Undine – Un amore per sempre

Undine – Un amore per sempre


Christian Petzold

Drammatico, Thriller | Germania
(2019)

undine

“Ho lavorato al mistero del mondo”, diceva Peter Handke a proposito di uno dei suoi libri: una citazione forse inevitabile per introdurre “Undine”, l’ultimo lavoro di Christian Petzold, presentato in concorso alla Berlinale. Il regista tedesco si conferma un veterano della rassegna, considerando che questa è la sua quinta partecipazione (vinse l’Orso d’argento per la regia di “La scelta di Barbara” nel 2012) dopo l’apprezzato “La donna dello scrittore” di due anni fa, che aveva nel cast la stessa coppia di attori del suo nuovo lavoro.

L’incipit è davvero folgorante, nella sua schietta semplicità: Johannes e Undine, una giovane coppia, sono seduti al tavolino all’aperto di un bar, nel centro di Berlino. Non è la classica situazione boy meets girl, tutto il contrario: lui ha appena lasciato lei, lo capiamo senza bisogno di troppe parole. La ragazza, interpretata da una Paula Beer perfettamente in parte, avvisa con candore il suo freschissimo ex che ora dovrà ucciderlo.

Il mito di Undine, presente nella leggenda indoeuropea e spesso rivisitato dal folklore germanico, ci racconta di uno spirito dell’acqua che se ferita dal proprio amante con un abbandono, dovrà prendere il suo respiro, conducendolo alla morte. Eppure, nella personalissima rivisitazione di questa leggenda, Petzold lega il mito con la storia di una città, Berlino, costruita proprio sulle paludi e attraversata dai secolari mutamenti architettonici, dunque dalle fondamenta, nella sua anima, col conseguente snaturamento di alcuni edifici, tornati sotto diverse forme con la riunificazione. Come il progetto tuttora in corso dell’Humboldt Forum, un museo e luogo di aggregazione dentro lo storico Schloss, il castello della città. A raccontarci questo è proprio Undine, attraverso il suo lavoro: infatti, la ragazza è un’esperta della storia della capitale tedesca, che mostra ai visitatori con l’aiuto di modellini in scala che ne segnano i mutamenti.

Come Berlino, anche il destino fatato di Undine sembra poter mutare. Proprio nel bar dov’è stata abbandonata, infatti, la ragazza incontra Christoph (Franz Rogowski) e se ne innamora, ricambiata. In realtà il loro è un vero e proprio scontro, in quanto urtano un acquario e rovinano a terra zuppi, senza respiro, feriti dai vetri, sopraffatti. Comincia così la loro rincorsa, l’uno nelle braccia dell’altra, durante appuntamenti notturni, viaggi in treno e altre incursioni in acqua (l’uomo lavora come sommozzatore industriale, lontano dalla capitale tedesca). Il proposito di Undine di uccidere il suo ex sembra dimenticato, eppure cominciano ad affastellarsi una serie di sibilline premonizioni di morte, di mancanze, di rotture. Ci viene svelata anche la natura oltremondana di Undine: durante un’immersione con Christoph, i due scoprono sottacqua un antico muro col nome della donna, accanto a un cuore. Un segno che, forse, la donna sembra aver già attraversato i secoli, per così dire, e non può aspettarsi che un destino immutabile. E dunque il brevissimo e fortuito incontro che Undine avrà con il “redivivo” Johannes metterà in moto una serie di avvenimenti che forse, in realtà, non sono altro che un Ewige Wiederkunft, l’eterno ritorno dell’uguale, per dirla con Nietzsche.

Con “Undine” Petzold ribadisce con forza il carattere rarefatto e spettrale del suo cinema, aiutato da collaboratori che conosce bene, come l’operatore di macchina Hans Fromm, che firma da anni i lavori del regista tedesco. Non tradiscono nemmeno il fascino distratto di Rogowski né soprattutto la bravura cristallina della Beer, premiata con l’Orso d’argento per questo ruolo, la cui bellezza moderna rende ancora più seducente il suo antichissimo personaggio. Gli incontri, gli allontanamenti, i dialoghi e i silenzi di questa pellicola, sospesa tra mondo reale e fantastico, verità e leggenda, poesia e mito sono cadenzati dalle stupende composizioni per clavicembalo di Bach, funzionali a centellinare i respiri trattenuti di un amore intrecciato sempre a doppio filo con la morte, l’acqua come simbolo tra la vita e l’impossibilità di respirare.

È il primo atto di una trilogia con la quale Petzold vorrebbe portare sullo schermo gli spiriti della materia presenti nel Romanticismo tedesco, incastonati in un discorso sul moderno. Un progetto ambizioso, che comincia con questo film complesso e affascinante, dalla simbologia circolare, ricco tuttavia di colpi di scena, specie quello (azzardato ma dal sicuro impatto come l’incipit) che precede il finale, che giocano sulla visione come esperienza onirica e sulla capacità dello spettatore di lasciarsi annegare al suo interno.

24/02/2020

Cast e credits

Titolo Originale
Undine
Distribuzione
Europictures
Durata
90'
Produzione
Les Films du Losange, Schramm Film Koerner & Weber
Sceneggiatura
Christian Petzold
Fotografia
Hans Fromm
Scenografie
Merlin Ortner
Montaggio
Bettina Bohler
Musiche
Andreas Mücke-Niesytka
Costumi
Katharina Ost

Trama

Undine lavora come guida turistica per il museo della città di Berlino. La sua recente delusione amorosa le fa ripromettere di vendicarsi dell'uomo che ha amato.
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