Grizzly Man

Grizzly Man


Werner Herzog

Biografico, Documentario | Usa
(2005)

Un oggetto che ti piomba addosso con una propulsione estetica e morale di quelle che si attendono per intere stagioni, questo nuovo film documentario di Herzog ha dalla sua anche un fascino plateale che può spiazzare, per il suo supposto ambiguo commercio con il voyeurismo. Ma non c’è trucco, non c’è inganno: siamo di fronte alle riflessioni di un autore che, specchiandosi nel suo cinema, non può evitare confronti, raddoppiamenti, rimandi e scivolamenti. La fascinazione, poi, esercita il suo inevitabile magnetismo per il carattere bollente della materia trattata: la vita e la morte di un uomo che per anni si è filmato nello scenario della propria ossessione.

C’è un che di settecentesco nel modo in cui il regista confronta la propria visione della Legge di Natura, dichiaratamente pessimistica, con quella apparentemente edenica del protagonista Timothy Treadwell, che per tredici estati si è accampato nel parco naturale di Katmai, in Alaska, con l’intento di filmare, studiare e proteggere gli orsi Grizzly, per venire infine ucciso e divorato, insieme alla sua fidanzata Amie Huguenard, proprio da uno dei suoi amati animali nell’ottobre del 2003.

C’è una fantasia “Quarto Potere” nel modo in cui viene condotta l’indagine sul personaggio Treadwell, che sfocia wellesianamente nella considerazione della sua umanità e nella riaffermazione del suo mistero. C’è un rimando continuo alla personale visione cinematografica herzoghiana, insieme estetica ed esistenziale, nel suo ricondursi ad archetipi d’eroi ossessivi e solitari intenti in una battaglia mortale con le forze della Natura o della società, che si rivela essere intima lotta spirituale segnata dalla tragedia. E tragedia, non tanto perché culminante nella morte, ma soprattutto perché il personaggio agisce come guidato da una visione superiore, e mentre si afferma nella sua unicità e volontà, si scontra con le falle interiori ed esterne della sua visione, accettando il proprio destino solitario, inseguendolo tenacemente.

I punti di vista moltiplicati sul “personaggio” Treadwell, attraverso i racconti e le memorie di testimoni della sua vicenda in vita o in morte (amici, ex-fidanzate, conoscenti e genitori), si intersecano con il lavoro di scelta e montaggio del girato originale di Treadwell da parte di Herzog, interpolato da inserti di documenti televisivi, brevi ricostruzioni biografiche, e da nuove riprese naturalistiche che il regista tedesco usa per enunciare direttamente il proprio pensiero (più poetico che filosofico) nei confronti dell’uomo, del personaggio, della Natura. A questo continuo gioco di costruzione-decostruzione si aggiunge, a un altro livello, il gioco della messa in scena attuata da Treadwell stesso, in perenne bilico fra confessione esistenziale, esaltazione mistica e deliberata manipolazione.

Treadwell cercava, disperatamente, il suo posto nel mondo, e credeva di averlo trovato sul confine (labile? Tremendo? Non varcabile? Illusorio?) fra universo umano e animale, piazzandocisi col fervore e l’ingenuità del colono, auto-proclamandosi avanguardia nella lotta ecologista contro i bracconieri, e più in generale contro la società che, hobbesianamente, l’aveva divorato nella sua vita precedente d’alcolista e maniaco depressivo.

L’orso, per quest’uomo, diventa rinascita nella purezza, idolo a cui dichiarare il proprio amore, compagno di un viaggio sciamanico nella profondità della propria psiche, attore/catalizzatore nello psico-teatrino messo in scena durante le riprese documentarie, che sono spesso di una bellezza devastante proprio per lo sguardo ferocemente emotivo di Treadwell. Al contrario, nelle parole di Herzog, l’orso diventa espressione della dominante legge di ferocia, assassinio e cieca fame dell’universo, oppure la Natura diventa icona pittorica dell’anima lacerata. L’opposizione dichiarata è fittizia: sguardo del personaggio e sguardo del regista manifestano il comune e profondo aspetto poetico del punto di vista, l’esigenza di informare romanticamente il proprio rapporto con l’ambiente.

La voce di Treadwell che confessa la sua battaglia interiore, lui che grida ad Amie di salvarsi mentre l’orso lo sta facendo a pezzi, la scelta di Herzog di non farci ascoltare la registrazione di quello strazio (osservando l’antica regola di Bazin), il rispetto che traspare dalla collezione del materiale, che non forza l’emissione di un giudizio: quello che resta è umanità, e non so se a un film, oggi, si possa chiedere di più.

 

(15 marzo 2006)

06/05/2008

Cast e credits

Titolo Originale
Grizzly Man
Distribuzione
Lions Gate Films
Durata
103'
Produzione
Alana Berry, Billy Campbell, Kevin L. Beggs
Sceneggiatura
Werner Herzog
Fotografia
Peter Zeitlinger

Trama

Ritratto poetico dell’attivista Timothy Treadwell, impegnato nella difesa degli orsi Grizzly in Alaska, ucciso insieme alla fidanzata Amie Huguenard da un orso, nell’autunno del 2003.
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