La scomparsa di Eleanor Rigby

La scomparsa di Eleanor Rigby


Ned Benson

Drammatico, Sentimentale | Usa
(2013)

Il progetto dell’esordiente newyorkese Ned Benson è un film composto di due film, “Lei” e “Lui”, che racconta da due punti di vista diversi le vicende di una coppia che si è separata: è possibile scegliere di vedere per primo il film che si preferisce (è possibile pure vederne uno solo, anche se si perderà il senso e il fascino dell’operazione). La linea cronologica è sovrapposta, ma le vicende narrate sono autonome, e s’intrecciano solo in poche sequenze che vedono i protagonisti contemporaneamente in scena.

Esiste poi un film ulteriore, “Loro”: una selezione di sequenze di “Lei” e “Lui” in montaggio alternato, per una durata ridotta di oltre un terzo, a circa due ore. L’idea di montare e distribuire “Loro” è successiva e non rientra nel progetto originario.

Uscito in Italia direttamente in home video, al nome “La scomparsa di Eleanor Rigby” rispondono quindi due film distinti: il primo è composto da “Lui” e “Lei” congiuntamente, mentre l’altro film è “Loro”. “Lui” e “Lei” compongono a tutti gli effetti un’opera singola, analizzabile e valida come unitaria. “Loro”, in sé, dice molto meno di “Lui” + “Lei”: una volta apprezzato il particolare fascino di “Lui” + “Lei”, la visione di “Loro” non aggiunge granché: appare convenzionale e privo di rielaborazione. Ha fini commerciali, e poco o nulla aggiunge in termini di senso. Il voto assegnato, perciò, s’intende riferito a “Lui” e “Lei” insieme. Il giudizio su “Loro”, al contrario, si orienterebbe probabilmente sulla sufficienza.

Relatività

“Lui” è incentrato su Conor, il protagonista interpretato da James McAvoy, che subisce la scomparsa della compagna Eleanor (personaggio concepito per Jessica Chastain prima che assurgesse allo status di star: il progetto è risalente a diversi anni prima della sua realizzazione; all’epoca fra l’altro la Chastain era compagna del regista). Conor, in “Lui”, fa di tutto per rintracciare Eleanor e recuperare il rapporto. In “Lei”, dove la prospettiva è incentrata su Eleanor (che si chiama “Rigby” perché i genitori erano appassionati dei Beatles), sin da subito tutto appare sotto altra luce. Conta molto il non detto e il fuori campo per costruire un film radicalmente altro: incentrato su un personaggio che appare quasi inedito, e che si svela in tutta la sua complessità e profondità in maniera ben diversa agli occhi dello spettatore che avesse già visto “Lui”. Sentiamo di comprendere il senso intimo delle sue scelte, del suo smarrimento, che sfuggiva durante la visione di “Lui”.

“Lei” è introspettivo laddove “Lui” è film di superficie. “Lui”, dove succedono più cose, è film più convenzionale; “Lei” è più ricco di sfumature e risonanze (preso da solo, è più affascinante). Il ritratto di Conor è quello di un uomo pratico, orientato a uno scopo: recuperare il rapporto con Eleanor, nonostante la tragedia avvenuta. Potrebbe sembrare che “Lei”, figura più sfaccettata e complessa, sia il ritratto di un personaggio più profondo. Non è così. La sensibilità “femminile” di Eleanor – alla cui essenza ci avviciniamo soltanto grazie alla visione di “Lei” – non è segnale di una maggiore maturità rispetto a Conor. Dei due, anzi, è proprio Conor il personaggio positivo, orientato al futuro e alla vita. La sua concretezza “maschile”, la sua apparente minor sensibilità, non significano che non viva un dramma interiore equivalente a quello di Eleanor, e nemmeno che non abbia percepito il dramma personale di Eleanor. E’ solo la reazione ad esser diversa.

Ciò che il film sa raccontare con esattezza – in ciò risiede la sua straordinarietà – è che il senso di empasse esistenziale che vive Eleanor l’ha condotta a una solitudine (carica di risentimenti verso Conor) tanto inevitabile quanto basata sugli equivoci derivanti dal gap di comunicazione emotiva scaturito dalla tragedia. Eleanor aveva bisogno di più tempo, molto più tempo. Il suo percorso è dentro un tunnel che è molto più lungo di quello da cui Conor sembra già uscito (abbandonandovi la compagna, per quanto suo malgrado). Del resto, la scomparsa di Eleanor ha condotto Conor in un altro tunnel. Allo spettatore, giunto alla fine del dittico, appare molto più chiaro che ai personaggi che la vita potrà ricominciare, per entrambi, solo se le loro strade torneranno a incrociarsi. E’ un veracissimo senso di relatività, quello che il dittico trasmette.

Per ritrovare per davvero la compagna, come sottolinea uno dei due finali, Conor dovrà voltarsi indietro anziché procedere in avanti. Solo se si volterà indietro, i percorsi potranno forse tornare ad appaiarsi.

Libero arbitrio

Quanto detto già basterebbe a restituire il valore dell’operazione di Benson: vi sono però ragioni metatestuali ancora più interessanti, che dialogano in modo fecondo con i temi affrontati.

Le esperienze vissute dai due personaggi sono tutt’altro che meramente complementari e predeterminabili. Al contrario, sono aperte all’interazione e all’influenza reciproca. Ce lo dicono le quattro sequenze più significative e più belle: quelle in cui Conor ed Eleanor si incontrano, che nei due film sono raccontate in modi diversi. Si differenziano non solo per scelte di messinscena: a differire sono fatti, parole e temperatura emotiva. La differenziazione è graduale: dalla prima all’ultima di queste sequenze, lo scarto fra i due film si fa progressivamente maggiore. Se nella prima è appena questione di dettagli e inquadrature, nella seconda (occhio ai vestiti) s’invertono i termini di una rivelazione importante (in “Lui” è Conor a dire qualcosa, in “Lei” è Eleanor a percepirla e chiederne conferma). Nella terza sequenza, la posizione fisica dei due personaggi è tutt’altra, e il tono emotivo della loro conversazione è totalmente diverso. Sulla quarta – il finale – non diciamo nulla.

Nel complesso, l’esperimento di Ned Benson può essere rapportato alle riflessioni portate avanti da Linklater sul ruolo del tempo nel plasmare esistenze e rapporti, sia nella trilogia con Ethan Hawke e Julie Delpy sia in “Boyhood“. Vi sono analogie quanto a libertà e creatività nell’utilizzo del mezzo cinematografico, ma si intravede soprattutto un analogo interesse per il Tempo come soggetto cinematografico. Linklater affronta il Tempo diacronicamente, fissando nei film, senza trattenerli, gli istanti della vita nel momento in cui essi fuggono via; Benson agisce invece sincronicamente. Ma, grazie alla pregnanza significante delle quattro sequenze descritte poc’anzi, ciò in cui l’operazione di Benson assume senso profondo è nel suo lasciar spazio al libero arbitrio: cioè nel suggerire, nei punti in cui i percorsi individuali si toccano, che è sempre aperta la possibilità alle cose di prendere una strada oppure un’altra; di avvenire, non avvenire, o avvenire in modo diverso.

Anche di fronte all’ineluttabilità del fato, è rimessa comunque ai singoli la possibilità di scegliere il proprio avvenire: il punto è se/come ricostituire la sintonia perduta con l’altro membro della coppia. Ecco che il libero arbitrio collide con la relatività soggettiva, complicando le responsabilità.

02/04/2015

Cast e credits

Titolo Originale
The Disappearance of Eleanor Rigby
Distribuzione
Koch Media
Durata
122'
Produzione
Dreambridge Films, Unison Films
Sceneggiatura
Ned Benson
Fotografia
Christopher Blauvelt
Scenografie
Kelly McGehee
Montaggio
Kristina Boden
Musiche
Son Lux
Costumi
Stacey Battat

Trama

Eleanor e Conor, dopo alcuni anni felici, si separano. E' Eleanor che lascia Conor. Da quel momento, Conor cercherà di ritrovarla e recuperare il rapporto.
All'origine della "scomparsa" di Eleanor c'è un grande dramma, ma nel film non viene chiarito subito cosa è successo: a seconda che vediate la versione "Lui", "Lei" o "Loro" del film, lo scoprirete in momenti diversi, così come vivrete la vicenda da prospettive totalmente differenti.
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