Lunchbox

Lunchbox


Ritesh Batra

Drammatico | India
(2013)

All’estero si chiamano “feel-good movies”, quelle pellicole che hanno la capacità di scaldare il cuore e tirare su l’umore degli spettatori, trovando in questi aspetti la chiave di un forse insperato successo. I cinefili più oltranzisti li guardano con sospetto, riservando loro il trattamento che in genere viene riservato ai “crowdpleasers” (i film “fatti per piacere”), ritenendoli troppo facili e spesso ricattatori. Ma talvolta i risultati sono più che positivi, come nel caso di “The Lunchbox”, esordio nel lungometraggio del regista di corti indiano Ritesh Batra, film che è stato accolto positivamente in piazze importanti come Cannes e Toronto, assicurando al cinema “Made in India” (in particolare quello realizzato al di fuori dagli studi bollywoodiani) probabilmente il miglior risultato internazionale dai tempi di “Monsoon Wedding” di Mira Nair.

Realizzato col sostegno di festival importanti come Sundance, Berlino, Rotterdam e Torino, “The Lunchbox” ha fra i suoi produttori anche padrini eccelllenti, visto che figurano tra gli altri Danis Tanovic e Anurag Kashyap, forse il più notevole fra i registi indiani in attività. Concepito inizialmente come un documentario, il progetto di Batra mirava a raccontare la vita dei dabbawallas, il caratteristico sistema di consegne pasti della città di Mumbai. Gli addetti a questo servizio ritirano dai loro clienti pietanze appena preparate e sistemate in pratici recipienti di metallo (le lunchbox del titolo) e, servendosi dei mezzi di trasporto più svariati, le vanno a consegnare all’ora di pranzo sul posto di lavoro dei vari familiari. Alla fine del pasto il walla ritira il recipiente e lo riporta a casa del cliente, il giorno dopo si ricomincia. Una tradizione che, alla faccia della globalizzazione, nella capitale del Maharashtra (e in altre città indiane) sta sopravvivendo ai fast food e a tutti i riti di una società che va sempre più di corsa.

Forte del fatto che i dabbawallas sono famosi per la loro precisione, Batra si prende una licenza poetica e immagina che cosa potrebbe succedere se una lunchbox arrivasse alla persona sbagliata. Infatti per un inaudito scambio al signor Saajan Fernandes, scontroso impiegato dell’ufficio reclami di un’azienda, prossimo alla pensione dopo 35 anni di grigio ma onorato servizio, invece che il pranzo ordinato ad un ristorante di città cominciano ad arrivare i succulenti manicaretti che la casalinga Ila cucina per il marito. La donna si rende conto ben presto dell’errore e invece di chiarire l’equivoco col fattorino, manda insieme al pranzo un biglietto per il misterioso destinatario. Fernandes risponde in maniera abbastanza fredda ma quello è comunque l’inizio di un epistolario destinato in qualche modo a cambiare la vita dei protagonisti, due persone con dei vuoti da riempire. Fernandes infatti è vedovo e conduce un’esistenza, se si eccettua le ore in ufficio, piuttosto ritirata, mentre Ila si sente trascurata dal marito e neanche i pasti che lei cucina con tutta l’attenzione e la cura possibili, quasi in una versione indiana e neorealista del “Pranzo di Babette” o di “Come l’acqua per il cioccolato”, riescono a farle ritrovare la strada per il cuore del proprio (si scoprirà infedele) consorte. Ma i treni sbagliati possono arrivare nelle stazioni giuste e forse sarà il cuore di Fernandes ad essere raggiunto da Ila.

Visto che i due protagonisti interagiscono per posta senza incontrarsi, un certo peso assumono le dinamiche che si instaurano con le figure secondarie. Fernandes conosce Aslam Shaikh (Nawazuddin Siddiqui, uno degli interpreti più dotati di tutto il subcontinente, molto efficace come spalla in un ruolo solare anche se a tratti macchiettistico), l’uomo destinato a sostituirlo in ufficio, sorta di self-made man che a differenza dell’ombroso Saajan non smette di guardare alla vita con ottimismo. Dopo un’iniziale diffidenza i due cominciano a legare e Aslam diventa per Fernandes l’unico amico. Ila invece ha come confidente la vicina del piano di sopra (interpretata da Bharati Achrekar, della quale, come per la Scarlett Johansson di “Her“, si sente solo la voce) che le da consigli sulla cucina e non solo.

Questi due personaggi che non si conoscono, divisi dall’età, dalla religione e dalle convenzioni sociali ma che hanno in comune, oltre alla passione per le canzoni dei film bollywoodiani e le vecchie serie tv, una grande sensibilità, riusciranno ad andare oltre gli scambi epistolari? Naturalmente è Ila a volere fare un passo avanti mentre Fernandes è titubante. Il film evita le soluzioni più scontate e consolatorie ma è chiaro nel farci capire che questo legame è molto importante per entrambi. Irrfan Khan, il Pi adulto del film di Ang Lee, dimostra ancora una volta di essere un attore di prima categoria, dando a Fernandes quel giusto mix di malinconia e leggerezza, senza dimenticare quel pizzico di cattiveria nel quale soprattutto il pubblico indiano avrà ritrovato gli echi di uno tra i personaggi di culto dell’attore, il gangster che in “Haasil” finiva per rovinare la vita del giovanotto che in teoria avrebbe dovuto aiutare. Se Khan è un volto ormai noto, più inedita è la sua coprotagonista, Nimrat Kaur, ma è a vantaggio dell’attrice conoscerla in questa occasione, visto che la sua Ila ti conquista tanto da chiederti quale marito possa trascurare una ragazza così.

Una storia che sembra uscita dalla penna di Henry O. e che il regista Batra orchestra con grande attenzione attorno ai volti dei suoi interpreti e agli spazi in cui si muovono, sia interni che esterni; a dimostrazione che anche se la vicenda ha il sapore delle fiabe, l’India in cui è calata risulta realistica. L’ottimo risultato di questo film non fa che dare ragione a quelli che in patria (e non solo) si sono lamentati della clamorosa mancata designazione all’Oscar nella categoria Miglior Film Straniero (gli è stato preferito il thriller on the road in lingua gujarati “The Good Road”).

02/12/2013

Cast e credits

Titolo Originale
The Lunchbox
Distribuzione
Academy Two
Durata
104'
Produzione
UTV Motion Pictures
Sceneggiatura
Ritesh Batra
Fotografia
Michael Simmonds
Scenografie
Shruti Gupte
Montaggio
John F. Lyons
Musiche
Max Richter
Costumi
Niharika Khan

Trama

A Mumbai, grazie allo sbaglio di un dabbawalla un impiegato prossimo alla pensione e una casalinga infelice cominciano a scriversi dei messaggi. Questo scambio epistolare è destinato a cambiare le loro vite
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