CAST & CREDITS

cast:
Sandrine Kiberlain, Kacey Mottet Klein, Corentin Fila, Alexis Loret

regia:
André Téchiné

distribuzione:
Cinema

durata:
116'

produzione:
Fidélité Films, France 2 Cinéma, La Banque Postale Image 8

sceneggiatura:
André Téchiné, Céline Sciamma

montaggio:
Albertine Lastera

Quando hai 17 anni | Recensione | Ondacinema

Quando hai 17 anni

di André Téchiné

drammatico, Francia (2016)

di Stefano Guerini Rocco

Voto: 8.0

 

Se nel formare la coppia un uomo incontra una donna, essi generano e la specie sarà perpetuata.

D'altronde, se un uomo incontra un uomo, essi possono raggiungere comunque la sazietà nel loro rapporto.

(Platone, Simposio) 

 

 

Nel liceo di un piccolo villaggio sprofondato tra le montagne francesi si scontrano e si confrontano, ogni giorno, Tom e Damien. I due non potrebbero essere più diversi: Tom, tutto istinti animaleschi e sguardo ottenebrante, vive una quotidianità di sacrifici e responsabilità con la famiglia adottiva in una piccola fattoria lontano da tutto; Damien, fisico gracile e modi gentili, condivide l'appartamento cittadino con l'amata madre, che gli è anche compagna e confidente, mentre aspettano insieme il ritorno del padre dal fronte. Entrambi introversi ed emarginati, ognuno a proprio modo, i due ragazzi sembrano legati da un vincolo invincibile e brutale, una forza magnetica irresistibile che li porta spesso a liti, scatti d'ira e corpo a corpo di convulsa violenza. Quando Marianne, madre medico di Damien, scopre che i genitori di Tom stanno affrontando una difficile gravidanza a rischio, si offre di prendersi cura del ragazzo e lo ospita a casa propria. La convivenza forzata tra Tom e Damien è destinata a deflagrare inesorabilmente, spingendo i due ragazzi a dare finalmente libero sfogo alle paure, ai desideri e alle fantasie che li pervadono. Allo stesso tempo anche Marianne, donna premurosa e assertiva, si rivela fragile e bisognosa di accudimento. Tra i personaggi si instaura così una sorta di ménage à trois di mutuo soccorso, in cui attrazione e livore, gentilezza e disprezzo, affetto e rancore si mescolano, si fondono, si avvicendano senza soluzione di continuità.

Presentato in concorso alla Berlinale 2016, "Quando hai 17 anni" segna il ritorno del miglior André Téchiné dai tempi de "L'età acerba" e "Niente baci sulla bocca". Il merito di questa ritrovata freschezza è da ricercare senz'altro nella collaborazione in fase di sceneggiatura con la lanciatissima Céline Sciamma, autrice di sensibilità acuta e sguardo profondo, che grazie a titoli come "Tomboy" e "Diamante nero" ha fatto dell'adolescenza il fil rouge della propria filmografia.

"Quando hai 17 anni", non a caso, vive di tutte le incertezze e le contraddizioni tipiche dei diciassette anni: i silenzi rancorosi, gli slanci passionali, le inquietudini, i timori, le aspettative di Tom e Damien dettano i ritmi di un racconto di formazione sorprendentemente autentico, che cresce, si arresta, si trasforma, rinasce e prende il volo con l'evolversi dei loro sentimenti più intimi. Téchiné e Sciamma costruiscono infatti una narrazione efficacemente discontinua, che alterna tempi dilatati e slanci impetuosi, valorizzando al meglio il ritratto delicato e vibrante tanto dei protagonisti quanto dei luoghi che abitano. "Quando hai 17 anni" diventa così un bildungsroman di rara sincerità e potenza emotiva e, allo stesso tempo, uno dei più toccanti e gentili racconti sull'amore omosessuale, tutto giocato sul filo sottile di una tensione sottesa e perturbante. Il regista riesce a cogliere con rigorosa puntualità ed empatica partecipazione ogni pulsione, ogni fremito, ogni emozione sottaciuta ma pronta a esplodere: la macchina da presa scruta febbrile i corpi acerbi e tesi dei giovani protagonisti, straordinariamente espressivi, pronta a registrare ogni segno di un sentimento che spaventa e commuove allo stesso tempo. A vegliare su di loro e sulla complessa, travagliata Marianne, molto più di un deus ex machina, c'è la natura aspra e indomita della Francia sud-occidentale, con le sue vette irte, i laghi ghiacciati e le sterminate distese di neve. Téchiné, autore puro, sa concedersi lunghi momenti descrittivi di una bellezza mai estetizzante per fotografare il lento, complicato, inevitabile disgelo di un paesaggio che, mai così efficacemente, diventa felice metafora della scoperta di un sentimento autentico.