alle prese con il manga cult di Fujimoto Tatsuki "Look Back" Kore-eda Hirokazu opta per un adattamento fedele e una regia minimale che aiutano a espandere la componente coming of age del fumetto, traendone un altro significativo capitolo del suo cinema sulla crescita

Woman Unknown
Woman Unknown

VENEZIA 83 - May el-Toukhy, unica regista donna in concorso, racconta con estremo rigore nordico il dopoguerra danese e gli effetti del trauma storico sui corpi delle donne. Non rimane nessuna speranza

Primetime
Primetime

VENEZIA 83 - Esordio di finzione dell'apprezzato documentarista Lance Oppenheim, "Primetime" si distingue per la sarabanda di tecniche e trovate stilistiche, le quali si rivelano alla lunga però l'unico elemento convincente di un'opera confusa e impulsiva quanto il suo protagonista

Wild Horse Nine
Wild Horse Nine

VENEZIA 83 - McDonagh torna alla Mostra dopo il successo de "Gli spiriti dell'Isola", e sembra ancora una volta trovare la formula perfetta per la sua messa in scena tragicomica, tra il golpe cileno del 1973 e i Moai dell'Isola di Pasqua, il tutto condito da un duetto tra John Malkovic e Sam Rockwell a tratti irresistibile

Succederà questa notte
Succederà questa notte

VENEZIA 83 - Nonostante qualche tocco di colore resta un film stanco, che coinvolge solo quando si ritorna agli stilemi che hanno reso Moretti famoso. Per il resto si sguazza nei cliché di un dramma borghese