120 battiti al minuto

120 battiti al minuto


Robin Campillo

Drammatico | Francia
(2017)

Prima delle battaglie per il matrimonio egualitario e per la stepchild adoption, la comunità LGBT ha dovuto sostenere una lotta ancora più rilevante e significativa: quella per la vita, letteralmente. Grand Prix Speciale della Giuria, Premio FIPRESCI e (doverosa) Queer Palm a Cannes 70, “120 battiti al minuto” fotografa con precisione storiografica e lucidità empatica l’impegno e le attività di militanza del movimento Act Up Paris, nato da una costola dell’omonima organizzazione newyorkese, per squarciare il velo ipocrita calato sull’epidemia di AIDS fin dalla sua origine, nel silenzio colpevole dell’establishment e nell’indifferenza generale della società civile. Una pagina apparentemente ormai lontana, eppure drammaticamente così vicina.

Parigi, primi anni 90. Una manciata di attivisti muniti di fischietti e gavettoni di sangue finto fa irruzione sul palco di una conferenza istituzionale sulla trasmissione dell’AIDS, rivendicando a gran voce la necessità di accelerare i tempi delle sperimentazioni e delle ricerche farmaceutiche per trovare una cura. Gli animi sono concitati, i gesti sono convulsi: qualcuno ammanetta uno dei relatori, contravvenendo ai principi di non violenza di Act Up. Subito dopo il gruppo, i vestiti ancora insozzati di liquido rosso, si riunisce all’interno della sede del movimento e discute animatamente evidenziando criticità, pregi e debolezze dell’azione dimostrativa appena compiuta.

Alla sua terza prova dietro la macchina da presa, Robin Campillo adotta un approccio registico schietto, sincero e irruento, ai limiti della brutalità, come i suoi protagonisti. Scaraventa immediatamente lo spettatore in mezzo alla scena, lo trascina entre les murs del movimento e lo costringe a prendere parte, ancora frastornato dalla velocità di azioni e parole, a un modo di fare collettivismo che (forse) non esiste più. L’impressione è sempre quella della tranche de vie, della vita colta nell’attimo stesso del suo dispiegarsi: fondendo alcuni elementi autobiografici alla lezione stilistica del sodale Laurent Cantet, assiduo collaboratore, l’autore restituisce peso corporeo e rilevanza storica alla disobbedienza civile degli attivisti di Act Up, alle loro eclatanti azioni disturbative, ai loro slogan provocatori, al loro spiccato senso identitario e comunitario. “120 battiti al minuto”, infatti, è in prima istanza un film partigiano che, ben lungi da qualsiasi tentazione agiografica, vuole rendere omaggio al fervore tenace e al coraggio caparbio di quelli definiti da Pedro Almodóvar, Presidente di Giuria sulla Croisette, “veri eroi” contemporanei.

In sapiente equilibrio tra pubblico e privato, collettività politica e individualità domestica, impegno militante e intimità familiare, il film non tace mai torti e responsabilità storiche – Mitterand è citato esplicitamente più volte, così come le colpe dell’amministrazione reaganiana – eppure si rivela capace di evitare qualsiasi sterile rigidità ideologica e semplificazione manichea. Sguardo chirurgico e compassionevole al tempo stesso, Campillo rifiuta categoricamente (e intelligentemente) la retorica del martire e della vittima sacrificale, concedendo ben poco al pietismo melodrammatico e un po’ ricattatorio à la “The Normal Heart”. Al contrario, il suo è un film percorso dalle stesse pulsioni vitali, dalle stesse emozioni obnubilanti e dalle stesse spinte contraddittorie che agitano i suoi personaggi.

“120 battiti al minuto” è dunque un film furente e fiero, mai conciliatorio, carico di rabbia, passione, orgoglio, frustrazione e umanissima pietas. Un film di sangue e di corpi. Il sangue corrotto e infetto che terrorizza i medici, i poliziotti, i politici e gli attivisti stessi, e di cui simbolicamente si tinge l’intera Senna in una sorta di minaccioso moral panic collettivo di dirompente potenza visiva. I corpi degli attivisti, piagati e logorati, sui quali viene combattuta una battaglia personale e politica al tempo stesso, che pure rigettano l’idea di farsi definire solo dalla malattia e non rinunciano mai a essere corpi erotici, carnali, amicali, accoglienti.

Ne è incarnazione filmica la folgorante scena finale, che coerentemente congeda lo spettatore in modo brusco e tranchant. La musica techno e le luci strobo fondono in un unico flusso indistinto un giocoso ballo in discoteca, una plateale manifestazione pubblica e un momento di lancinante tensione sessuale. In questa sovrapposizione intensissima, che non conosce soluzione di continuità, è condensato il senso ultimo del film e della battaglia spericolata e ardita di uomini e donne che, semplicemente, si rifiutano di morire. Di smettere di vivere, di smettere di essere vivi.

29/09/2017

Cast e credits

Titolo Originale
120 battements par minute
Distribuzione
Teodora Film
Durata
144'
Produzione
France 3 Cinéma, Les Films de Pierre, Memento Films, Page 114
Sceneggiatura
Robin Campillo, Philippe Mangeot
Fotografia
Jeanne Lapoirie
Montaggio
Robin Campillo
Musiche
Arnaud Rebotini

Trama

Battaglie e rivendicazioni del movimento di attivisti Act Up Paris, che cercano di squarciare il velo ipocrita calato sull'epidemia di AIDS negli anni 90.
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