Una viaggiatrice a Seoul

Una viaggiatrice a Seoul


Hong Sang-soo

Commedia, Drammatico | Corea del Sud
(2024)

Attraversa il fiume verso il bosco

Supera la collina verso il villaggio

Una strada che ho percorso ieri e su cui tornerò oggi

Il mio cammino, una nuova strada

I denti di leone fioriscono, le gazze volano

Le ragazze passano, il vento soffia

La mia strada è sempre nuova

Oggi… e domani…

Attraversa il fiume verso il bosco

Supera la collina verso il villaggio [1]

“Nuova strada” (“새로운 길”)  di Yun Dong-ju (윤동주) 

 

Dal 2020 Hong Sang-soo presenta annualmente un film al Festival di Berlino e, finora, quattro volte su cinque è riuscito ad aggiudicarsi un premio; come il precedente “The Novelist’s Film”(2023), anche “Una viaggiatrice a Seoul” (2024) ha vinto l’Orso d’argento – Gran Premio della giuria. Giunto a un corpus che supera i trenta lungometraggi, in questo suo ultimo lavoro Hong ritrova per la terza volta Isabelle Huppert, la grande attrice francese ormai assurta a corpo attoriale cosmopolita. 

Per chi scrive Hong Sang-soo è uno degli autori più originali del cinema contemporaneo ma ha un nutrito gruppo di detrattori che lo accusano di scimmiottare Eric Rohmer o, ancora peggio, di essere la versione coreana di Woody Allen. Quasi di conseguenza Hong è condannato a realizzare sempre lo stesso film, per di più portandosi addosso la colpa di semplificare progressivamente il proprio linguaggio filmico. Come Rohmer, quello di Hong è un cinema moralista: il suo sguardo si concentra sui problemi umani di uomini e donne colti a districarsi all’alba del terzo millennio quando mutamenti di comunicazione e di relazione sono improvvisamente accelerati. Come in Allen c’è la tendenza all’autobiografismo e nel corso degli anni la sua produzione si è intensificata tanto da mescolare cinema e vita in un flusso senza soluzione di continuità. Hong non realizza film politici ma segue una politica molto precisa nella loro produzione, realizzandoli con una troupe minuscola, mezzi agili (nel 2009 gira il suo primo lavoro in digitale), scrivendo la sceneggiatura giorno per giorno sulla base di un canovaccio e lavorando a stretto contatto con gli attori di cui sfrutta le doti di improvvisazione. La sua regia è andata asciugandosi fino a contenere poche inquadrature tutte molto lunghe: camera fissa, brevi carrellate, zoom e panoramiche. Una scrittura cinematografica che ricama una maglia di forza entro cui riscrivere e sperimentare liberamente insieme ai suoi interpreti. 

Cinema come fatto personale ed emanazione interiore, il linguaggio di Hong è andato nel tempo assomigliando alla forma diaristica o alle nugae, le brevi composizioni della poesia latina dai temi mondani e di poco conto letterario (almeno superficialmente). È pertanto difficile e sminuente analizzare un unico lavoro di Hong alienandolo dal flusso cinematografico a cui appartiene. “Una viaggiatrice a Seoul” (l’originale “Yeohaengjaui Pilyo” è più correttamente adattato nel titolo internazionale “A Traveler’s Needs”) si colloca in una una serie di film che il regista sud-coreano ha realizzato negli ultimi anni e che riguardano una riflessione sul proprio cinema. In “The Novelist’s Film” una scrittrice in crisi d’ispirazione conosce una ex-attrice (Kim Min-hee, musa e compagna del regista): questo incontro fortuito spinge la scrittrice a voler realizzare un piccolo film. “In Water” è un bizzarro e esperimento formalista che spiega il senso dello sguardo su cose e persone di Hong: tramite le riprese di un regista in erba deciso a fare il suo film in autonomia e con un paio di amici, Hong dipinge quadretti impressionisti sul “fare cinema”. “In Our Day” è quasi un film-intervista mascherato in cui sono ben presenti le istanze della sua poetica, attraverso le parole e le riflessioni della solita Kim Min-hee che hanno un’eco in quelle di un anziano poeta malandato che non dovrebbe più bere. Seguendo la medesima linea interpretativa “A Traveler’s Needs” è un’analisi del suo rapporto con gli attori e la scrittura. 

Iris, la protagonista interpretata dalla Huppert, è una francese a Seoul che, senza alcuna preparazione, sbarca il lunario dando lezioni di francese con una personale metodologia didattica: nessun libro di testo, nessuna grammatica, nessun esercizio, bensì una conversazione che si svolge sul terreno di una lingua neutra, l’inglese, da cui estrarre alcune sentenze in francese che l’allieva deve ripetere registrando un’audiocassetta. Secondo Iris, imparando parole che risuonano nel profondo del cuore, la lingua straniera diventa familiare e la sua memorizzazione naturale. Naturalità e verità sono fuochi intorno a cui ruotano le esplorazioni umane dell’arte di Hong, poiché naturalità e verità possono confliggere quando le persone si incontrano e si scontrano con le relazioni e le convenzioni sociali. Iris sembra penetrare nei sentimenti degli altri, spinta dalla curiosità e incurante di cosa possano pensare di lei. La donna è un vettore che interroga i personaggi e al contempo gli spettatori: chi è questa persona misteriosa, qual è il suo passato, che ci fa a Seoul, sono tutti quesiti legittimi e senza risposta univoca. Iris è uno specchio nel quale gli altri personaggi si riflettono e si possono riscoprire, ripetendo le stesse parole che assumono sfumature di significato diverso. Allo stesso modo, il cinema di Hong rimette in discussione la nostra posizione e il nostro sguardo rispetto a queste immagini apparentemente così semplici.

“Una viaggiatrice a Seoul” è anche una variazione di Hong sul suo lavoro sulla narrazione per immagini: non ci sono infatti storie che si biforcano, né che si ripetono integralmente, neppure ellissi che inducono i personaggi a rincontrarsi a distanza di tempo ripetendo i propri gesti. La struttura rimanda allo straordinario “The Woman Who Ran“, dove una donna, andata a trovare un paio di amiche che non vedeva da tempo, si imbatte in modo inaspettato in una terza donna che (si intuisce) le aveva, anni prima, “rubato” il fidanzato. Il centro di “The Woman Who Ran” è la ricerca di uno spazio privato, di “una stanza tutta per sé” alternativa alla quotidianità della (forse soffocante, forse semplicemente noiosa) vita coniugale col marito. In “A Traveler’s Needs” seguiamo Iris nell’arco di una giornata scandita in tre parti: le prime due sono costituite dalle lezioni che la donna eroga a una ragazza e a una signora dell’alta borghesia di Seoul, la terza la vede tornare a casa da un giovane poeta con cui condivide l’appartamento. Improvvisamente irrompe la madre del ragazzo e Iris li lascia soli: la donna vaga per la città, mentre la madre scopre che i due convivono non capendo che tipo di relazione possano avere. Il poeta dice alla madre che Iris è una donna speciale, perché “cerca l’illuminazione vivendo nel mondo secolare”. La pratica quotidiana di una vita autentica è per il giovane un elemento di eccezionalità rispetto al conformismo sociale delle persone che ha intorno, compresa sua madre. La protagonista di “Una viaggiatrice a Seoul” individua “la stanza tutta per sé” in un’esistenza nomadica in una città straniera, scaturigine di uno sguardo sempre nuovo su cose e persone. Iris non fa altro che parlare e vagare, inframmezzando queste attività con porzioni generose di makgeolli, un liquore di riso dalla densità lattiginosa che beve da sola o in compagnia. Infatti, la donna non è una monade e il regista la mette in scena in numerosi piani a due, in cui svolge il ruolo di maieuta per un significato più profondo rispetto ai piccoli e forse banali pensieri che ci attraversano la mente. In altre opere di Hong il protagonista continua a camminare o si dissolve nel paesaggio e qui la protagonista è un punto verde (il cardigan) mentre guarda la città da un tetto (il cui terrazzamento è verniciato di verde) o mentre passeggia e si addormenta in un parco. L’esperienza della solitudine è però solo un intervallo, poiché viene subito ridestata dalla parola e dallo sguardo gentile di un amico trovato sulla sua strada. È in questi dettagli che il piccolo e ripetitivo cinema di Hong Sang-soo diventa un gesto artistico originale e prezioso. 

[1] Mia la versione italiana dalla traduzione inglese della poesia.

10/02/2025

Cast e credits

Titolo Originale
Yeohaengjaui pilyo
Distribuzione
FilmClub Distribuzione, Minerva Pictures
Durata
90'
Produzione
Jeonwonsa Film Company
Sceneggiatura
Hong Sang-soo
Fotografia
Hong Sang-soo
Montaggio
Hong Sang-soo
Musiche
Hong Sang-soo

Trama

Iris è una donna che per motivi ignoti si trova a Seul, nessuno sa da dove provenga. La incontriamo seduta su una panchina del parco intenta ad armeggiare con un registratore. Dice di venire dalla Francia. Non avendo soldi né mezzi per mantenersi, le è stato consigliato di insegnare il francese. È così che si ritrova ad avere come allieve due donne coreane. Iris ama camminare a piedi nudi e sdraiarsi sulle rocce. Ha il dono di riconoscere la bellezza nelle piccole cose, mentre tenta di vivere la vita nel modo più razionale possibile, trovando conforto nella bevanda coreana makgeolli
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