CAST & CREDITS

cast:
Casey Affleck, Matt Damon

regia:
Gus Van Sant

distribuzione:
Miramax

durata:
103'

produzione:
indipendente

sceneggiatura:
Gus Van Sant, Casey Affleck, Matt Damon

fotografia:
Harris Savides

montaggio:
Gus Van Sant, Casey Affleck, Matt Damon

musiche:
Arvo Part

Gerry | Recensione | Ondacinema

Gerry

di Gus Van Sant

drammatico, Usa (2002)

di Matteo De Simei

Voto: 8.5

Vi sono pellicole che assai difficilmente possono essere circoscritte in un'analisi filmica, né tantomeno in una recensione. La poesia visiva di "Gerry" rientra in una di queste. Uno sfondo blu (stilisticamente a metà tra Jarman e  Kubrick) introduce un piano-sequenza di oltre sei minuti, accompagnato dal pianoforte liquefatto di Arvo Pärt. Solo l'incipit diretto da Gus Van Sant è di una magniloquenza assoluta, quasi contemplativa.

Il viaggio è la prima tappa fondamentale del film. La strada (-guida) delle sequenze iniziali tramuterà presto nel "sentiero selvaggio" della Death Valley, che condurrà i due giovani protagonisti verso una nuova via: quella della progressiva perdizione ("Tutti i sentieri portano allo stesso posto"). L'amicizia, altra robusta ossatura a comporre lo scheletro tematico della pellicola, rende indissolubili entrambi i personaggi anche nel nome che dà il titolo all'opera. Anche in questo caso, però, risate e vaniloqui lasceranno il posto dapprima a travagliati silenzi, fino a sfociare in pianto, panico e rassegnazione. L'amicizia verrà messa a dura prova anche da disidratazione, allucinazioni e dalla consapevolezza di essere potenzialmente sempre più esposti alla morte, ora dopo ora.

Ottime le prove di Casey Affleck e Matt Damon. Il primo dal carattere fragile e rassegnato (metafora lampante: la paura nel saltare da una roccia), il secondo ben più forte, autoritario e cinico ("smettila di piangere"). Saranno le diversità stesse dei caratteri a sentenziare la gemma interpretativa del finale (legge darwiniana del più forte? Atto dovuto?). Affleck-Damon a parte, è tuttavia il paesaggio l'inenarrabile e indiscusso protagonista della pellicola. L'apparente staticità dell'ambiente, crea continui movimenti di luce, nuvole ed ombre che accompagnano i passi senza meta dei due giovani, abili a scandire l'idea dell'infinito paesaggistico che li circonda e l'assenza di una via di uscita. E se il panorama è l'essenza, l'accompagnamento sonoro ne diviene il fulcro: respiri pesanti, passi, versi di animali e vento trascinano lo spettatore in un clima quasi mistico. I dialoghi scarni e in stile "teatro dell'assurdo" creano atmosfere analoghe alle sceneggiature teatrali di Beckett e Pinter ("Ho conquistato Tebe", "Ci sono molti dinosauri nella zona"...). Lo stesso nome che accomuna i due personaggi è avvolto in ermetiche interpretazioni ("Hai gerrizzato le procedure", "C'erano troppi Gerry diversi per la strada", "è stata una gerriata totale"). Una sorta di nome in codice(?). Scritto e montato a sei mani (Van Sant, Damon, Affleck), il film è retto dall'onnipresente steadicam di Matias Mesa ma soprattutto dalla "magica" fotografia di Harris Savides (con Van Sant sin dal precedente "Scoprendo Forrester", 2000): zoom out e campi lunghissimi a sottolineare la supremazia della natura e l'impotenza dell'uomo di fronte ad essa.

Grazie a "Gerry" (distribuito in pochissime copie, in Italia mai uscito) Van Sant ha avuto l'opportunità di sprigionare le sue doti di maestria registica sperimentale e indipendente, annientando la narrazione e mettendo per una volta da parte le aspettative commerciali del pubblico. Opportunità che si ripeteranno non tanto in "Elephant" (2003), quanto in "Last days" (2005). Abituati a film che sistematicamente si nascondono dietro ai loro trucchi,  il vuoto sonoro e la sintesi estrema delle immagini (fin quasi all'annullamento, per assenza di dettagli) creano nello spettatore inerme di "Gerry" imbarazzo e inettitudine. Memorabile la sequenza dell'estenuante cammino nel lago salato tra notte, alba e giorno senza mai staccare dal piano sequenza. Presentato al Sundance Film Festival e al Toronto Film Festival. Due nomination agli Independent Spirit Awards (regia e fotografia).