Un’estate da giganti

Un’estate da giganti


Bouli Lanners

Drammatico | Belgio
(2012)

Il racconto di formazione ha sempre un fascino intrinseco, un’autonoma (e automatica) attrazione derivante principalmente dall’empatia che i movimenti impacciati e le scelte inevitabilmente sbagliate dei giovani inesperti protagonisti provocano nello spettatore (o allo stesso modo nel lettore), catturato dalla pura ingenuità di uno sguardo inconsapevole, dall’approccio alla realtà del principiante.

Forse anche per questo, senza rischiare troppo, l’attore belga Bouli Lanners ha scelto di impostare il suo terzo film da regista come una storia di crescita semplice e vivace, raccontando i vagabondaggi di tre ragazzini che trascorrono l’estate in campagna. Così, fin dai presupposti narrativi, Lanners si rivela un abile narratore: decide di sospendere l’azione in una dimensione semi-favolistica, giustificando la solitudine dei due fratelli con un improbabile ed eterno viaggio di lavoro dei genitori e senza spiegare la condizione familiare del terzo giovane protagonista (perseguitato solo da un fratello schizofrenico e violento). Fa quindi procedere la vicenda con un criterio analogo, ripartendo i ruoli tra gli altri personaggi in modo chiaro e distinto. Il pusher-coltivatore di marijuana (insieme alla fredda compagna) è l’antagonista, “il cattivo”, mentre la taciturna, sorridente signora che accoglie i ragazzi nella casa dove vive con la figlia disabile sarebbe, sempre seguendo le funzioni di Propp, l'”aiutante”. Non ci sono ulteriori sfumature, né complessi sottotesti psicologici: tutto è come sembra essere. E questa semplicità schematica, proprio perché puerile, risponde perfettamente alle esigenze del film, in una sovrapposizione di punti di vista che fa coincidere il sentire dei giovani protagonisti con quello del narratore e, di conseguenza, con la sensibilità dello spettatore.

Inoltre la natura incontaminata e verdeggiante della campagna centreuropea, accolta in generose panoramiche dal forte potere emozionale, è funzionale sia come scenario privilegiato per una favola (“il bosco” è un elemento onnipresente nella letteratura tradizionale per bambini) sia come riversamento nel paesaggio dell’indole fresca, spontanea e incorrotta dei tre adolescenti.

Oltre alla suggestiva fotografia, va apprezzata l’intelligenza di un montaggio preciso e coerente, arricchito di tanto in tanto da lievissime ellissi che ricordano l’immediatezza brillante di certi passaggi kaurismakiani e unito alla calzante e malinconica colonna sonora del gruppo indie The Bony King Of Nowhere.

In definitiva, “Les Géants” è un film godibile e riuscito che codifica in immagini l’attonito stupore del ritratto generazionale, lasciandosi facilmente perdonare anche qualche evitabile sbavatura nella seconda parte in cui si avverte, seppur sporadicamente, la prevedibilità retorica di alcune congiunture narrative (su tutte, l’immancabile fotografia di un nucleo familiare che suscita la silenziosa commozione del piccolo orfano).

Molto ben congegnato è invece il finale in cui la frattura col passato è tanto significativamente decisiva quanto immediata, istintiva e antispettacolare e si presta con rapidità ed efficacia a una lettura universalizzante del distacco, della separazione, del superamento della sofferenza tramite il raggiungimento di una – seppur dolorosa – indipendenza.

03/11/2012

Cast e credits

Titolo Originale
Les Géants
Distribuzione
Minerva Pictures
Durata
84'
Produzione
Jacques-Henri Bronckart
Sceneggiatura
Bouli Lanners, Elise Ancion, Matthieu Reynaert
Fotografia
Jean-Paul de Zaetijd
Montaggio
Ewin Ryckaert
Musiche
The Bony King Of Nowhere

Trama

Lasciati soli (o forse abbandonati) dai genitori, in viaggio per lavoro, due fratelli, di tredici e diciassette anni, trascorrono l'estate in campagna insieme a un altro loro coetaneo. Dovranno imparare ad affrontare, da soli, le tante difficolta del duro viaggio verso la crescita.
Nessun Dolore
Nessun Dolore

In "Nessun Dolore" Gianni Amelio torna a raccontare il presente con un film testamentario e poetico che parte da uno dei temi più cari al suo cinema, quello del mancato incontro tra un padre e un (possibile) figlio, per mettere in scena la palingenesi di un personaggio "eretico", un Alessandro Borghi in stato di grazia, disposto all’esilio sociale pur di non rinunciare all’empatia verso i più deboli

Serpenti
Serpenti

Con "Serpenti", presentato alla Mostra del cinema di Venezia, Roberto De Paolis Maino si confronta con il grottesco e la commedia nera per raccontare una storia che affonda nelle contraddizioni della società italiana. Al centro, un uomo e un commissariato romano diventano gli elementi di un paradosso kafkiano, tra burocrazia, assurdità e violenza di genere

The Invite – Il piacere è tutto nostro
The Invite – Il piacere è tutto nostro

Olivia Wilde costruisce un divertente dramma da camera sulle contraddizioni della coppia contemporanea, affidandosi a un cast perfettamente assortito. The Invite intrattiene e incuriosisce, ma rinuncia alle implicazioni più radicali delle proprie premesse

Silent Friend
Silent Friend

Un albero osserva le tre storie parallele che si svolgono in epoche diverse nella stessa università in Germania: un professore bloccato dal lockdown, la prima studentessa donna a biologia, un progetto per parlare con le piante negli anni '70

Let Us Through, Dear Ancestors
Let Us Through, Dear Ancestors

VENEZIA 83 - Lav Diaz ritorna alla Mostra del cinema, pur fuori concorso, con "Makikiraan Po", pellicola che espande la riflessione del regista sul passato delle Filippine, andando fino alle origini coloniali, così come quella sulla forma stessa del suo cinema in evoluzione

Un détour par Diane
Un détour par Diane

VENEZIA 83 - Premiato meritatamente come miglior film di Orizzonti, il film di Anne Sirot e Raphaël Balboni esplora con grande senso dell'umorismo il trauma della violenza di genere attraverso le generazioni, grazie a una protagonista senza freni e uno spirito libero

NAZA
NAZA

VENEZIA 83 - Premio speciale della Giuria alla kermesse veneziana, "NAZA" di Yuval Abraham e Rachel Szor è la dissezione minuziosa del funzionamento della macchina di controllo e sterminio israeliana, un documentario tanto rigoroso nella forma quanto travolgente nel contenuto

DAU
DAU

VENEZIA 83 - Uno dei film più ambiziosi del secolo, kolossal sulla dittatura divagante e sconclusionato ma anche esperienza unica che rapisce per più di tre ore. Vincitore del Leone d'argento per la miglior regia