Black Panther

Black Panther


Ryan Coogler

Avventura, Azione, Fantascienza | Usa
(2018)
“Black Panther” è il 18esimo prodotto del Marvel Cinematic Universe e rischia di diventare una delle punte di diamante del filone dedicato ai supereroi creati da Stan Lee e soci. I segni del primato, ancora da verificare sul piano degli incassi, sono invece già visibili a partire dalle sue istanze produttive. Il film diretto da Ryan Coogler, infatti, ha due caratteristiche altrove non riscontrabili in un progetto di questa portata. La prima è legata alla sua tipologia cinematografica, ossia al fatto di trovarci per la prima volta davanti a un film miliardario e più precisamente a un blockbuster pensato, diretto e interpretato da artisti appartenenti alla comunità afro-americana. La seconda, invece, riguarda il tipo di fascinazione di cui “Black Panther” si fa portatore, mai come questa volta originata e resa manifesta dalla presenza di attori che tanto nei ruoli principali, quanto in quelli secondari, non vedono tra le loro fila interpreti bianchi, anglosassoni e protestanti, esclusi del tutto o quasi dallo show messo in piedi dal regista. A parte Andy Serkis e Martin Freeman in ruoli minimal, a campeggiare in cartellone sono star di ultima generazione quali Chadwick Boseman (il principe T’Challa/Pantera nera), Michael B. Jordan, Lupita Nyong’o e Daniel Kaluuya supportate da veterani di classe come Forest Whitaker e Angela Basset. Una scelta di per sé rivoluzionaria per il fatto di attribuire al modello di bellezza rappresentato da queste figure un’universalità nella quale si possa riconoscere non solo lo spettatore di parte ma anche il resto del pubblico. Un vento di rinnovamento destinato a soffiare anche sulla trama del film e, in particolare, sulle premesse che fanno da sfondo all’ascesa al trono di T’Challa, destinato a prendere il posto del padre nella conduzione del regno di Wakanda, non prima di aver affrontato la sfida dell’altro pretendente, al secolo Erik Killmonger, disposto a impossessarsi dello scettro per poi procedere alla conquista del mondo, grazie al potere fornito dal prezioso vibranium, il metallo di cui lo stato è unico detentore. Come altro potrebbe intendersi se non il capovolgimento dell’immaginario dominante, quello che nel film vede lo stato africano al vertice della mappa geopolitica mondiale – la cui potenza deriva da un dettaglio non da poco che è quello di essere padrone della materia prima presente nel suo territorio – a stabilire un quadro ideale esattamente opposto a quello in vigore nella realtà dei nostri giorni?

Senza volersi infilare in analisi che esulano dalla questione cinematografica, non si può fare a meno di notare le connotazioni politiche e sociali presenti nella sceneggiatura scritta dallo stesso Coogler che, come altri colleghi, sembra riflettere in maniera critica sugli effetti della presidenza Trump. Vale la pena ricordare, inoltre, che fin dalla sua nascita, avvenuta sulle pagine del numero cinquantaquattro de “I Fantastici Quattro”, il personaggio di Black Panther, nell’attribuita superiorità fisica e intellettuale, divenne subito espressione (politica) del black power teorizzata da Stokely Carmichael – leader del movimento delle Pantere nere – nella battaglia per il riconoscimento dei diritti civili negati alla popolazione di colore. Coogler, dunque, tiene desto l’immaginario del personaggio in questione spingendosi ancora più in là rispetto alle prerogative dei suoi natali, se è vero che la lotta per il potere, così come la scelta di colui che dovrà decidere le sorti del mondo, sono un problema interno alla nazione africana e, cinematograficamente parlando, di una superiorità estetica e di gusto che “Black Panther” esibisce in ogni fotogramma della sua storia. Affermazione, questa, che trova riscontro nella decisione di enfatizzare le caratteristiche del villain di turno, qui più che altrove vero e proprio doppio del protagonista, non solo per il colore della pelle e per il riconosciuto appeal dell’attore che lo interpreta (pari, se non superiore a quello di Boseman) ma soprattutto per il fatto che Michael B. Jordan avrebbe avuto tutte le caratteristiche – a cominciare dallo statuto divistico – per incarnare egli stesso la parte dell’eroe, come peraltro ha fatto nei film che ne hanno decretato la fama.

Senza dimenticare il retaggio culturale e soprattutto tribale all’interno del quale si svolge la vicenda, valorizzato, quest’ultimo, da coreografie che trasformano le scene d’azione (sontuosa, in questo senso, quella che accompagna l’incoronazione di T’Challa, orchestrata alla maniera di una tragedia greca), in una specie di danza propiziatoria, e da uno sfoggio di costumi e accessori appartenenti al folklore degli antenati della comunità africana. Certo, si potrà obiettare che una cosa del genere si era già già vista nei wuxia di Zhang Yimou e ciò è in parte vero, ma se nel caso appena citato questi aspetti erano parte integrante dei codici propri di quel tipo di film, ovvero della tradizione a cui fanno riferimento, nel caso di “Black Panther” non solo la questione si presentava del tutto nuova ma era chiamata ad armonizzarsi con un contesto – quello mainstream – di tipo industriale, cioè destinato a veder la prevalenza del mercato sull’arte. Così, pur rimanendo “Black Panther” un prodotto commerciale e, nello specifico, un lungometraggio dove le scene d’azione e gli effetti speciali relegano in subordine finezze psicologiche ed eventuali complessità della trama, bisogna dire che la compresenza tra passato e presente, modernità e tradizione, riesce a convivere senza penalizzare né l’una né l’altra, mantenendo inalterata l’efficacia del messaggio di cui il film si fa interprete, nel quale, per una volta, la muscolosità dei corpi e la loro smaccata potenza segnano un punto a favore della coerenza interna dell’opera e del suo assunto di base.

18/02/2018

Cast e credits

Distribuzione
Walt Disney Studios Motion Pictures
Durata
134'
Produzione
Marvel Studios
Sceneggiatura
Ryan Coogler, Joe Robert Cole
Fotografia
Rachel Morrison
Scenografie
Hannah Beachler
Montaggio
Claudia Castello, Michael P Shawver
Musiche
Ludwig Göransson

Trama

L'ascesa al trono di Wakanda da parte del principe T'Challa scatena le ire di un pericoloso pretendente
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