Yves Saint Laurent

Yves Saint Laurent


Jalil Lespert

Drammatico | Francia
(2014)
Nel 2009 furono realizzati in Francia due film dedicati alla figura di Coco Chanel (di poco anticipati da una co-produzione televisiva interpretata da Shirley MacLaine), uno dei quali si rivelò un successo al di là delle aspettative. Quest’anno il cinema francese replica visto che sono previsti due film sulla vita di un altro colosso dell’alta moda d’oltralpe: il grande innovatore Yves Saint Laurent. Il primo è stato realizzato dall’attore-regista Jalil Lespert e ha per protagonisti due interpreti della Comedie Française; il secondo dal regista di culto Bertrand Bonello con un cast di volti noti molto interessante. Il film di Lespert è passato fuori concorso al Festival di Berlino ed esce ora nelle nostre sale distribuito dalla Lucky Red, quello di Bonello dovrebbe arrivare in autunno (dopo un possibile passaggio a Cannes o a Venezia). E’ ancora presto per dichiarare chi abbia vinto la sfida fra le biopic dedicate a YSL ma di certo per Bonello non dovrebbe essere difficile regalarci qualcosa di più interessante, dato che la versione di Lespert si imbatte in tutti i problemi tipici del sottogenere.

Come il documentario di Pierre Thorreton “L’Amour Fou”, il film inizia all’indomani della morte dello stilista, col suo compagno storico Pierre Bergé che decide di mettere all’asta la ricchissima collezione di antiquariato messa insieme dai due nel corso di una storia decennale che ha avuto anche i suoi momenti difficili anche se è stata piena di amore e solidarietà come dovrebbero essere tutte le storie e i matrimoni. Per Bergé comunque non deve essere stata una passeggiata, dato che il Saint Laurent descritto da Lespert è un uomo fragile, nevrotico, tendenzialmente depresso e non propriamente portato per la monogamia. Vero che è buona cosa distinguere l’artista dalla persona nel privato, ma troppo spesso i film biografici si concentrano su quest’ultimo aspetto trascurando il primo, col risultato che per capire la statura dello stilista Yves non resta che guardare il lavoro della costumista Madeleine Fontaine che riprende i saggi del Saint Laurent pensiero dimostrandoci quanto è stato rivoluzionario il suo contributo e di come i suoi vestiti abbiano in qualche modo cambiato la concezione della donna, non solo nella moda. Quindi se gli abiti hanno ottenuto quanto meritavano, non altrettanto si può dire del loro creatore. Aiuta poco in questo contesto l’interpretazione ipermanierata di Pierre Niney che nonostante una somiglianza col personaggio innegabile si concentra di più sui tic e le stereotipie dello stilista piuttosto che sulle sue passioni, facendoci capire ben poco della sua genialità.

Questo nonostante il film provi a rendicontare un periodo lungo e cruciale per il protagonista, visto che inizia a metà anni cinquanta col giovane Yves assistente di Christian Dior (a quando un film sulla sua vita?) e termina vent’anni dopo col Piccolo Principe della Moda accolto in trionfo dopo l’ennesima crisi e l’ennesimo recupero. Nel mezzo ci sono la fine della collaborazione con Dior, l’incontro con Bergé (che è il Guillaume Galliene, il gay non gay di “Tutto sua madre“, e forse è in suo onore che nel film sono accentuate le caratteristiche bisex del personaggio), il primo gravissimo esaurimento nervoso dopo la chiamata alle armi per la guerra in Algeria (Saint Laurent apparteneva ad una famiglia di pieds-noirs), l’apertura della maison Saint Laurent (con Bergé a fare da eminenza grigia), il tradimento della musa Victoire (l’attrice canadese Charlotte Le Bon, che a dispetto del cognome, e di una certa somiglianza, non ha niente a che fare col leader dei Duran Duran) idealmente sostituita da Betty (Marie de Villepin) e Loulou (Laura Smet). Il successo arriva ma non la tranquillità e negli anni scatenati del post ’68 aumentano le nevrosi, il consumo di droghe e le nottate brave; persino il legame con Bergé è messo a dura prova a causa della relazione di Saint Laurent con Jacques De Bescher (Xavier Lafitte), già compagno di Karl Lagerfeld (reso con cenni inevitabilmente macchiettistici da Nicolai Kinski, lui invece proprio figlio del mitico Klaus). Il film procede per accumulo e andando avanti diventa un forsennato carosello di scene più o meno ad effetto che a lungo andare vengono a noia. Persino passaggi cruciali come la collezione Liberation (quella delle donne in smoking) diventa il pretesto per riprendere le modelle in atteggiamenti androgini e seducenti, dimenticando completamente l’intento femminista del progetto.

Nonostante il prologo, il film ignora totalmente gli ultimi trent’anni di vita dello stilista ma tutto sommato non se ne sente la mancanza visto che più o meno è chiaro come il regista li avrebbe trattati. Aline Bonetto ricostruisce in maniera credibile la scena parigina (e non solo) ma la fotografia di Thomas Hardmeier dà al tutto una tonalità pastello da sceneggiato televisivo che di certo non contribuisce molto al risultato finale.

31/03/2014

Cast e credits

Titolo Originale
Yves Saint Laurent
Distribuzione
Lucky Red
Durata
101'
Produzione
Canal +
Sceneggiatura
Jalil Lespert, Jacques Fieschi, Jérémie Guez, Marie-Pierre Huster
Fotografia
Thomas Hardmeier
Scenografie
Aline Bonetto
Montaggio
François Gédigier
Musiche
Ibrahim Maalouf
Costumi
Madeline Fontaine

Trama

La vita dello stilista francese Yves Saint Laurent dall'incontro nel 1958 con Pierre Bergé fino ai trionfi degli anni settanta
Nessun Dolore
Nessun Dolore

In "Nessun Dolore" Gianni Amelio torna a raccontare il presente con un film testamentario e poetico che parte da uno dei temi più cari al suo cinema, quello del mancato incontro tra un padre e un (possibile) figlio, per mettere in scena la palingenesi di un personaggio "eretico", un Alessandro Borghi in stato di grazia, disposto all’esilio sociale pur di non rinunciare all’empatia verso i più deboli

Serpenti
Serpenti

Con "Serpenti", presentato alla Mostra del cinema di Venezia, Roberto De Paolis Maino si confronta con il grottesco e la commedia nera per raccontare una storia che affonda nelle contraddizioni della società italiana. Al centro, un uomo e un commissariato romano diventano gli elementi di un paradosso kafkiano, tra burocrazia, assurdità e violenza di genere

The Invite – Il piacere è tutto nostro
The Invite – Il piacere è tutto nostro

Olivia Wilde costruisce un divertente dramma da camera sulle contraddizioni della coppia contemporanea, affidandosi a un cast perfettamente assortito. The Invite intrattiene e incuriosisce, ma rinuncia alle implicazioni più radicali delle proprie premesse

Silent Friend
Silent Friend

Un albero osserva le tre storie parallele che si svolgono in epoche diverse nella stessa università in Germania: un professore bloccato dal lockdown, la prima studentessa donna a biologia, un progetto per parlare con le piante negli anni '70

Let Us Through, Dear Ancestors
Let Us Through, Dear Ancestors

VENEZIA 83 - Lav Diaz ritorna alla Mostra del cinema, pur fuori concorso, con "Makikiraan Po", pellicola che espande la riflessione del regista sul passato delle Filippine, andando fino alle origini coloniali, così come quella sulla forma stessa del suo cinema in evoluzione

Un détour par Diane
Un détour par Diane

VENEZIA 83 - Premiato meritatamente come miglior film di Orizzonti, il film di Anne Sirot e Raphaël Balboni esplora con grande senso dell'umorismo il trauma della violenza di genere attraverso le generazioni, grazie a una protagonista senza freni e uno spirito libero

NAZA
NAZA

VENEZIA 83 - Premio speciale della Giuria alla kermesse veneziana, "NAZA" di Yuval Abraham e Rachel Szor è la dissezione minuziosa del funzionamento della macchina di controllo e sterminio israeliana, un documentario tanto rigoroso nella forma quanto travolgente nel contenuto

DAU
DAU

VENEZIA 83 - Uno dei film più ambiziosi del secolo, kolossal sulla dittatura divagante e sconclusionato ma anche esperienza unica che rapisce per più di tre ore. Vincitore del Leone d'argento per la miglior regia