Zohan – Tutte le donne vengono al pettine

Zohan – Tutte le donne vengono al pettine


Dennis Dugan

Azione, Comico | Usa
(2008)
Anche Israele ha il suo James Bond. Il suo nome è Dvir. Zohan Dvir. Barbuto, atletico, donnaiolo e fichissimo. Sbaraglia i terroristi palestinesi, capitanati del bislacco Phantom (John Turturro) a calci in faccia ed è l’idolo delle folle (e delle donzelle in particolar modo). Però Zohan ha un sogno nel cassetto: è stufo della guerra (nonostante mamma dica “stanno combattendo da duemila anni, non può durare ancora molto”), e vuole diventare un parrucchiere di successo. Finge così il decesso per poi ricomparire a New York in cerca di fama. Finirà per tagliare i capelli, e dispensare multipli orgasmi, alle vecchiette del quartiere palestinese della grande mela.

L’ebreo Adam Sandler non è certo noto per la finesse della sua comicità e pure questa volta non si smentisce. Tuttavia pare che da un po’ di tempo a questa parte abbia deciso di alzare le ambizioni, cercando di mischiare la trivialità con cui è diventato noto al pubblico americano (e lentamente, internazionale) con la satira. Così, dopo il mediocre “Io vi dichiaro marito…e marito”, che ruotava attorno allo scottante tema delle coppie gay negli Usa, questa volta tenta di innestare, all’interno del collaudato meccanismo del novello Candide alle prese con la vita di città, una presa in giro (assolutamente non velata) del conflitto Israele – Palestina (anche se il film si conclude con un messaggio di fratellanza e solidarietà un po’ ingenuo ma efficace), con stoccate varie pure alla politica del governo Bush, alla guerra in Iraq, Mariah Carey e Mel Gibson e tanti altri. Nessuno escluso.

 

E, nonostante tutto, qualche volta si ridacchia di gusto. Divertono certe gag dal gusto smaccatamente demenziale (i combattimenti e le acrobazie da cartoon di Zohan), e suscita ilarità la sfrontatezza sessuale dell’agente del Mossad (che non nega una bottarella a nessuno) contrapposta al puritanesimo degli Yankee, e Turturro è un cattivo simpaticissimo (da ricordare la sequenza del suo allenamento, che fa il verso a “Rocky”). Si pretenderebbe un po’ più da Sandler e soci, però. Innanzitutto un regista vero. L’attore americano, come accade spesso nei film che interpreta, è il vero deus ex machina dell’operazione (è pure produttore e sceneggiatore, assieme all’ormai onnipresente Judd Apatow), e continua ad affidarsi a registi di puro mestiere (in questo caso l’insipido Dennis Dugan) che dirigono pianamente senza molti colpi di genio. Non sarebbe male nemmeno qualche taglio in più in fase di montaggio (pure “Zohan” ha una ventina di minuti di troppo) e la capacità di contenersi, senza scadere nel pecoreccio (molte gag e doppi sensi a sfondo sessuale si ripetono, stancamente, per tutta la durata della pellicola).

 

Qualcuno, negli Usa, ha scritto che “Zohan riesce dove “Munich” aveva fallito”, e forse aveva ragione dopo tutto. Anche se la comicità “scorretta” di Sandler (la sua caricatura del medio orientale gli ha portato più di un problema nei paesi arabi) è unilaterale. O si accettano sin dall’inizio le premesse ultra grevi, o è meglio lasciar perdere ancora prima di entrare in sala.

06/10/2008

Cast e credits

Titolo Originale
You Don't Mess With The Zohan
Distribuzione
Sony Pictures
Durata
113'
Sceneggiatura
Adam Sandler, Judd Apatow, Robert Smihel
Fotografia
Michael Barrett
Scenografie
Perry Andelin Blake
Montaggio
Tom Costain
Musiche
Rupert Gregson-Williams

Trama

Zohan: da super agente del Mossad a parrucchiere per vecchiette a New York. Ma il terrorista-rivale Phantom lo trova pure lì
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