La felicità è un sistema complesso | Film | Recensione | Ondacinema

Ondacinema

recensione di Alberto Mazzoni
6.5/10

Una delle rovine dell'Italia, secondo Enrico (Mastandrea) è la sua classe dirigente, ricchi figli di ricchi buoni solo "a organizzare tornei di Playstation e ingolfare Maserati". Quindi di lavoro diventa loro amico, li convince che fare gli amministratori non è vita e che è meglio cedere l'azienda ai tecnici. Ad alterare questo già bizzarro equilibrio il fratello minore incapace gli mette in casa una israeliana carina e squilibrata. Allo stesso tempo, nel ridente Trentino equo e solidale (il cinema italiano ormai lo fanno le film commission regionali) due ragazzi ereditano una azienda causa prematuro decesso genitori. Enrico è incaricato di liberarsene, ma inizia a pensare che per una volta loro siano molto meglio dei tecnici della finanza...

A Zanasi non va di fare un film italiano televisivo o camera a mano, e si vede nel modo ricercato con cui è ripresa ogni singola scena. Il film diventa quindi un originale, anche se non sempre riuscito, connubio tra commedia sociale italiana e sorrentinismi. In certi casi l'esito è decisamente riuscito: la "scena di sesso" del film è graziosa, il pre finale sullo stile di "Paranoid Park" è interessante e consegna il messaggio. In altri casi però lo stile manca decisamente il bersgaglio (il confuso piano sequenza iniziale, la scena nella caverna), e nella maggior parte dei casi è ok ma niente più (l'incidente, la canzone in ospedale). Sicuramente non ci si annoia e si aspetta incuriositi la prossima idea. A volte però la trama si piega troppo alla trovata visiva e non si capisce che sta succedendo (perché Enrico si tuffa in piscina?)

Certo, la vita del film è il mattatore Mastandrea, che alla fine come molti fa sempre un po' sé stesso, ma lo fa bene e tiene nel suo volto quell'equilibrio tra simpatia e amarezza di uomo di fronte all'assurdo che ci piace molto. Di un attore che regala chicche come il monologo sulla fame al Valle occupato siamo abituati a fidarci, e giustamente. Anche Battiston che per una volta non fa il pacioccone ma interpreta bene un personaggio inquietante è una valida novità. La ragazza interpretata da Harah Yaron offre sicuramente notevoli spunti comici (il Chiapas, dormire per terra...) ma è esile come ispirazione spirituale della pellicola.

A questo film che ha nel titolo la parola complessità (tema che i personaggi discutono un paio di volte ambiguamente) avrebbe giovato una maggiore semplicità, nel senso di selezione delle sue idee. La colonna sonora, ad esempio, è buona ma sovrabbondante come l'impianto visivo: canzoni originali e non piacevoli, ma troppe e troppo insistite. Anche il tema sociale, che forse voleva essere il fulcro del film, non è trattato male:  il personaggio secondario ma centrale dell'operaio "telespalla Bob" è efficace e giustamente ripreso in modo sobrio. Ma proprio per questo il tema poteva essere ampliato mettendo ad esempio da parte il tema padri vs figli che è di troppo (inutile e insopportabile il padre di Battiston). "La felicità è un sistema complesso" è comunque senza dubbio un film pieno di spunti, visivi e narrativi, e quindi in definitiva lo consigliamo.


30/11/2015

Cast e credits

cast:
Valerio Mastandrea, Giuseppe Battiston, Hadas Yaron


regia:
Gianni Zanasi


distribuzione:
Bim


durata:
117'


produzione:
Rai Cinema


sceneggiatura:
Giorgio Zanasi


fotografia:
Vladan Radovic


scenografie:
Roberto De Angelis


montaggio:
Ugo De Rossi


musiche:
I Cani


Trama
Enrico Giusti diventa amico dei figli di papà che ereditano un’azienda e li convince a cederla a mani migliori. Una sconosciuta alla porta e un caso difficile lo metteranno a dura prova.