CAST & CREDITS

cast:
John Boyega, Jodie Whittaker, Alex Esmail, Franz Drameh, Leeon Jones, Simon Howard, Luke Treadaway, Nick Frost, Jumayn Hunter

regia:
Joe Cornish

distribuzione:
Filmauro

durata:
88'

produzione:
Big Talk Pictures

sceneggiatura:
Joe Cornish

fotografia:
Tom Townend

scenografie:
Marcus Rowland

montaggio:
Jonathan Amos

costumi:
Rosa Dias

musiche:
Steven Price

Attack the Block - Invasione aliena | Recensione | Ondacinema

Attack the Block - Invasione aliena

di Joe Cornish

fantascienza, commedia, Regno Unito (2011)

di Mirko Salvini

Voto: 7.0
A circa un anno dalla sua uscita negli altri paesi, arriva nei cinema italiani "Attack the Block", prima regia cinematografica del documentarista, sceneggiatore (ha firmato, insieme a Steven Mossat e Edgar Wright "Le avventure di Tintin" versione Spielberg) presentatore televisivo inglese Joe Cornish (da non confondere con l'omonimo fotografo). Si tratta di una piacevole scoperta e sarà curioso vedere cosa in futuro ci riserverà questo regista, arrivato al successo in patria con un programma ("Tha Adam and Joe Show") a base di parodie di classici del cinema ("Star Wars" su tutti).

La vena cinefila non viene smentita, visto che questa invasione aliena dove gli extraterrestri, ahiloro, scelgono come bersaglio un isolato in South London è piena zeppa di riferimenti al cinema del passato anche recente, a partire dal titolo che è un omaggio al film coreano "Attack the Gas Station" diretto nel 1999 da Kim Sang-jin. Anche se probabilmente il regista più vicino a questo film è John Carpenter. Provate infatti a mescolare le trame di "Distretto 13: le brigate della morte" e "La Cosa" e otterrete una storia non troppo diversa, anche se Cornish a differenza del maestro americano utilizza massicce dosi di humour britannico. Se si parla di Carpenter non si può non citare Howard Hawks (in fin dei conti i due titoli carpenteriani di cui sopra non sarebbero mai esistiti senza "Un dollaro d'onore" e "La cosa da un altro mondo"); inoltre "Attack the block" deve tantissimo alla lezione di cinema fatta da Roger Corman che insegnava a lavorare bene con pochi mezzi e fare in modo che i prodotti più commerciali o d'evasione fossero realizzati con intelligenza, suggerendo anche delle riflessioni sulla società. Come non pensare, poi, a qualche allievo di Corman come Joe Dante o James Cameron? O a Walter Hill? Il tutto però inserito nella scia di quel recente cinema inglese che rilegge in chiave divertita i generi, di cui il già citato Wright si sta proponendo come caposcuola, grazie a successi come "Shaun of the Dead" e "Hot Fuzz".

L'inizio è forte: Moses e la sua gang di ragazzini, teppistelli di strada, una sera minacciano e borseggiano l'infermiera Sam (la brava Jodie Whittaker) al suo rientro a casa. Si capisce che Wyndham Tower (luogo inventato ma pur sempre verosimile che vale per tanti luoghi della capitale inglese e non solo, anche perché siamo a Londra ma potremmo essere ovunque) non è un posto facile dove vivere; a salvare la ragazza, comunque, il solito imprevisto inatteso che renderà indimenticabile una banale nottata da sobborgo proletario. Dal cielo piovono oggetti strani che si rivelano essere le avanguardie di uno sbarco alieno. I ragazzini, educati da anni alla dura scuola della strada, di certo non si fanno cogliere impreparati e rispondono ai novelli E.T. da pari loro.

Per chi è cresciuto a film come "Scuola di mostri" e altri titoli fantastici con al centro teenagers più o meno vivaci forse vedere dei bulletti promossi a protagonisti potrà sembrare un azzardo. Cornish tuttavia dimostra di averci azzeccato perché grazie alle facce giuste, dialoghi scoppiettanti (frutto anche di un lavoro di preparazione coi giovani interpreti piuttosto lungo) e un'ambientazione credibile, lo spettatore è portato a poco a poco a guardare con simpatia a questi ragazzi che vogliono crescere troppo in fretta e che forse sono più sbruffoni che veramente cattivi. Tra madri da calmare, ragazzine da temere, poliziotti da guardare con sospetto, gangster da evitare, bambinetti (potenziali emuli) da salvare e spacciatori cui chiedere improbabili aiuti, le strade di Sam e Moses si rincontreranno e forse quelli che sembravano due mondi inconciliabili alla fine non si riveleranno così lontani. Onore soprattutto a John Boyega, sorta di Denzel Washington adolescente che regala un fisico e un'anima al (quasi) perennemente imbronciato Moses, senza dimenticare gli altri, in particolare Alex Esmail, logorroica spalla del leader. Va dato atto al regista di avere ottenuto performance dai suoi giovanissimi attori convincenti e non scontate, vedasi ad esempio gli accenni paranoici di Moses, convinto che gli alieni nel suo quartiere non siano altro che una misura governativa per sbarazzarsi di una fetta della popolazione scomoda. Paradossale finché si vuole ma efficace nel suggerire la sfiducia con la quale questi ragazzi guardano alle istituzioni.

Bisogna riconoscere inoltre al regista di essersi saputo circondare da collaboratori validi che hanno contribuito a rendere il risultato particolarmente riuscito, dal direttore della fotografia Tom Townend allo scenografo Marcus Rowland, senza tralasciare il commento musicale di Steven Price che aiuta a creare le atmosfere idonee (qualcuno le ha definite carpenteriane...cosa che appunto non deve stupire per niente!). Trattandosi comunque di un film di fantascienza, sebbene a basso costo, non si può ignorare il contributo del reparto trucchi che grazie a metodi tradizionali ha creato alieni simili ai baubau dell'immaginario fiabesco...magari sfortunati per essere capitati nel posto sbagliato ma non privi di fascino.

Un'ultima notazione per chi si appresta a vedere il film nella versione italiana. Senza volere mancare di rispetto ai nostri doppiatori, consiglio comunque a tutti di recuperare anche quella originale, per godere al meglio dello slang hip-hopeggiante proposto da Moses e la sua gang. Forse difficile da capire ma che suona così vero. Allow it!