Il treno va a Mosca

Il treno va a Mosca


Federico Ferrone, Michele Manzolini

Documentario | Italia, Regno Unito
(2013)

Fedele ricostruzione di un mondo lontano, “Il treno va a Mosca” rende l’atmosfera e i sogni di una società attraverso i filmati originali dell’epoca. Il documentario, presentato alla trentunesima edizione del Torino Film Festival da Federico Ferrone e Michele Manzolini, con il suo intelligente uso di pellicole d’archivio ha ottenuto il plauso del direttore dell’evento, Paolo Virzì, e della critica in generale.

Gli autori immergono lo spettatore nell’Italia del secondo dopoguerra, attraverso gli occhi e il racconto di Sauro Ravaglia, barbiere iscritto al Partito comunista, che con un gruppo di amici ebbe la possibilità di partire da Alfonsine, piccolo paese sperso nella Romagna, per l’agognata Unione Sovietica in occasione del Festival mondiale della gioventù socialista. La narrazione si apre con immagini odierne, in cui il protagonista, che rappresenta anche la principale voce narrante, ci introduce nel suo archivio e ci descrive i materiali video e fotografici raccolti nei suoi innumerevoli viaggi, tesi a conoscere il mondo; immediatamente nella iniziale parentesi contemporanea si inserisce il passato, quasi la concretizzazione dei ricordi, della descrizione orale, attraverso le immagini vintage: in un susseguirsi di riprese amatoriali degli anni cinquanta i soggetti, uomini e donne catturati nella vita reale, assurgono a rappresentazione emblematica di una società passata.

Centrale risulta dunque l’interesse storico, la ricostruzione dell’epoca con minuzia filologica e materiali originali, ma l’indagine non si limita solo alla registrazione passiva: la componente collettiva viene assorbita nell’orbita del vissuto personale, quello del protagonista, che grazie al suo racconto funge da trait d’union alle sequenze frammentarie, dando un senso al documento che rimarrebbe altresì muto. Fulcro dell’opera è allora il viaggio sia fisico, intrapreso realmente da Sauro e da molti altri, sia interiore, dall’inseguimento di un ideale allo scontro con una realtà molto differente da quella sognata. Dall’iniziale entusiasmo in patria si sviluppa un percorso di presa di coscienza tramite il contatto diretto con la propria utopia, con la realtà sovietica, che si rivela una terribile delusione. Paradigmatico è in tal caso il contrasto tra le celebrazioni ufficiali, immagini di facciata assunte della macchina propagandistica a livello internazionale, e le effettive condizioni di vita della popolazione che, secondo la descrizione del protagonista stesso, dorme su materassi stesi per terra ed è stipata su camion per andare a lavorare in fabbrica.

Vige dunque la forte disillusione del narratore, ma anche e soprattutto un lavoro di ricostruzione e fusione del vecchio con il nuovo: gli autori alternano filmati degli anni cinquanta 8mm in bianco e nero e a colori a riprese contemporanee HD, registrazioni radiofoniche e musica del periodo al racconto in voice over del protagonista, che ne interpreta il significato ex post. Grazie alla scelta di utilizzare e montare materiale d’archivio, risultato di una lunga ricerca (sviluppata nella bolognese Home Movies, che raccoglie riprese amatoriali italiane d’epoca), è proposta al pubblico una descrizione fedele “dall’interno” di una realtà ormai lontana dal nostro paradigma culturale, rendendola così più vicina e comprensibile. Lungi dall’essere prodotto dell’utilizzo fine a sé stesso di fonti documentarie, “Il treno va a Mosca” riesce allora nell’intento del regista di ricostruire l’universo valoriale e la percezione del mondo di un’altra generazione, quella del dopoguerra, registrata accuratamente attraverso il coevo cineocchio.

12/05/2014

Cast e credits

Distribuzione
Istituto Luce-Cinecittà
Durata
70'
Produzione
Kiné, Vezfilm
Sceneggiatura
Federico Ferrone, Michele Manzolini, Jaime P. Cousido, Denver Beattie
Fotografia
Sauro Ravaglia, Andrea Vaccari, Marcello Dapporto, Enzo Pasi, Luigi Pattuelli
Montaggio
Sara Fgaier
Musiche
Francesco Serra

Trama

Sauro Ravaglia, barbiere comunista, e un gruppo di amici sono invitati nel 1957 a visitare l’Unione Sovietica per il Festival mondiale della gioventù socialista a Mosca; partendo da un paesino in Romagna, Alfonsine, armati di cinepresa, filmano il viaggio. La pellicola è costituita da filmati originale del periodo
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