La prima neve

La prima neve


Andrea Segre

Drammatico | Italia
(2013)
Dopo “Io sono Li” del 2011, che ebbe un buon successo sia di critica che di pubblico, Segre torna a occuparsi di immigrazione e integrazione, ma senza toni polemici o provocatori. La prima scena in tal senso è una dichiarazione d’intenti: l’inquadratura dal basso, che va dalla bimba carponi al padre seduto indifferente al tavolo, preannuncia un approccio semmai fragile, ma non giudicante, all’integrazione. Un’integrazione che riguarda non solamente gli immigrati ma anche gli italiani, l’essere umano in generale, che fatica ogni giorno a tenere il passo della vita e integrarsi nella realtà.

Come riporta la didascalia d’apertura, dallo scoppio della guerra nel 2011, molti africani sono fuggiti dalla Libia – precedentemente raggiunta in cerca di nuove opportunità – per arrivare in Italia.

Il protagonista Dani (Jean Christophe Folly) è uno di questi. Ospite di una casa famiglia a Pergine, nella Val dei Mocheni in Trentino, Dani attende che la burocrazia faccia il suo corso e lo Stato lo ritenga idoneo o meno al permesso di soggiorno.

Lo straniamento dei rifugiati è accentuato in questo caso dall’ambiente in cui Dani è costretto, seppure bene accolto, a vivere. Il contrasto fra la sua pelle e i colori dell’autunno alpino sembra quasi uno scherzo della sorte.  Come ogni altro immigrato, Dani porta con sé una vita “nascosta”, una storia di sofferenze che lo ha condotto fin lì, ma di cui preferisce non parlare. Dani sogna di raggiungere Parigi, ma ignora completamente la figlia di un anno, sembra quasi ritenerla responsabile della propria condizione.

Il momento di svolta è l’incontro con Michele (Matteo Marchel), un ragazzino di dieci anni alle prese con la recente scomparsa del padre, che tenta invano di elaborare e superare il dolore. La madre Elisa (Anita Caprioli) su cui Michele riversa tutto il suo odio, è la prima a sentirsi in colpa, non potendo quindi aiutare il figlio. Figura di sostegno per il piccolo Michele è il nonno paterno Pietro (Peter Mitterrutzner), un vecchio falegname e apicoltore che offrirà a Dani un lavoro e gli permetterà di riflettere più serenamente.

La prima neve sta per arrivare e non c’è ancora molto tempo per far legna e sistemare le arnie. Le foglie, gli alberi, tutta la natura intorno si prepara all’inverno, al freddo che seguirà insieme alla neve, a ricoprire tutto. Anche ai due protagonisti è concessa l’occasione di trasformarsi, trovando il coraggio di raccontarsi e ascoltare.   

Segre combina di nuovo la sua profonda vocazione documentaristica con la finzione. Mostra padronanza nei mezzi d’espressione cinematografici, ma l’effetto stavolta, rispetto al suo primo film, è meno riuscito, sbilanciato. I personaggi sono poco incisivi e lo script non è all’altezza della bellissima fotografia di Bigazzi e dei meravigliosi scorci ambientali. Il regista insiste con improvvise panoramiche, riprese pure, dettagliate della natura alpina e prealpina, ma non sembra prestar la stessa attenzione al lato “umano”. In questo senso è un film economicamente “sprecone”, che non ha saputo sfruttare al meglio gli elementi a disposizione. Molti binari morti o spunti poco utili, che non vengono sviluppati e finiscono per appesantire il film. Fra i personaggi si riscontra un’incuria simile. Come nel suo film precedente Segre sceglie pochi personaggi, ciononostante alcuni di questi sono incompiuti o non sviluppati.  Lo zio Fabio (Giuseppe Battiston) ad esempio, come i compagni di Michele, sono marginali non tanto nel minutaggio, quanto nella mancanza di spessore, non rispondono alle aspettative, non si inseriscono fino in fondo nella storia. Lo stesso Dani – meglio invece per Michele – non è abbastanza caratterizzato e si fa fatica ad affezionarsi alla sua storia. 

Decisamente il personaggio più riuscito è il paesaggio. Le Alpi che circondano la valle, i boschi di betulle, gli abeti, le faggete. In un contrasto col cielo pulito da fa girar la testa. Come il profumo del legno e della resina, che non si può sentire, ma immaginare.

“Le cose che hanno lo stesso odore devono stare insieme” e i momenti migliori del film sono proprio quelli in cui i personaggi si sentono  parti e partecipi di un’armonia che comprende gli alberi, le cose, gli esseri umani.  

19/10/2013

Cast e credits

Distribuzione
Parthenos
Durata
105'
Produzione
Jolefilm, Rai Cinema
Sceneggiatura
Andrea Segre, Marco Pettenello
Fotografia
Luca Bigazzi
Scenografie
Leonardo Scarpa
Montaggio
Sara Zavarise
Musiche
Piccola Bottega Baltazar
Costumi
Silvia Nebiolo

Trama

Dani è fuggito dalla Libia ed è ospite, insieme alla figlia di un anno, in una casa famiglia del Trentino, in attesa del permesso di soggiorno. Il suo incontro con Michele, un ragazzino di dieci anni che ha da poco perso il padre, sarà l’occasione per entrambi di cambiare la propria vita.
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