Youth (Spring)

Youth (Spring)


Wang Bing

Documentario | Cina, Francia, Lussemburgo, Paesi Bassi
(2023)

“Abortire è come quando un cane ti morde e tu lo mordi a tua volta, non è una tragedia”: una freddura che dà il tono generale di questo nuovo tour de force targato Wang Bing. Stavolta la camera del cecchino cinese s’intrufola tra gli ingranaggi primigeni della vulcanica economia nazionale: i laboratori tessili da battaglia che sfornano tarocchi a tutto spiano, repliche deformi delle nostre startup da garage. Da lì si scatenò il turbine di esportazioni con cui il colosso ha invaso i mercati occidentali, ma al più estremo documentarista vivente i massimi sistemi interessano relativamente. Più intrigante, invece, scovare il fattore umano dell’equazione, non solo sul posto di lavoro ma nella vita di tutti i giorni.

L’intestazione (che, stando al sottotitolo, presuppone più di un seguito) inquadra il soggetto dell’indagine: la (meglio?) gioventù affaccendata dietro le macchine da cucire, con il regista a mimare un Gus Van Sant col Libretto Rosso. Dicevamo dell’orizzonte non proprio rassicurante, ma è un’impressione che svanisce nel corso della (lunga) visione. La disperazione pare non essere nelle corde di questi unsung hero: pur tartassati da una quotidianità disumana, scandita dal ritmo forsennato degli aghi meccanici, questi adorabili spacconi non perdono quasi mai il sorriso. Il lerciume e i topi che li attorniano non sembrano turbarli più di tanto, presi come sono dal loro furore adolescenziale: tra una cucitura e l’altra si canticchiano i tormentoni del momento, si dardeggiano battute goliardiche, si pianificano le serate, addirittura sbocciano nuovi amori.

Ciò non esclude un’anomala forma di lotta di classe: memorabile lo sciopero ai danni di un improbabile cumenda straccione, quasi una parodia dell’epos Ejzenstejn-iano. A ben vedere, la logica capitalista è sabotata a prescindere: l’immobilismo sociale del formicaio esclude qualsiasi carrierismo. Questi proletari a vita non favoleggiano di ville e macchinoni, si sfamano a noodles d’asporto e gli abiti che indossano sono tutt’altro che firmati. Se ciò sia rassicurante o meno, lo stabilisca lo spettatore. A farsi sentire, piuttosto, è il peso di una tradizione che ancora reclama il suo spazio, specie nell’invadenza di famiglie ben più temibili dei datori di lavoro. Per farla breve: questa classe operaia forse non andrà in paradiso, ma se è per questo neppure all’inferno. Da citare anche l’indirizzo della fabbrica più operosa: Happiness Road.

Caotico ma pulitissimo, lo stile glaciale dell’autore sa concedersi qualche vezzo arty: su tutti, due amanti impossibilitati a sposarsi celati dietro un telo, sorta di variazione acusmatica sull’eterno tema shakespeariano. Per il resto, ogni violazione dell’incredulità è benvenuta, da una parte (gli sguardi in macchina appositamente intercettati) e dell’altra (la ragazza che invita il cameraman a “venire a riprendere dentro”).

Solo tre ore e mezza: un cortometraggio, praticamente. Si vocifera di un’uscita in sala che ci spingerebbe a rivalutare le logiche distributive nazionali, staremo a vedere.

01/08/2023

Cast e credits

Titolo Originale
Qīngchūn
Distribuzione
Lucky Red
Durata
212'
Produzione
CS Productions, Gladys Glover, House on Fire
Montaggio
Dominique Auvray

Trama

La vita quotiana di alcuni giovani operai tessili cinesi, dentro e fuori il posto di lavoro.
Camp Miasma – Adolescenza, sesso e morte
Camp Miasma – Adolescenza, sesso e morte

"Camp Miasma" di Jane Schoenbrun è un meta-slasher queer, così concettuale che se vi interessano tre su tre di questi concetti non potete perderlo, e se ve ne interessano uno o due potrebbe piacervi perché è girato molto bene

Il Cileno
Il Cileno

LOCARNO 79 - Fra i più attesi film della kermesse svizzera "Il Cileno" di Sergio Castro-San Martín è un film storico che gioca coi canoni del thriller, interessante sulla carta ma irrealizzato nella forma

La fine di Oak Street
La fine di Oak Street

Ritorno di David Robert Mitchell dopo una lunga pausa e suo approdo al cinema ad alto budget "La fine di Oak Street" è un dramma suburbano che si evolve in un survival film coi dinosauri, tanto curato nella forma quanto irresoluto nello sviluppo, al netto dei molti spunti di riflessione

Congo Boy
Congo Boy

LOCARNO 79 - Esordio registico molto promettente in bilico fra romanzo di formazione autobiografico e film musicale d'evasione

Paper Tiger
Paper Tiger

LOCARNO 79 - James Gray realizza con "Paper Tiger" una nuova opera perfettamente coerente con la propria poetica, ma anche, al contempo, un momento di riflessione e bilancio relativo alla sua filmografia

A New Dawn
A New Dawn

Ridotto nel minutaggio, nel cast e nella fabula l'esordio alla regia dell'artista visuale Shinomiya Yoshitoshi "A New Dawn" mostra la sua ambizione nello stile visivo sfaccettato e nella struttura narrativa che mescola costantemente passato e presente, proponendo un coming of age stimolante e non banale

Ricchi… da morire – Delitti in famiglia
Ricchi… da morire – Delitti in famiglia

La storia, raccontata in flashback dal braccio della morte dal cinico Becket Redfellow, segue il suo spietato e calcolato piano per eliminare uno a uno i sette bizzarri parenti miliardari che lo separano da una colossale eredità familiare. La sua letale scalata verso la ricchezza si complica terribilmente quando entra in scena l'imprevedibile Julia, trasformando la vendetta in un caotico e pericoloso gioco di inganni in cui nessuno è al sicuro.

L’Hangar Rosso
L’Hangar Rosso

Ambientato a Santiago del Cile durante il golpe dell'11 settembre 1973, il film segue il capitano dell'aeronautica Jorge Silva, costretto dai superiori a trasformare la sua accademia militare in un brutale centro di detenzione e tortura per prigionieri politici. Diviso tra l'obbedienza cieca al nuovo regime di Pinochet e i dettami della propria coscienza, Silva si troverà davanti a un drammatico bivio morale quando gli verrà ordinato di giustiziare due giovanissimi detenuti