Warfare – Tempo di guerra

Warfare – Tempo di guerra


Alex Garland e Ray Mendoza

Bellico | Gb, Usa
(2025)

Di “Warfare – Tempo di guerra”, co-scritto e co-diretto da Alex Garland e Ray Mendoza, sono tre gli aspetti che caratterizzano la pellicola: il tempo, l’orrore e il caos.

Basato sui ricordi diretti di Mendoza, ex Navy Seal, e dei suoi compagni d’arme, “Warfare” racconta un episodio di guerra in Iraq a distanza di quasi vent’anni. Sia all’inizio, con una scritta in esergo, sia nei credits finali, si reitera il fatto che ciò che si vede è tutto realmente accaduto. E qui abbiamo il primo elemento di interesse. 

Molti film di guerra, e non solo, sono basati su fatti reali o su “consulenze” di militari che hanno vissuto eventi bellici. Ridley Scott aveva raccontato la guerra in Somalia con “Black Hawk Down” (2001) e Kathryn Bigelow aveva dato dimostrazione di maestria con il suo “The Hurt Locker” (2008), tanto per citare due eclatanti esempi. Il primo criticato all’epoca per la sua estetizzante messa in scena della guerra; il secondo ebbe un riscontro positivo dalla critica, ma poco dal pubblico (se non un aumento di spettatori dopo il successo agli Oscar). “Warfare” nel suo voler ribadire costantemente che sia tutto vero crea un corto circuito e un’illusione visiva (e critica). La memoria e i fatti sono sempre interpretabili e ciò che si vede non è la realtà ma una realtà, un punto di vista, una rielaborazione di eventi che hanno subito la modifica del ricordo dato dal tempo. E per questo reali quanto può esserlo la memoria dei ricordi. Così come nei film citati.

Quindi, c’è da un lato il rapporto temporale metafisico tra ciò che è stato vissuto e ciò che viene messo in scena da Garland e Mendoza; e, dall’altro, abbiamo anche un tempo fatto di attesa ben rappresentato nella prima parte di “Warfare”: la guerra in quanto tale non è solo combattimenti, ma ha lunghe e noiose pause in cui si osserva, si organizza, si attende, si controlla. Questo tempo è dilatato nella sua sensorialità rispetto all’effettivo scorrere fisico, così come, al contrario, la velocità del conflitto a fuoco nella seconda parte causa un’accelerazione visiva. Ma senza aggiungere niente di nuovo rispetto alle pellicole di Scott e Bigelow.

La seconda parte di “Warfare”, in cui si svolge il conflitto a fuoco tra le forze ribelli irachene e la squadra di Navy Seals di Mendoza, asserragliata in un’abitazione civile da cui devono improvvisamente evacuare perché sotto attacco, appare come un film horror: a causa di un’esplosione muoiono i due scout dell’esercito iracheno e due militari americani subiscono ferite molto gravi. La coppia di registi prolunga le inquadrature sulle carni bruciate e devastate con dettagli dei corpi, recuperando caratteristiche di cinema splatter, sfiorando il limite del genere torture porn (come in un qualsiasi film di Eli Roth), con le urla strazianti dei malcapitati, le membra colpite nei continui spostamenti in una perenne produzione di dolore.

Dimostrazione di quanto sia crudele e cruenta la guerra? Forse sì, ma appare anche come espressione di “bellezza sacrificale” di guerrieri che praticano l'”arte della guerra” (warfare, secondo Collins, significa: “guerra, lotta, arte bellica”) e di cui si vuole conservare il ricordo delle gesta passate (soprattutto per i reduci, come si può capire dalle sequenze che appaiono durante i credits finali).

L’ultimo elemento che vogliamo mettere in evidenza è il caos che si porta dietro qualsiasi scontro bellico. In “Warfare” è espresso molto bene, non solo dall’incapacità da parte dello spettatore di avere un punto visivo principale – e, infatti, Garland e Mendoza prediligono le inquadrature centripete sul gruppo di soldati, rispetto all’esterno che appare quantomai fantasmatico, con gli iracheni sempre ripresi a distanza, attraverso mirini telescopici dei fucili oppure ridotti a punti elettronici che si muovono sullo schermo dei droni come in un videogame – ma, soprattutto, dagli effetti sonori come il silenzio ovattato dopo un’esplosione, le urla improvvise, il sovrapporsi convulso delle comunicazioni radio tra i vari reparti combattenti. Vi è un’immersione sinestetica in cui il suono e l’immagine creano una riuscita fusione emozionale. La guerra è caos e in questo caos agiscono gli uomini senza farsi domande, senza porsi alcun problema, se non quello della lotta per la lotta in cui conta solo la totale solidarietà guerriera degli uomini.

Dopo la collaborazione in “Civil War” come consulente, Garland è rimasto colpito da Mendoza e dai suoi racconti di guerra tanto da proporgli di lavorare insieme nella realizzazione di “Warfare”. Se la scrittura della sceneggiatura è stata fatta a quattro mani, la divisione del lavoro registico ha visto Mendoza nel dirigere i giovani attori e coreografare tutte le sequenze di battaglia e Garland occuparsi del resto (come da dichiarazioni nel pressbook). In questo senso, “Warfare” ci appare come il contraltare di “Civil War”, più riuscito – anche se non nuovo per la materia da cui trae spunto -, ma il cui limite è apparire un’operazione fin troppo autocelebrativa.

22/08/2025

Cast e credits

Titolo Originale
Warfare
Distribuzione
I Wonder Pictures
Durata
95'
Produzione
A24, DNA Films
Sceneggiatura
Alex Garland e Ray Mendoza
Fotografia
David J. Thompson
Scenografie
Mark Digby
Montaggio
Fin Oates
Musiche
Simon Astall
Costumi
Neil Murphy, David Crossman

Trama

Guerra in Iraq, novembre 2006. Subito dopo la battaglia della città di Ramadi, durata da marzo a novembre, un'unità di Navy SEAL occupa una casa di civili per coprire i movimenti delle altre forze americane. Ma sono attaccati dalle forze ribelli irachene per la riconquista del territorio.
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