“Ravalear” è un neologismo creato da Pol Rodríguez trasformando El Raval, lo storico e complicato quartiere multietnico del centro di Barcellona al centro della sua serie. Potrebbe significare vivere il Raval, assimilarne lo spirito e le contraddizioni, o semplicemente attraversarlo.
Accompagnato in sede di regia e scrittura dal collaboratore di sempre Isaki Lacuesta (i due insieme hanno realizzato “Segundo Premio”, bellissimo film dedicato alla band di Granada Los Planetas), Pol Rodríguez è partito dalla vicenda autobiografica dello sfratto del ristorante di famiglia per costruire un thriller febbrile e adrenalinico dove le piaghe sociali della Spagna si trasformano in cause e armi di una storia di sopravvivenza.
Le turbinose vicende di “Ravalear” iniziano quando l’offerta di acquisto del locale dove risiede il ristorante Can Mosques da parte della famiglia che lo gestisce da un secolo viene sorpassata da quella di un fondo buitre (fondo avvoltoio), intenzionato a rilevare numerosi edifici storici del quartiere per renderlo più appetibile ai turisti. La gentrificazione, vista come una forza che distrugge le identità dei posti, partendo in questo caso dalla cancellazione del commercio locale, diventa l’elemento scatenante di un conflitto che non fa feriti.
Quando Àlex (un nervosissimo e bravissimo Enric Auquer), figlio minore della famiglia di ristoratori, vede il fondo aumentare del 600% l’affitto del locale per liberarsi dell’attività, ingaggia una guerra occulta con gli speculatori che lo vedrà trasformare altri problemi sociali spagnoli in armi. Anzitutto riempirà gli appartamenti dell’edificio di okupas per farne un asset tossico. Approfittando della crisi degli alloggi di città come Madrid e Barcellona, varie associazioni criminali fanno occupare a pagamento appartamenti sfitti a famiglie vulnerabili (solitamente di immigrati irregolari), che risultano poi difficili da sfrattare a causa delle leggi locali. È una precisione politica importante, per rimarcare la scomoda posizione etica in cui, col passare degli episodi, si troverà il protagonista della serie.
Ovviamente il fondo risponderà all’attacco con infestazioni di ratti, violenza ai danni degli okupas e la creazione di narcopisos (appartamenti di spaccio) intorno al ristorante per scoraggiare la clientela dal visitarlo.
Il Raval diventa quindi una sorta di Far West catalano in centro città, dove i problemi di Barcellona diventano gli strumenti mortiferi di una guerra tra poveri, innescata proverbialmente da un gigante capitalista. Se gli elementi narrativi utilizzati da Rodríguez per costruire questa autofiction dinamitarda sono già accattivanti, lo è altrettanto l’impianto audiovisivo costruito insieme a Lacuesta per portarla in vita. Eloi Caballé mischia la sua musica elettronica ai rumori della città, al vociare multilingue della gente e alza il volume quando l’azione si fa agitata. Già al lavoro con rinomati registi spagnoli come Albert Serra e Oliver Laxe, il direttore della fotografia giapponese Takuro Takeuchi opera con macchine da presa a mano che stanno attaccate ai protagonisti e con scarse luci naturali per costruire un Raval composta da ambienti interni ombrosi e claustrofobici. Sono iperrealiste e organizzate con nerbo à-la fratelli Safdie, invece, le sequenze d’azione tra i vicoli stretti del quartiere.
Veramente azzeccato e a suo agio con una recitazione naturalistica il cast, che vede in Auquer un ottimo capitano. Vanno però citati almeno anche il veterano del cinema catalano Francesc Orella, nei panni del vecchio titolare del ristorante Lluís, e Sergi López (recentemente alla ribalta grazie a “Sirat”), in quelli del viscido Cristóbal, l’agente immobiliare che tradisce amici e quartiere per il proprio tornaconto.
“Ravalear” condensa in sei episodi un’esperienza immersiva ed elettrizzante, capace di utilizzare elementi sociali scottanti come ingranaggi di un ordigno audiovisivo di gran pregio. Sebbene la serie non abbia ancora una data d’uscita italiana, il fatto che HBO sia coinvolta direttamente nella produzione fa sperare in un arrivo rapido sulla piattaforma della casa. Del resto, l’applaudita presentazione della serie in un contesto come quello della settantaseiesima Berlinale ha suscitato grande interesse distributivo internazionale.
19/08/2026