Il fondamentalista riluttante

Il fondamentalista riluttante


Mira Nair

Thriller | Gran Bretagna, Quatar, Usa
(2012)
Mira Nair sembra molto legata alla Mostra del Cinema di Venezia. Ci era venuta nel 1991 con “Mississippi Masala”, e torna in laguna con un film fuori concorso a undici anni di distanza da “Monsoon Wedding” che vinse il Leone d’oro nel 2001. Abbandona il racconto corale e le tinte colorate, seppur venate di una certa malinconia, del matrimonio indiano e della grande famiglia, per avvolgere di una luce fredda una storia su un conflitto interiore, sulle apparenze, sul prendere una posizione, sul senso di appartenenza, sul fare la cosa giusta e recitare la propria parte. Un film che richiama l’episodio da lei girato per il corale “11 settembre 2001”. Torna idealmente proprio a quell’anno cruciale della nostra storia recente, segnato dall’attentato alle torri gemelle di New York e lo fa adattando un film di Mohsin Hamid, scrittore pakistano, che fornisce una materia letteraria solida e che collabora alla sceneggiatura. Cinema che supera i confini e gli attriti politici avvicinando una regista indiana a un autore pakistano.

La narrazione alterna il Pakistan presente, dove sono in atto delle rivolte studentesche e viene rapito un insegnante americano, e l’America a cavallo dell’11 settembre, con la frenesia economica prima e il panico acuto poi. Il protagonista Changez (un ottimo Riz Ahmed) racconta al giornalista – ma attenzione che il film ci mette in guardia sulle apparenze – Bobby (Liev Schreiber) la propria ascesa sulla cresta del sogno americano, dall’università a quel suo lavoro come analista finanziario alla corte del mentore Jim (Kiefer Sutherland). Changez ha la capacità di trattare gli affari con quel cinismo che lo distanzia dalle proprie origini, ma che lo avvicina e lo immerge in quella vasca di squali dove si trova a nuotare a suo agio. Oltre al lavoro che sognava e la sensazione di essere arrivato, Changez trova l’amore di Erica (Kate Hudson), fragile artista newyorkese. Ma il crollo delle torri coincide con un crollo di illusioni, seguono le ripercussioni dell’attentato, e Changez si ritrova nella scomoda posizione di pakistano in un’America sull’orlo della follia, vittima di un’integrazione impossibile.

Un percorso lucido, politico ed etico, dove la religione ha un peso secondario, dove l’amore viene irrimediabilmente contaminato. Emerge soprattutto un accostamento tra il fondamentalismo che vuole la libertà del proprio paese e il fondamentalismo dell’impero capitalista dedito al denaro, che tenta di spogliare il protagonista della propria natura e del proprio passato, di assoggettarlo a giannizzero per arruolarlo nelle proprie file.

Molta carne al fuoco in un film che rimane coerente e lineare in tutta la sua durata. La Nair dimostra una grande sicurezza nel delineare il cambiamento di una nazione dopo l’attentato, e i fermenti che si svolgono oggi nell’altra, ma anche il dramma più intimo e personale di Changez. Ha la mano ferma nel gestire un racconto che passa attraverso 3 continenti, si mescola a tratti con la spy story nei giochi di ruolo e nella ricostruzione dei fatti, tanto da far ripensare a tratti a Tony Scott. Ma per un attimo non possono non venire in mente Tarantino quando vediamo un tv un B-movie pakistano, o Kurosawa quando un evento ci viene riproposto da più punti di vista.   

Come per “Monsoon Wedding” ci troviamo avvolti nelle tradizioni locali e in una famiglia numerosa. La lingua inglese si mescola all’idioma originale dei personaggi (l’urdu in questo caso) e per un attimo ci si mette di mezzo anche un matrimonio. C’è il peso del passato, il rapporto/scontro con i genitori, qui rappresentato dal dissidio tra Changez e il padre poeta. Ma soprattutto, anche se in secondo piano rispetto al personaggio di Changez, resta la sensibilità per il ruolo della donna, il personaggio di Kate Hudson, qui alle prese con i propri sentimenti e incapace di tornare ad amare e di superare un lutto. Lo skyline di New York, prima e dopo l’11 settembre, compare in contrapposizione alla stretta sala da tè pakistana dove si svolge il racconto presente, quasi a rimarcare non solo una contrapposizione tra occidente e oriente, ma anche un’epoca, se non terminata, mutata.

29/08/2012

Cast e credits

Titolo Originale
The Reluctant Fundamentalist
Durata
90'
Produzione
Lydia Dean Pilcher
Sceneggiatura
William Wheeler
Fotografia
Declan Quinn
Scenografie
Michael Carlin
Montaggio
Shimit Amin
Musiche
Michael Andrews

Trama

A Lahore, nel pieno di una rivolta studentesca, viene rapito un professore americano. Changez, giovane professore pakistano, racconta al giornalista Bobby la propria storia, il lavoro a New York come consulente finanziario nel periodo a cavallo dell'attentato dell'11 settembre 2001 e l'amore per Erica. Le sue scelte di vita lo seguiranno anche di ritorno nel Pakistan attuale alla ricerca della propria indipendenza
Kontinental ’25
Kontinental ’25

Radu Jude trasforma la morte di un senzatetto in un'indagine sulla responsabilità morale, sul senso di colpa e sulle contraddizioni della società contemporanea. Un saggio cinematografico che privilegia il confronto delle idee alla narrazione, trovando nella propria irresolutezza tanto la sua forza quanto il suo limite

Toy Story 5
Toy Story 5

Forse un po' a sorpresa, il trentunesimo lungometraggio targato Pixar non è (solo) una gigantesca operazione nostalgica, bensì l'occasione per riflettere sull'eredità pop-culturale che la saga di "Toy Story" ha lasciato dagli anni 90 fino a oggi

Il bacio della donna ragno
Il bacio della donna ragno

Bill Condon traspone su schermo il noto musical di Broadway e racconta l'accettazione della diversità attraverso la potente arma dell'immaginazione, intrecciando dramma a canti e danze. Ma la regia è disordinata e il risultato è fiacco e confuso

Le bambine
Le bambine

"Le bambine" osserva l'infanzia senza nostalgia, affidandosi allo sguardo spontaneo delle sue giovani protagoniste e a una messa in scena delicata ma mai edulcorata. Pur con qualche dispersione narrativa, le sorelle Bertani firmano un esordio autentico e sensibile, capace di raccontare la crescita come scoperta delle fragilità del mondo adulto

Disclosure Day
Disclosure Day

Inno umanista e antispecista, Spielberg mette in scena l’ultimo esempio della sua capacità di creare grande cinema, pur con difetti nella sceneggiatura e i limiti insiti in un’operazione di memorabilia cinematografica personale

La cronologia dell’acqua
La cronologia dell’acqua

Dopo oltre un anno dal sua passaggio a Cannes, arriva anche nelle sale italiane l'esordio alla regia di Kristen Stewart. L'omonimo addattamento del memoir di Lidia Yuknavitch, nonostante una messa in scena talvolta caotica, vive di un forza intestinale, viscerale, magnetica

Romería – Il mare dei ricordi
Romería – Il mare dei ricordi

Al suo terzo lungometraggio, la cineasta spagnola Carla Simón ripropone approccio autobiografico, tematiche e stile all'interno di un film estivo nuvoloso e melanconico che si ibrida con una detection esistenziale

L’amore che rimane
L’amore che rimane

Pálmason si fa cantore della semplicità e mette in scena un'elegia del quotidiano in cui il paesaggio, rispettato e custodito dai personaggi, diventa protagonista e spazio emotivo del racconto