Juno

Juno


Jason Reitman

Commedia | Usa
(2008)

Due poltrone aprono e chiudono “Juno” di Jason Reitman. La prima, comoda, morbida, enorme, è quella su cui la protagonista omonima del film e il suo compagno di scuola mezzo scemo, Paulie Bleeker, concepiscono quasi per scherzo un bambino alla tenera età di sedici anni. La seconda, una seggiola a dondolo, è quella su cui la madre adottiva interpretata da Jennifer Garner culla il piccolo preso in adozione.

In mezzo c’è l’avventura della ragazzina che prima scopre di essere incinta, poi si confida con la migliore amica, la più svampita del liceo. Dopodiché va all’istituto “Donne ora” (“Dove dicono che aiutino le donne, ora”) con l’intenzione di abortire. Lì rimane colpita negativamente dall’atmosfera sinistra e dall’atteggiamento troppo freddo del personale e in un istante decide di proseguire con la gravidanza. Dopo aver preso la decisione che potrebbe cambiarle la vita con una tale naturalezza e immediatezza, a Juno si prospettano altri problemi. Prima di tutto, deve dirlo ai genitori, che invece, dopo un solo attimo di smarrimento, sono solidali con la sua scelta e ci scherzano pure su. Poi c’è il compito più importante: trovare una coppia giusta per affidarle il pargolo, possibilmente non “una single con le ovaie in pensione o una coppia di lesbiche chic”. La ricerca si ferma davanti a un villino della provincia del profondo Minnesota dove una giovane in carriera e il suo marito eternamente frustrato per non essere diventato una star del rock colpiscono Juno. Di qui si va avanti nella vita della futura mamma alla ricerca della normalità: a parte la circonferenza che si allarga, lei continua con la scuola, continua a parlare di musica e a guardare gli horror di Dario Argento, intreccia un rapporto molto stretto con i genitori adottivi (soprattutto con il tizio in crisi d’identità).

Juno si divide perfettamente fra peripezie assolutamente comiche e situazioni realmente drammatiche, considerando la sua età e la sua condizione: per essere solo un’adolescente ha un’ironia tagliente (che fa ridere forte anche chi andrà a vedere il film), ma anche dei momenti di seria sofferenza: molto triste, ad esempio, vedere come quell’imbranato di Bleeker la ferisca facilmente annunciandole che andrà a una festa con un’altra compagna di classe (dialogo magistrale, fra l’altro).

Come si nota da pochi accenni di trama, “Juno” è tutto fuorché un film antiabortista, come in Italia, incredibilmente, è stato fatto passare nei duri tempi di campagna elettorale. Difficile a tal proposito capire se la scelta di farlo uscire a due settimane dal voto sia stata felice a livello di marketing o infelice, perché svilisce il senso stesso della pellicola. Perché questa è una vera commedia moderna, in cui si ride di gusto, e si ride anche passando sopra, in modo del tutto leggero e scanzonato, a temi pesanti come aborto e adozione, gravidanze premature e famiglie allargate.

La scelta di Juno di far nascere il figlio è tutta cinematografica: è il copione (sapientemente scritto dall’ex spogliarellista Diablo Cody) a richiederlo. Nessuna pretesa di messaggio etico: solo la messa in scena di una possibile situazione presa dalla realtà, trasformata in iperbole comica come si conviene per ogni grande film brillante e interpretata con grande sensibilità da un giovane cast in gran forma, in primo luogo, ovviamente, Ellen Page (e come non rimanere colpiti da come ancora una volta l’Oscar premi i ruoli più eclatanti e non le interpretazioni più difficili?).

Un’altra accusa che la critica nostrana muove al film, forse perché si rimane negativamente colpiti dal fatto che gli americani non si tormentino con il chiodo fisso di un messaggio per forza necessario in un film, è che “Juno” sia un’opera molto furba. Essa sfrutta alcuni stereotipi molto in voga per fregare ancora una volta lo spettatore assetato di cinema indipendente. Ma è proprio un altro merito di Reitman e della Cody quello di essersi tenuti lontani dai vezzi virtuosistici di alcuni loro colleghi. In “Juno” tutto è così fresco, naturale, poco ricercato, che è difficile pensare che dietro al film ci sia quell’autocompiacimento che caratterizza molto cinema ambientato nella provincia americana.

Il citazionismo musicale e cinematografico diventa anch’esso punto di forza e non di debolezza della sceneggiatura: è Juno che si manifesta proprio attraverso quello che ascolta, quello che vede, quello che legge. È il suo essere così ordinaria che non ne fa certo un’eroina pro-life. D’altronde, non può certo sfuggire che c’è ben poco di eticamente allineato nella sua storia: non è così il modo in cui il bambino viene concepito, non è così l’approccio pragmatico che i genitori hanno alla vicenda della figlia, tanto meno è così il modello di famiglia in cui Juno stessa s’imbatte. Senza svelare le complicazioni drammatiche che giungeranno alla fine, si noterà fin dalle prime battute come i due candidati per l’adozione non siano il miglior universo familiare possibile.

Insomma, c’è ben poco di morale in “Juno”, tranne, forse, il fatto che la commedia non è stata tradita per un facile ricorso a colpi bassi, per portare lo spettatore a farsi dei grandi pianti. Se ci si commuoverà, sarà per la troppa simpatia di questa mitica fanciulla.

23/04/2008

Cast e credits

Titolo Originale
Juno
Distribuzione
Fox Searchlight
Durata
96'
Sceneggiatura
Diablo Cody
Fotografia
Eric Steelberg

Trama

Juno è una brillante adolescente del Minnesota. Quando scopre di essere incinta, penjsa di abortire, ma poi cambia idea ed escogita un piano per trovare una coppia di genitori per il bambino...
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