Ondacinema

7.0/10

Sinossi: Il Maggiore (Scarlett Johansonn) ha (o è) un cervello umano in un corpo bionico fornito dalla megacorporazione Hanka robotics, e lavora per la polizia in un Giappone in cui giganteschi ologrammi pubblicitari dominano il profilo urbano dei grattacieli e i potenziamenti cibernetici sono all'ordine del giorno. Quando qualcuno inizia ad uccidere i manager della Hanka controllando da remoto androidi e umani, il Maggiore si mette sulle sue tracce.

Il film è tratto da un lungometraggio di animazione che è un capolavoro (con uno splendido seguito), basato su un manga, che ha dato luogo a una serie di animazione, insomma ha a disposizione come materiale di partenza un ricco universo narrativo. Non pago, attinge sfacciatamente e a piene mani da tutto quello che trova: ovviamente "Blade Runner", "Matrix", "Akira", pure dall'eccezionale "Under the Skin" (sempre con Scarlett).  Con queste premesse è chiaro che non ci possiamo trovare di fronte a un capolavoro di originalità, né a niente che si possa remotamente confrontare con siffatti punti di riferimento, ma si tratta comunque di un assemblaggio ben fatto.

Le profezie del cyberpunk si sono sostanzialmente avverate nel giro di meno di trent'anni. Siamo tutti connessi, l'ambiente è FUBAR, la privatizzazione della democrazia è compiuta, il meticciato culturale è l'esperienza quotidiana di tutti, gli innesti bionici hanno passato la fase sperimentale e sono pronti per la commercializzazione. E' curioso, o forse ovvio, che dal punto di vista del cinema mainstream questi temi siano passati completamente di moda  e ci si concentri invece su uomini e donne prestanti in vestiti sgargianti che combattono contro minacce aliene o al limite tra di loro.

Ben venga quindi questo remake, per quanto non privo di difetti. Per citarne due, il tentativo di inserire microelementi di ulteriore attualità (terroristi, rifugiati) è penoso e inevitabilmente lasciato cadere dopo 10 minuti. Inoltre, al solito i registi (o forse i produttori) statunitensi credono che lo spettatore tipo sia un dodicenne con problemi di concentrazione quindi, mentre il film originale era un haiku, qui ogni singolo passaggio della trama è spiegato a voce dai protagonisti con il pennarello grosso e l'evidenziatore, come se non ci si fidasse della potenza delle immagini. Il che è un peccato, perché le immagini di questo "Ghost in the Shell" ci sono e meritano.

La messa in scena di un mondo che è una versione solo lievemente distorta del nostro (tant'è che molte ambientazioni sono reali) è accurata, bella a vedersi e molto efficace come specchio distorto e, quasi più che la trama in sé, offre numerosi punti di riflessione. Ci troviamo nella famosa uncanny valley che è stata teorizzata proprio in robotica: un mondo che non è il nostro ma abbastanza simile al nostro da metterci (sanamente) a disagio. Gli elementi di sesso e violenza che caratterizzavano il materiale di partenza sono stati ovviamente filtrati per raggiungere un pubblico più ampio, ma sono suggeriti in maniera visivamente efficace ed elegante in modo da mantenere il loro valore narrativo.

Senza spoiler, vorremmo solo dire che il finale vale la pena di essere aspettato e fornisce chiavi di lettura interessanti per vari elementi, il che in un blockbuster statunitense di questo decennio è letteralmente straordinario. In particolare  la scelta della stupefacente Scarlett come protagonista non ha solo ovvi motivi di incasso ma è veramente ben integrata in una riflessione sul tema dei corpi bionici.
Il nostro amato Takeshi Kitano ha un ruolo assolutamente pleonastico, ma se anche uno spettatore su mille o diecimila, incuriosito, andrà a cercarsi i suoi film precedenti e scoprirà "Hana Bi" o "Sonatine", sarà stata fatta cosa buona e giusta.



Cast e credits

cast:
Scarlett Johansson, Takeshi Kitano, Michael Pitt


regia:
Rupert Sanders


durata:
106'


produzione:
Paramount Pictures


sceneggiatura:
Jamie Moss


fotografia:
Jess Hall


montaggio:
Neil Smith


musiche:
Clint Mansell


Trama
Scarlett Johansson è un cyborg