L’uomo che verrà

L’uomo che verrà


Giorgio Diritti

Drammatico, Storico | Italia
(2009)

Non era rimasto più nulla a Marzabotto. Uno sguardo innocente si affaccia da una stanza all’altra, ma ogni angolo della propria casa era dominato dall’assenza, dal vuoto.

Sulle colline di Monte Sole nel 1943 la vita avanzava faticosamente, tra contadini già vinti, le cui umili attività erano talvolta comunque manipolate da soprusi fascisti. Vita di onesti uomini, sudore e fatica. E dignità.

Giorgio Diritti ci introduce nella quotidianità di questa famiglie contadine: la preparazione del pane, una cena, le preghiere, una visita alla stalla del bestiame. Tutto è rappresentato con un’adesione fedele alla realtà dell’epoca: i dialoghi sono scarni ed essenziali (la civiltà dell’epoca, non ancora bombardata dalla tecnologia , parlava meno) e quasi rigorosamente in uno stretto dialetto emiliano che permette di calarci in quel periodo storico. La visualizzazione di fotografie degli anni 40 scovate nella cineteca di Bologna, la visione di filmati d’epoca, testi sulla vita rurale di allora: non sono pochi gli studi di Diritti e dei suoi collaboratori decisivi nella scelta di attori non professionisti, residenti tra Bologna e l’Appennino, magri e con dentature non perfette, non inflazionati dalla moderna società dei consumi. Volti e corpi che potessero restituire una ricostruzione fedele e sincera. Se l’onestà di rappresentare quella vita giornaliera che ne trapela è degna di quella del miglior Ermanno Olmi, “L’uomo che verrà” va oltre la mera ricostruzione storica.

L’eccidio di Monte Sole (noto perlopiù come strage di Marzabotto, dal maggiore dei comuni colpiti) fu un insieme di stragi compiute dalle truppe naziste in Italia tra il 29 settembre e il 5 ottobre 1944, nel territorio di Marzabotto e nelle colline di Monte Sole in provincia di Bologna, nel quadro di un’ampia operazione contro la formazione partigiana chiamata Stella Rossa.

Questo episodio storico è uno dei più gravi crimini di guerra contro la popolazione civile perpetrati dalle forze armate tedesche in Europa occidentale durante la Seconda Guerra Mondiale, sebbene sia stato talvolta dimenticato dai libri di storia.

Ma se la cronaca di questa immane tragedia è raccontata con stile realista che fa piazza pulita di ogni possibile revisionismo (sia i partigiani che i nazisti sono esenti da qualsiasi mitizzazione o stereotipo), Giorgio Diritti non si accontenta di una cronistoria seppur impeccabile e inappuntabile. Va oltre il pacifismo, esplorando con mirabile moralità l’umanesimo dei poveri, delle vittime indifese che scontano sulla loro innocente pelle i residui bellici.

Non un attimo di efferata violenza: nei momenti più crudi è antispettacolare, non anticinematografico: si pone a debita distanza e in campo lungo ci obbliga con pudore a fare i conti con un tremendo passato. Ci apre gli occhi non ferendoli con facili scorciatoie.

Gli attori professionisti (Maya Sansa, Alba Rohrwacher, Claudio Casadio) recitano ammirevolmente accanto ad attori non professionisti tra i quali spicca la piccola e memorabile Greta Zuccheri Montanari, dallo sguardo intenso, prima innocente, poi rassegnato alla guerra eppur con spiragli di futura luce. Le vicende narrate dal film sono filtrate attraverso la sua Martina che, chiusasi da qualche anno in un mutismo dopo la perdita di un fratello neonato, dona alla vicenda uno sguardo lievemente fiabesco. Con l’inizio dell’excursus del massacro il tempi della narrazione si dilatano e la piccola Martina vive una personale via crucis in compagnia di un nuovo fratellino, nato in quei giorni di martirio. Gli uomini e le donne che verranno non potranno mai liberarsi di quelle ferite, ma la pietas finale è comunque il viatico per ricominciare a vivere.

Una visione obbligatoria.

23/01/2010

Cast e credits

Distribuzione
Mikado
Durata
117'
Produzione
AranciaFilm, Rai Cinema
Sceneggiatura
Giorgio Diritti, Giovanni Galavotti, Tania Pedroni
Fotografia
Roberto Cimatti
Scenografie
Giancarlo Basili
Montaggio
Giorgio Diritti, Paolo Marzoni
Musiche
Marco Biscarini, Daniele Furlati
Costumi
Lia Francesca Morandini

Trama

Inverno, 1943. Martina ha 8 anni, vive alle pendici di Monte Sole, non lontano da Bologna, è l'unica figlia di una famiglia di contadini che, come tante, fatica a sopravvivere. Anni prima ha perso un fratellino di pochi giorni e da allora ha smesso di parlare. Nel dicembre la mamma rimane nuovamente incinta. I mesi passano, il bambino cresce nella pancia della madre e Martina vive nell'attesa del bimbo che nascerà mentre la guerra man mano si avvicina e la vita diventa sempre più difficile.
Nella notte tra il 28 e il 29 settembre 1944 il piccolo viene finalmente alla luce. Quasi contemporaneamente le SS scatenano nella zona un rastrellamento senza precedenti, che passerà alla storia come la strage di Marzabotto
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