L’ultima parola – La vera storia di Dalton Trumbo

L’ultima parola – La vera storia di Dalton Trumbo


Jay Roach

Biografico, Drammatico | Usa
(2015)

I biopic sono un genere che, raccontando la vita di un personaggio più o meno conosciuto, mette in scena periodi storici, temi morali, storie di sacrifici, di cadute e resurrezioni. Attraverso il racconto di una vita (o di alcuni suoi episodi più o meno significativi) si cerca di raccontare storie esemplari, a volte edificanti, comunque sempre di uomini o donne che hanno avuto una certa importanza in un periodo storico, politico, scientifico o culturale.

“L’ultima parola – la vera storia di Dalton Trumbo” non fa eccezione a questo tipo di film: mette in scena la vita di uno dei più grandi sceneggiatori della Hollywood tra gli anni 40 e 60 che, per la sua militanza comunista, venne perseguito nel 1947 dalla Commissione per le attività anti-americane della Camera dei Deputati del Congresso e, rifiutandosi di rispondere, entra nella famosa lista dei “Dieci di Hollywood” (composta da registi e sceneggiatori) a cui impedirono di lavorare sotto ogni forma.

Siamo in piena Guerra Fredda e gli Stati Uniti sono terrorizzati dalla minaccia atomica e dal comunismo che porta alla costituzione della commissione d’indagine del Senato di Joseph McCarthy e al periodo del “maccartismo” che colpì tutti gli strati della popolazione, funzionari pubblici e dell’esercito o semplici simpatizzanti con idee ritenute troppo “liberal”.

La scelta del regista Jay Roach è quella di concentrarsi sulla vita familiare di Trumbo, del rapporto forte con la moglie Cleo (Diane Lane) e i tre figli, sempre sodali con lui, delle dinamiche e confronti, a volte accesi, con gli amici, del suo modo di essere sempre in lotta per i propri ideali senza mai scendere a compromessi. Inserito nella “Lista nera” di quegli artisti che non potevano lavorare, da sceneggiatore famoso e tra i più pagati di Hollywood, Trumbo viene anche condannato nel 1950 a 11 mesi di prigione per oltraggio al Congresso, e quando esce di prigione inizia a scrivere sceneggiature per una coppia di fratelli produttori di film di serie b mai apparendo nei credits.

Pur in uno sviluppo didascalico della sceneggiatura, è interessante come Trumbo riesca a dare scacco al sistema continuando faticosamente a lavorare in modo indefesso e a creare una rete dando lavoro a molti sceneggiatori estromessi dagli studios e perseguitati. Durante gli anni 50 riesce a vincere anche due oscar per il miglior soggetto per “Vacanze romane” di William Wyler nel 1954 e per “La più grande corrida” di Irving Rapper nel 1956, facendosi beffe di quel mondo che lo aveva ostracizzato, utilizzando due nome de plume (i due oscar gli furono attributi ufficialmente dall’Academy molti anni dopo, il secondo ritirato nel 1993 dalla moglie Cleo, dopo la sua morte avvenuta nel 1976). Tutti sapevano che Trumbo continuava a lavorare in nero, e si deve poi a due personaggi come Kirk Douglas e Otto Preminger la possibilità di firmare i propri lavori. Nel 1960 scrive le sceneggiature di “Spartacus” di Stanley Kubick, proprio per la cocciutaggine dell’attore, e poi di “Exodus” di Preminger per la volontà del regista di origine tedesca di rompere la cortina di silenzio intorno a Trumbo. Le scene che raccontano il lavoro in contemporanea alle due sceneggiature e alla resistenza dei due uomini alle continue pressioni dei componenti della commissione dell’attività antiamericane sono tra le più riuscite del film. Così come la figura di Hedda Hopper (Hellen Mirren in un ruolo particolarmente odioso) che, utilizzando il ruolo di giornalista seguita da un vasto pubblico, divenne la voce più brutale del maccartismo e delle persecuzioni contro gli artisti che non abiuravano e non si conformavano alle regole e alla delazione richieste dalla Commissione dell’attività antiamericane.

Ma l’altro tema di Trumbo interessante, e di cui lo sceneggiatore ne diventa un’icona, è la contrapposizione tra lo spirito liberal di quell’America, dove importante è la libertà di parola e di espressione, e la parte più retriva e conservatrice della nazione cui l’unica cosa importante è non tradire i valori di un’american way of life che non prevedeva nessuna voce critica ma il conformarsi a un modello prestabilito e unilaterale. Un sistema politico, sociale e culturale che obbligò le persone a scelte che prevedevano il tradimento di amici e conoscenti pur di continuare a lavorare, tradendo i propri ideali. Trumbo non fa mai un passo indietro, si adatta, lotta, e riesce a trovare i punti deboli del sistema per sopravvivere prima e uscirne vincitore poi.

“L’ultima parola – la vera storia di Dalton Trumbo” non ha guizzi particolari: una regia con una messa in scena ordinaria, una cura al profilmico che è nella media dei prodotti statunitensi e uno stuolo di caratteristi e attori e attrici di calibro e con una buona recitazione. Ma ha due elementi forti dalla sua che lo innalzano dai film dello stesso tipo ultimamente visti (“Joy” di David O. Russel, tanto per citarne uno). La prima è Bryan Cranston, che dopo la straordinaria prova dello spacciatore malato nella serie televisiva di “Breaking Bad“, dona volto, corpo e voce a Dalton Trumbo, in una grande interpretazione mimetica, misurata, controllata e verosimile che immediatamente crea un legame di simpatia con lo spettatore. La seconda è la storia stessa di questo grande di Hollywood, sceneggiatore, oltre che dei film citati, anche di “Joe il pilota”, “L’uomo di Kiev”, “Papillon”, tanto per citarne i più conosciuti. E anche autore di quella pietra miliare che è “E Johnny prese il fucile” del 1971, unica sua regia e tratto da un suo romanzo scritto nel 1939 vincitore del National Book Award. Insomma, una storia che valeva la pena essere raccontata e un film che merita almeno una visione.

13/02/2016

Cast e credits

Titolo Originale
Trumbo
Distribuzione
Eagle Pictures
Durata
124'
Produzione
Groundswell Productions, Inimitable Pictures, ShivHans Pictures
Sceneggiatura
John McNamara
Fotografia
Jim Denault
Scenografie
Mark Ricker
Montaggio
Alan Baumgarten
Musiche
Theodore Shapiro
Costumi
Daniel Orlandi

Trama

Dalton Trumbo, all’apice del successo come sceneggiatore, entra nella lista nera di Hollywood dopo essersi rifiutato di rispondere alle domande della Commissione per le attività antiamericane del Congresso per le sue simpatie comuniste. Trumbo inizia una lotta contro il governo e gli studios, continuando a lavorare durante tutti gli anni 50 sotto vari pseudonimi e creando una rete di collaboratori, si fece beffe del mondo dorato di Hollywood che lo aveva esiliato, riuscendo a vincere due Oscar senza mai apparire.

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